Quando riaprirà la mia sala slot? Quando potrò tornare a lavorare nella sala scommesse? Sono le domande che quotidianamente arrivano a questa redazione e che pongono di fronte alla stessa considerazione: qual è il criterio in base al quale viene stabilito l’ordine di riapertura delle attività in una condizione di lockdown per il Coronavirus?

Ad oggi le valutazioni del governo sulla possibile riapertura delle attività si basano sui risultati di un documento tecnico messo a punto dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, INAIL.

Sergio Iavicoli, Fabio Boccuni, Giuliana Buresti, Diana Gagliardi,Benedetta Persechino, Bruna Maria Rondinone, Antonio Valenti, sono gli autori del documento tecnico. Si tratta di medici e ricercatori dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.

Lo studio tecnico ha lo scopo di fornire elementi tecnici di valutazione al decisore politico per la determinazione di livelli di priorità progressiva di interventi per il ritorno progressivo al lavoro, tenendo in considerazione le specificità dei processi produttivi e delle modalità di organizzazione del lavoro che nell’insieme possono contribuire alla caratterizzazione del rischio.

Il rischio da contagio da Coronavirus in occasione di lavoro è stato classificato dall’INAIL secondo tre variabili:

Esposizione: la probabilità di venire in contatto con fonti di contagio nello svolgimento delle specifiche attività lavorative;

Prossimità: le caratteristiche intrinseche di svolgimento del lavoro che non permettono un sufficiente distanziamento sociale per parte del tempo di lavoro o per la quasi totalità;

Aggregazione: la tipologia di lavoro che prevede il contatto con altri soggetti oltre ai lavoratori dell’azienda (es. la ristorazione, commercio al dettaglio, istruzione, ecc.).

In un’analisi che consenta di stabilire le priorità nella modulazione delle misure contenitive si tiene tenuto conto anche dell’impatto che la riattivazione di uno o più settori comporta nell’aumento di occasioni di aggregazioni sociali per la popolazione. I tecnici dell’INAIL spiegano infatti che nell’ambito della tipologia di lavoro che prevede contatti con soggetti “terzi”, ve ne sono alcuni che determinano necessariamente la riattivazione di mobilità di popolazione e in alcuni casi grandi aggregazioni.

Il metodo usato per sintetizzare in maniera integrata gli ambiti di rischio parte da un modello sviluppato sulla base dei dati contenuti in un database libero che contiene centinaia di definizioni usato per capire come è strutturato il mondo del lavoro negli Stati Uniti, adattato al contesto lavorativo nazionale integrando i dati delle indagini INAIL e ISTAT e gli aspetti connessi all’impatto sull’aggregazione sociale.

Il risultato è una matrice di rischio elaborata sulla base del confronto di punteggi attribuibili per ciascun settore produttivo per le prime due variabili con le relative scale:

esposizione

o 0 = probabilità bassa (es. lavoratore agricolo);

o 1 = probabilità medio-bassa;

o 2 = probabilità media;

o 3 = probabilità medio-alta;

o 4 = probabilità alta (es. operatore sanitario).

prossimità

o 0 = lavoro effettuato da solo per la quasi totalità del tempo;

o 1 = lavoro con altri ma non in prossimità (es. ufficio privato);

o 2 = lavoro con altri in spazi condivisi ma con adeguato distanziamento (es. ufficio condiviso);

o 3 = lavoro che prevede compiti condivisi in prossimità con altri per parte non predominante del tempo (es. catena di montaggio);

o 4 = lavoro effettuato in stretta prossimità con altri per la maggior parte del tempo (es. studio dentistico).

Tenendo conto di questi due valori la classe di rischio attribuita alle sale giochi, scommesse e apparecchi tipo slot è medio alta, ovvero pari ai servizi per le persone, o amministrazione pubblica e difesa e più alto rispetto alle attività di ristorazione. E qui ci sarebbe da interrogarsi sull’esposizione e la prossimità in una sala scommesse e in un ristorante.

 

Il punteggio risultante dalla combinazione di questi due valori viene corretto con un fattore che tiene conto della terza scala:

aggregazione

o 1.00 = presenza di terzi limitata o nulla(es. settori manifatturiero, industria, uffici non aperti al pubblico);

o 1.15 (+15%) = presenza intrinseca di terzi ma controllabile organizzativamente (es. commercio al dettaglio, servizi alla persona, uffici aperti al pubblico, bar,ristoranti);

o 1.30 (+30%) = aggregazioni controllabili con procedure(es. sanità, scuole, carceri, forze armate, trasporti pubblici);

o 1.50 (+50%) = aggregazioni intrinseche controllabili con procedure in maniera molto limitata (es. spettacoli, concerti ecc.).

Le attività che forniscono servizi di offerta di gioco sono classificate a rischio alto. Ovvero pressoché impossibile controllare l’eventuale aggregazione di persone.

E qui forse c’è un fraintendimento che andrebbe corretto. Il rischio di aggregazione in una sala giochi è ritenuto più alto che in un museo, in una biblioteca, al pari di un concerto e superiore a quello di una attività scolastica in un’ aula universitaria.

E’ quest’ultima valutazione che sembra non lasciare scampo alle attività in questione.

Così si spiega la scelta di governo, nell’ultimo DPCM di confermare la chiusura di sale giochi, oltre che del divieto di svolgimento di qualsiasi attività al loro interno. Ma soprattutto di include queste attività tra gli eventi e gli spettacoli di ogni natura, cinema e teatri.