A giorni la classificazione PEGI per i videogiochi sarà imposta per legge. Dal momento dell’entrata in vigore del nuovo regolamento “tutti i videogiochi classificati PEGI (Pan European Game Information) che saranno immessi sul mercato italiano potranno considerarsi in linea con l’obbligo di legge”. Lo ha annunciato Thalita Malagò, direttore generale dell’Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani (AESVI), in un’intervista a dday.it

A oggi non è chiaro se il nuovo regolamento Agcom potrà influenzare la vendita dei videogiochi ai minorenni o, comunque, a coloro che hanno un’età inferiore a quella riportata sulla confezione del videogioco o se il PEGI, invece, resterà una classificazione di massima e non un esplicito divieto di vendita.

“La Legge Cinema del 2016 – ha spiegato Malagò – ha fissato il principio generale, ispirandosi al sistema PEGI; dopo circa tre anni, siamo pervenuti a un regolamento vero e proprio che disciplina la materia della classificazione, firmato dall’Autorità Garante delle Comunicazioni e scritto in collaborazione con gli operatori del settore, tra cui AESVI, all’interno di un apposito tavolo di co-regolamentazione”. Con la Legge Cinema del 2016 era stata riconosciuta la validità del sistema PEGI. Attraverso l’apposito regolamento AGCOM, specifica Malagò, “questo recepimento verrà sancito definitivamente per legge, in ossequio al principio generale di obbligo di classificazione dei videogiochi distribuiti sul mercato italiano”.

Malagò ha precisato che “il regolamento AGCOM (sulla base del testo che abbiamo potuto visionare durante il lavoro del comitato tecnico, ma che non sappiamo se sarà quello definitivo) impone un obbligo di classificazione, ma non va ad incidere sulla fase della vendita vera e propria, perché non rientra nelle competenze dell’Autorità”.

La classificazione del PEGI viene indicata dal quadrato con numeri bianchi su sfondo rosso (nel caso dei giochi vietati ai minorenni) sulle confezioni dei videogiochi. La classificazione avviene in anticipo del debutto nei negozi. Ai produttori viene chiesto di compilare un questionario al fine di esaminare l’eventuale presenza di contenuti considerati critici (dal linguaggio scurrile e la presenza di gioco d’azzardo fino alla violenza e al sesso). Il PEGI elabora poi questione e rilascia una prima classificazione provvisoria.

“Successivamente – sottolinea il direttore generale di AESVI – il prodotto finito viene valutato da due enti di classificazione indipendenti, il VSC in Regno Unito e il NICAM in Olanda, e ottiene una certificazione PEGI ufficiale. Questo processo è inoltre sottoposto regolarmente ad aggiornamenti, attraverso il lavoro del comitato di esperti PEGI, per assicurare che i criteri di classificazione siano sempre in linea con le sensibilità socio-culturali del momento e con gli standard tecnologici”.