“Il nostro rapporto con il mondo sportivo è un rapporto endemico. Nel tempo le modifiche alla programmazione sportiva, per esempio, hanno dato vitalità sempre maggiore alle scommesse sportive, i live sono cresciuti grazie ad una diversa programmazione e il nostro settore è cresciuto di pari passo con l’evoluzione degli eventi sportivi. Il Decreto Dignità, la forma con cui è stata delineata questa misura, per la gestione e per la promozione del gioco si configura come decisamente proibizionista, invece che di governo, per altro in un settore che era già stato in qualche modo regolamentato con le linee guida messe a punto dallo IAP e prima con il decreto Balduzzi. Il divieto assoluto di promozione si è rivelato un fallimento. Non c’è una correlazione dimostrata tra i comportamenti di gioco distorsivi e la comunicazione pubblicitaria delle scommesse.

Probabilmente questa misura non è adeguata all’obiettivo. Azzerando la promozione del gioco legale abbiamo favorito il gioco illegale, è stata penalizzata la filiera di controllo e la gestione del nostro mercato. Si tratta di un aggravio di competitiva di tutto il sistema legale, un sistema che per altro è costantemente focalizzato alla repressione dell’illegale. Nel rapporto con il mondo sportivo l’applicazione di questo divieto ha portato ad una perdita di 100 milioni, a stagione, per le sqadre calcistiche. E’ una perdita di competitività anche del nostro sistema sport a livello internazionale. La Premier League riceve invece dagli operatori di gioco quasi 400 milioni di euro, in Spagna, 19 squadre su 20 hanno come sponsor operatori di gioco. E’ evidente il danno sullo sport. Questo impedisce anche di sostenere le squadre minori. Stimiamo che, complessivamente, il Decreto Dignità ha causato un danno di circa 250 milioni allo sport. La cosa che vorremmo dire è che noi operatori legali siamo invece a vigilare sull’integrità del prodotto e quindi sullo sport professionistico. Noi bookmakers infatti ci avvaliamo di sofisticati sistemi che ci permettono di vigilare sulla regolarità dei match. Credo che vietando la pubblicità non si risolve il gioco patologico, ma questo è possibile piuttosto informando meglio i giocatori, attraverso tutti i canali possibili, evitando l’aggressività dei messaggi pubblicitari, che possono aver portato il legislatore a questa misura”.

È quanto ha dichiarato Fabio Schiavolin, AD di Snaitech, nel corso del convegno “DIRITTO&SPORT: la riforma dell’ordinamento sportivo”, in onda sul canale Class CNBC.