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(Jamma) – “Con 1.400 euro di spesa procapite annua, l’Italia è il primo mercato del gioco d’azzardo in Europa e il terzo mercato nel mondo. Un giro d’affari di 96 miliardi, cui si aggiungono quelli ricavati illegalmente delle mafie. Più del 5 percento del Pil, praticamente la terza impresa del Paese, fiorente e in crescita, che non risente della crisi ma che, anzi, su di essa prospera.

In 10 anni abbiamo passivamente assistito all’occupa­zione totale del territorio italiano da parte delle macchine mangiasoldi. Degli 8.057 comuni italiani, ne sono rimasti poche centinaia senza slot e stiamo parlando di comuni con una media inferiore ai 500 abitanti. Si stimano più di 800 mila giocatori patologici tra cui il il 5% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni. L’esperienza del tavolo ludopatie di Anci Toscana nasce dalla necessità di tutelare le fasce più deboli della cittadinanza da un disagio che diventa sempre più percettibile e trasversale e di fare la nostra parte, come Enti Locali, inserendoci nella grande rete territoriale che coinvolge l’Azienda Sanitaria, Le Forze dell’Ordine, le Categorie Economiche ed un mondo dell’associazionismo attento e sensibile”.

Così in un’intervista ad Agenparl Simona Neri, sindaco di Pergine Valdarno (AR).

“In Toscana è vigente la L.R. 57/2013 che sul tema lascia spazio agli Enti Locali per l’individuazione di ulteriori luoghi sensibili (oltre alle scuole, luoghi di culto, centri sportivi..). Anci ha quindi distribuito una bozza di Regolamento Comunale sul Gioco Lecito che aggiunge ai citati spazi anche i parchi pubblici, stazioni ferroviarie o terminal di autobus, sportelli bancari, “compro-oro” invitando ad aggiungerne altri, opportunamente motivati, ma che rappresentino specifici spazi aggregativi locali. Allo stesso modo Anci ha proposto la modifica della suddetta L.R. 57/2013 introducendo l’obbligo di formazione obbligatoria per gli esercenti, già prevista da alcuni ordinamenti regionali italiani, si ritiene infatti che il personale operante nel settore debba trovasi preparato nel riconoscere l’insorgere la patologia,gli strumenti socio sanitari da attivare, e nel trattare situazioni di particolare pericolosità dovute anche ad altre forme di tossico-dipendenza che il giocatore può manifestare. La Legge di Stabilità ha demandato alla Conferenza Stato-Regioni-Enti Locali il riordino del settore del gioco e sono previste delle drastiche riduzioni di slot machines dagli esercizi generalisti secondari, bar e tabacchi, un primo e positivo passo, dal momento in cui l’Italia è tristemente in testa (dopo gli australiani) sul dato del mercato mondiale che è il più alienante, ipnotizzante e pericoloso fra i giochi d’azzardo, proprio le slot machines.

Addirittura più della metà della spesa italiana per l’azzardo deriva da queste, un mercato che si presta ad essere gestito indirettamente dalla criminalità organizzata. Anci Toscana chiede alla Conferenza Unificata di stringere sull’accordo ma salvaguardando l’autonomia locale dei Comuni, sia sulle distanze e sul numero di luoghi sensibili, sia sulla possibilità di regolamentare gli orari di apertura dei punti gioco. Ci sono ancora molti temi da trattare, il problema è fondamentalmente culturale e serve soprattutto una task force tra tutti i soggetti in campo per sensibilizzare fin dalla giovane età al gioco sano e sociale, attuare sui vari livelli politiche di contrasto al disagio giovanile per infondere più fiducia sulle proprie capacità ed affermare con forza che sono le proprie competenze, e non la fortuna, che determinano il futuro destino economico. L’appello che ho sentito di rivolgere al Vice Presidente Sassoli, quando sono stata invitata ad intervenire al Parlamento Europeo sul tema, è stato quello di stimolare un dibattito che consenta di raccogliere le esperienze delle Regioni Europee su questo tema, con l’obbiettivo di condividere una seria politica di contrasto alla dipendenza da gioco e soprattutto di gestione del capitolo relativo al gioco on-line che rappresenta senza dubbio la nuova frontiera del gioco d’azzardo. Ribadisco inoltre l’importanza che l’Europa sancisca un principio fondamentale e cioè che la legislazione comunitaria, nazionale o regionale non costituisca lesione della libera iniziativa imprenditoriale in materia di gioco allorchè essa ne limiti la piena fruizione nello spazio e nel tempo, per tutelare la salute della popolazione o in generale le fasce più deboli di essa. Sottolineo il termine LIMITARE e non VIETARE una iniziativa economica in funzione di un interesse pubblico più alto e più generale.

