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Se davvero Luigi Di Maio ha a cuore la salute dei cittadini e crede che il gioco sia più pericoloso del fumo e dell’alcool lo vieti. Fermare la pubblicità è solo una mossa populista e inutile”. Niklas Lindahl, Managing Director per l’Italia di LeoVegas, torna sul decreto Dignità che, a quanto risulta, ha appena ottenuto la bollinatura dalla Ragioneria di Stato, ma è convinto che tutto si sistemerà: “Per forza, l’atto del governo vìola le normative europee. Prima di entrare in vigore deve essere attivata la procedura di Stand Still come accade per ogni misura che può alterare la libera circolazione di beni e servizi all’interno della Ue. E in questo caso mi sembra evidente: senza fare pubblicità è impossibile entrare in un mercato regolamentato”.

La procedura, dunque, prevede che il decreto venga notificato alla Commissione Ue dove resta “parcheggiato” per 90 giorni: il tempo necessario agli altri stati per prenderne visione ed eventualmente contestarlo. “Se nessuno presenta obiezioni – prosegue Lindahl – il decreto entra in vigore. Di conseguenza Di Maio mente quando dice che sarà effettivo dopo la firma del presidente della Repubblica. Ci opporremo in ogni sede e per l’Italia sarà una figuraccia colossale”.

D’altra parte si tratta di una procedura quasi sempre attivata in materia di giochi: lo hanno fatto sia Malta che il Portogallo e la stessa Agenzia dei monopoli notifica a Bruxelles le modifiche tecniche.

Pei vertici di LeoVegas la misura che colpirà pochi operatori mette a rischio 6.600 imprese con 100mila occupati tra diretti e indiretti.

“La ludopatia è un problema – conclude Lindahl -, ma si vince insieme. Non vietando la pubblicità che peraltro aiuta a distinguere tra gioco legale e illegale. Io sono a favore di una regolamentazione più severa, ma deve essere sensata. E poi non capisco la risposta del governo secondo cui tutti i soldi incassati dallo Stato sarebbero spesi per curare le ludopatie. Le stime peggiori dicono che sono 900mila gli italiani ad avere problemi, ma in cura ci sono solo 7mila persone. Quindi che fine fanno tutti gli altri soldi?”

 

 

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