Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter) ha pronunciato sentenza sul ricorso proposto da C.N.A. Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa di Roma contro Roma Capitale, per l’annullamento della Deliberazione dell’Assemblea Capitolina, recante il “Regolamento per l’esercizio delle attività commerciali ed artigianali nel territorio della Città Storica”.

Roma Capitale ha approvato il nuovo “Regolamento per l’esercizio delle attività commerciali e artigianali nel territorio della Città Storica”, prevedendo che all’art. 10, comma 1, lett. e) “l’esercizio delle attività commerciali e artigianali di qualunque tipologia è assoggettato alle seguenti prescrizioni: … e) non devono essere installati apparecchi automatici per la vendita di prodotti, ad esclusione dei distributori di prodotti farmaceutici, parafarmaceutici e presidi sanitari”.

Secondo C.N.A. sarebbe stato introdotto un limite oggettivo all’esercizio dell’impresa in contrasto con la disciplina nazionale (art. 17, d. lgs. 114/1998) e con la disciplina regionale vigente in materia (art. 6 comma 1 L.R. 21/2006), dalle quali emerge che i Comuni possono determinare i criteri per lo sviluppo degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande con esclusivo riferimento ai locali per la vendita esclusiva mediante distributori automatici. La motivazione sottostante al divieto di installazione risulterebbe inoltre illogica e contraddittoria, non individuandosi alcun effetto negativo in relazione al perseguimento di una migliore offerta nel settore alimentare.

Roma Capitale, come parte resistente al ricorso, ha depositato una relazione del Dipartimento Sviluppo Economico.

“Quanto alle censure rivolte avverso il comma 1, lett. e), dell’art. 10 della DAC impugnata, che pone nei tessuti ivi elencati un divieto di installazione di apparecchi automatici per la vendita di prodotti, ad esclusione dei distributori di prodotti farmaceutici, parafarmaceutici e presidi sanitari, – si legge nella sentenza – la disposizione non costituisce un limite oggettivo all’esercizio dell’impresa in contrasto con la disciplina nazionale, in base alla premessa normativa che si è svolta prima, ovvero la riconosciuta possibilità per la regolamentazione locale di selezionare per tipologia gli esercizi compatibili con le esigenze di tutela dell’ambiente urbano; scelta che è frutto di una valutazione prettamente di merito amministrativo, insindacabile nella sede di giurisdizione generale di legittimità”.