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Easyworld ha presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione dell’Agenzia Dogane e Monopoli di interrompere il rapporto concessorio e il collegamento con il totalizzatore nazionale.
La società, difesa dal professore Midiri, ordinario di diritto pubblico all’Università di Modena e docente alla Spisa di Bologna, e dall’avvocato Lucia, del Foro di Palermo, ha rivendicato la piena correttezza del suo comportamento.

«Le censure mosse dall’Agenzia – secondo Easyworld – sono infondate e comunque non giustificavano il provvedimento di decadenza. E’ l’Agenzia che ha deciso di riesaminare la sua decisione di gennaio 2018, salvo a interrompere improvvisamente ad aprile la nuova istruttoria.

Nel merito, non c’è stata alcuna discussione in primo grado, perché il Tar Lazio si è trincerato in una preliminare dichiarazione d’irricevibilità che è però errata. Secondo il Tar, Easyworld avrebbe dovuto subito impugnare la determina ADM del 26 gennaio 2018 senza attendere l’esito del riesame avviato dalla stessa ADM; in realtà, Easyworld ha ritenuto di attendere l’esito del riesame confidando nella utilità del confronto istruttorio riavviato con l’Agenzia.

E’ stata infine costretta a impugnare gli atti dell’aprile scorso con cui ADM ha reso definitiva la decadenza e ha disposto il distacco dal totalizzatore nazionale, confermando con nuovi argomenti la decisione di gennaio».

Easyworld confida che il Consiglio di Stato riconoscerà la sua completa buona fede e il ragionevole affidamento nella procedura di riesame svolta da ADM.

«Solo gli atti ADM di aprile – prosegue Easyworld – hanno reso concreta la lesione; l’impugnazione proposta in primo grado era corretta e tempestiva, e la decisione del Tar ha vulnerato ingiustamente i diritti di difesa della società.
L’appello al Consiglio di Stato consentirà una correzione di rotta utile, innanzitutto, all’Agenzia.

Altrimenti vi è il rischio che gli operatori traggano dalla vicenda di Easyworld l’indicazione di impugnare cautelativamente qualsiasi atto di ADM che possa poi rivelarsi anche solo virtualmente lesivo, rinunciando alla possibilità di una autocorrezione in autotutela.

Ciò avrebbe effetti devastanti nei rapporti tra Agenzia e concessionari e aumento ingiustificato del contenzioso».

La società è sicura che il giudizio di appello consentirà di superare tale pericolo.

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