Il 1 ° ottobre scorso l’aumento dell’imposta sui consumi voluta dal governo del Giappone rischia di azzerare l’ultimo mercato dei videogiochi coin op 2019.

Dal 1 ottobre scorso è entrata in vigore in Giappone la norma che impone l’incremento al 10% della tassa sui consumi. La tassa non si applica ad esempio ai cibi e alle bevande serviti, ma sulle giocate nelle sale arcade.

Per decenni le sale giochi giapponesi hanno applicato  un costo della giocata fissato sul valore della manota da 50 yen ($ .44) o da 100 yen ($ .88).

Poiché l’utilizzo della moneta per giocare al videogioco è una abitudine estremamente radicata in Giappone, per i proprietari delle sale è impossibile chiedere ai giocatori di sborsare 110 yen (una moneta da 100 yen e una moneta da dieci yen) per una giocata. Questo vuol dire che l’aumento dell’imposta dovrà ricadere sui propritari della sala giochi, con conseguente riduzione dei profitti.

“Questo settore potrebbe svanire”, hanno dichiarto i propietari delle sale , “Non possiamo aumentare il prezzo di una partita da 100 yen a 110 yen. “

Il colpo di grazia ad un settore già in crisi.

L’industria arcade giapponese ha affrontato diverse sfide negli ultimi dieci anni. Nel 2006, c’erano 24.000 sale giochi, ridotte a 14.000 solo dieci anni dopo.

Come riportato dalla stampa nazionale il numero delle chiusure da settembre ha registrato una impennata, mentre è aumentato il numero delle ‘sale digitali’, ritenute per qualcuno la soluzione al problema del calo dei profetti. Resta comunque il fatto che i piccoli gestori potrebbero non avere i capitali da investire nell’acquisto di lettori di carte di credito o strumenti similari.

 

Commenta su Facebook