Annullare le clausole previste da taluni contratti bancari che escludono le imprese di gioco legale dall’accesso a finanziamenti agevolati o indennizzi per le imprese danneggiate dal blocco delle attività dovute all’emergenza sanitaria da Covid-19

E’ quanto prevede un emendamento al Dl Liquidità, in fase di conversione in decreto e all’esame della Commissione Finanze, presentato dal parlamentare di Forza Italia Mauro D’Attis.

Nei contratti bancari e negli atti amministrativi che prevedono accesso al credito con garanzia pubblica o a finanziamenti agevolati o indennizzi a fondo perduto per le imprese danneggiate dal blocco delle attività dovute all’emergenza sanitaria da Covid-19 sono nulle le clausole e le norme che prevedono l’esclusione delle imprese che operano nella raccolta di gioco pubblico a mezzo degli apparecchi di cui all’Art. 110 commi 6 e 7 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, dalle agevolazioni sulla base della sola tipologia di attività. La presente disposizione si applica anche ai contratti stipulati in data antecedente l’entrata in vigore della presente legge di conversione“, si legge nella proposta emendativa.

L’emendamento è uno di quelli segnalati dai Gruppi e di cui, ieri, è stata dichiarata l’ammissibilità.

Già in passato D’Attis si era occupato della questione presentando una interrogazione parlamentare in cui evidenziava il fatto che “ai fini del versamento del prelievo erariale unico, le imprese di gestione del gioco di Stato che versano l’imposta hanno necessità di disporre di un conto corrente bancario per il pagamento dello stesso che deve essere ordinato unicamente mediante Rid (ciò in ossequio a quanto previsto dall’articolo 12, comma 2, lettera g) dello schema dell’atto di convenzione di tracciabilità dei flussi), pena il blocco immediato degli apparecchi, la successiva segnalazione all’Agenzia delle dogane e dei monopoli e la conseguente risoluzione contrattuale da parte del concessionario, generando come effetto la chiusura delle piccole e medie imprese di gestione; nelle ultime settimane, vari istituti bancari hanno comunicato a più imprese di gestione di apparecchi del gioco lecito l’interruzione del contratto in essere per la tenuta del conto corrente; alla base di questa decisione, come riscontrabile da alcune lettere di disdetta ricevute, sta la volontà di tali istituti di non intrattenere rapporti con « soggetti la cui attività prevalente risulti essere connessa al gioco legale dello Stato »; alcune banche di credito cooperativo hanno giustificato tale decisione con l’uniformazione agli indirizzi strategici loro forniti dalla capogruppo Iccrea Banca spa; quanto riportato espone le piccole e medie imprese di gestione del gioco di Stato a gravi problemi in ordine alla corretta gestione dei flussi di cassa e anche alla corresponsione del prelievo erariale unico –: posto che tale comportamento delle banche pare discriminare i clienti in relazione all’attività commerciale da loro svolta, quali iniziative di competenza, anche normative, intenda mettere in atto il Governo affinché questa discriminazione non sia più perpetrata”.