NEL DETTAGLIO: Proposta di Modifica della L.R. 57/2013 in tema di contrasto al G.A.P.: tra le misure principali si chiede di estendere le categorie dei punti gioco sottoposti al distanziometro di 500m da punti sensibili (attualmente gli esercizi “misti” come tabacchi, bar..e tutte le licenze che comprendano ad esempio anche la somministrazione di cibo non sono soggette al distanziometro ma lo sono soltanto i punti gioco dedicati in “via esclusiva”), introdurre la formazione obbligatoria per gli esercenti (regolamento da definire all’interno dell’Osservatorio Regionale), aggiornare la casistica con nuovi punti sensibili. Bozza di Regolamento Comunale sul Gioco Lecito da far approvare simultaneamente nei 276 Comuni della Regione Toscana. Pur contenendo ancora misure limitate (a causa di un necessario aggiornamento della L.R.57/2013) è pur sempre un grande segnale politico nei confronti del Governo, che pure in Conferenza Unificata è intenzionato a regolare la distribuzione dell’offerta e introdurre misure di controllo) consentirà agli Enti Locali di inserire ulteriori luoghi sensibili all’interno dei propri territori dai quali mantenere la distanza di 500mt per l’apertura di centri di scommesse e di spazi per il gioco con vincita in denaro, oltre ai locali di proprietà comunale, oratori, biblioteche, musei, giardini pubblici, ospedali, ambulatori medici, centri di primo soccorso, centri di recupero psichico e motorio, case di cura, strutture ricettive per categorie protette, fermate del pubblico trasporto, sportelli bancari o bancomat, agenzie di prestiti e pegni, “compro-oro”. Inoltre in essa viene ribadito il divieto, in qualunque forma e qualsiasi modalità, della pubblicità di prodotti di gioco pubblico nell’ambito del territorio comunale qualora in violazione delle norme previste dall’articolo 5 della L.R. 57/2013 e negli altri casi previsti dall’articolo 7 del Decreto Legge 158/2012, convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della Legge 189/2012. Si prevede la possibilità di escludere i soggetti destinatari del regolamento dagli eventuali benefici (patrocini, agevolazioni, contributi) concessi dai Comuni con propri regolamenti specifici in materia. In caso di richiesta di sovvenzioni economiche – per se stesso o per la propria famiglia – rivolte al Comune da un cittadino residente e le cui finanze siano state gravemente dissestate dal gioco patologico, l’Amministrazione si riserva di concedere i contributi o gli sgravi subordinatamente all’accettazione da parte del soggetto richiedente di un percorso terapeutico di sostegno e cura da effettuarsi presso il competente Ser.D., il quale certificherà l’effettiva presa in carico del soggetto ludopatico. Il trattamento dei relativi dati sensibili, ai fini della tutela della riservatezza, è effettuato dal servizio comunale competente all’erogazione della sovvenzione (ad eccezione del caso in cui il soggetto eserciti la propria potestà genitoriale o la legale tutela su uno o più figli o affidati di minore età, stante l’obbligo per l’Amministrazione Comunale di provvedere comunque al soddisfacimento dei bisogni primari dei soggetti minorenni)”.

“La Toscana – aggiunge Neri – è stata tra le prime Regioni che hanno cercato di fornire risposte alla crescente domanda di aiuto sia delle persone entrate ormai nel vortice del gioco d’azzardo patologico che dei loro familiari sostenendo, anche economicamente, progettualità tese a favorire la conoscenza del fenomeno e realizzare una rete territoriale di servizi qualificata e professionalmente in grado di farsi carico delle persone con tale problema e delle loro famiglie. Tutti i 40 Ser.D toscani hanno un’equipe dedicata al Gioco d’Azzardo: tutti i servizi effettuano attività di informazione, sensibilizzazione e prevenzione, in particolare rivolte alla popolazione studentesca, agli insegnanti e alla popolazione generale, oltre che ai gestori delle sale giochi. Con le recenti risorse stanziate (pari a Euro 3.158.995,00) derivanti dal Fondo istituito presso il Ministero della Salute la Regione Toscana prevede di proseguire con la realizzazione di azioni e progetti innovativi in tema di contrasto al gioco d’azzardo. Il piano di contrasto, approvato proprio pochi giorni fa dalla Giunta Regionale e condiviso con tutti i soggetti istituzionali e non, si propone di concorrere alla rimozione delle cause sociali e culturali che possono favorire le forme di dipendenza da gioco e di promuovere una risposta coordinata e continuativa alle persone che manifestano un problema di gioco d’azzardo patologico. La priorità è quella di agire prevalentemente sul versante della prevenzione, non trascurando indispensabili azioni di conoscenza e ricerca approfondita del fenomeno a livello provinciale e regionale, nonchè azioni tese alla formazione/informazione di tutti gli operatori coinvolti nella tematica sia dei servizi pubblici che delle Associazioni di volontariato, del terzo settore e dei gruppi di mutuo-auto-aiuto, nonché del monitoraggio e della valutazione delle stesse e interventi sperimentali di cura in ambito residenziale e semiresidenziale”.

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