La partita per la nomina dei direttori di Entrate, Dogane e Demanio ancora non si sblocca. Ma i ritardi della politica nel trovare una soluzione di compromesso sui nomi da scegliere per i vertici decaduti a causa dello spoil system di inizio dicembre stanno pesando nella ricerca di soluzioni ormai indifferibili anche per risolvere altri problemi sorti o in arrivo nell’organizzazione della macchina dell’amministrazione finanziaria. Con ricadute sia sulla gestione dei servizi a contribuenti e imprese sia negli obiettivi di contrasto all’evasione e alle frodi ulteriormente ampliati dalla manovra 2020.

E’ quanto si legge su ilsole24ore.it. Il Governo ancora non trova una quadra sulla nomina dei direttori. Continuano i veti incrociati della politica soprattutto sul futuro numero uno delle Entrate. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri rinviano il dossier spinoso sulle nomine a un altro Consiglio dei ministri. Serve tempo all’Esecutivo e ai partiti di maggioranza per trovare una quadra e il primo Cdm del 2020 in programma il 9 gennaio non ha provveduto allo sblocco.

A preoccupare sono soprattutto le nuvole che si stanno addensando sulle Dogane, in particolare per la gestione e la messa a punto di procedure condivise tra strutture tecniche e politiche per fronteggiare la Brexit. C’è da sostenere le imprese che si troveranno di fronte a tutta una serie di vincoli e adempimenti sull’export che con l’appartenenza del Regno Unito alla Ue non esistevano. Ragioni che imporrebbero al Governo un’accelerazione per la nomina di un direttore saldamente in sella. Tanto più che la manovra 2020 chiede nel complesso alla componente Dogane di contribuire per oltre un miliardo di gettito dal contrasto alle frodi e a quella Monopoli per 1,2 miliardi in più tra aumenti dei controlli sul gioco illegale e gestione dei nuovi aumenti d’imposta per slot e vincite.