“Le slot, in termini di volume di gioco, rappresentano il segmento di gioco più importante”. Così Marco Castaldo, CEO Microgame, nel suo intervento al meeting di SBC Digital Italy, evento virtual che si sta svolgendo in queste ore.

“Dal nostro punto di vista – spiega Castaldo – la chiusura delle slot ha giocato un ruolo, ma probabilmente è stato meno rilevante della chiusura dei negozi di scommesse. Qui è interessante vedere la differenza tra la prima ondata del virus e la seconda ondata. Il primo abbattimento è stato una sorpresa per tutti e abbiamo notato il forte aumento delle attività online ma c’è stato più un aumento del tempo speso, aveva più a che fare con il tempo a casa e la chiusura dei negozi in generale. E abbiamo visto che il poker, i giochi di abilità, il bingo, i giochi sociali sono cresciuti. Tra la prima chiusura e la seconda, gli operatori che hanno avuto la capacità di fare leva su strategie multicanale hanno lavorato duramente in previsione della seconda pandemia. Registriamo un’esplosione da ottobre dove l’effetto è completamente diverso. Da gennaio 2020 a gennaio 2021 il numero di giocatori attivi della nostra rete personalizzata è cresciuto del 48% e la quantità di denaro depositato negli stessi mesi è cresciuto dell’85%. Questo vi dice che nel secondo lockdown c’è stata una massiccia quantità di clienti che ha giocato online dalla maggior parte dei negozi di scommesse e vi spiegherò perché. C’era anche una grande quantità di clienti inattivi, che erano già clienti di un negozio di scommesse ma che avevano già dei conti online e che hanno spostato la loro attività online. È importante perché molti dei nuovi clienti torneranno nei negozi quando apriranno, forse tutti. Scoprono una nuova esperienza, vengono identificati (l’anonimato era una barriera per il gioco d’azzardo che è stata superata). Gli operatori che hanno negozi di scommesse e online sono più avanti nella strategia multicanale, quindi sono stati in grado di attuare più rapidamente questa conversione e anche di rendere molto più difficile la conversione del mercato tradizionale di strada, i giocatori di AWP”.

Si può invece parlare di rinascita del poker?

“Potrebbe essere una rinascita del prodotto, ma non una vera rinascita: sarà temporanea. Detto questo, per noi il poker non è mai morto e per noi il poker deve essere per il giocatore una sorta di intrattenimento in un contesto sociale e non una fonte di denaro, non un modo per fare soldi. Per gli operatori è un’acquisizione e uno strumento di cross selling, non un modo per fare soldi, non l’elemento centrale del business. Il poker rappresenta l’8% del GGR, in termini di numero di giocatori, il 33% dei giocatori gioca a poker, questo vi dice qualcosa. Il presupposto storico è che il poker deve fornire grandi vincite, concentrandosi sulle vincite di denaro per i giocatori, noi non condividiamo questa idea vecchia di poker. La liquidità internazionale è utile solo per un numero limitato di operatori che vogliono ottimizzare un tipo di poker antico che non credo sia buono per il business, non è quello che i clienti vogliono a meno che non si parli di professionisti: i professionisti vogliono la liquidità internazionale perché vogliono fare soldi, ma credo che l’industria non lo voglia. La pandemia dimostra che i clienti vogliono intrattenimento, non puntare alle vincite. La liquidità in Italia è sufficiente per il tipo di strategia di poker che non è una strategia vincente secondo me. Un’altra questione da considerare, lasciamo per un altro momento le considerazioni in merito ai rischi legati alla liquidità internationale: i politici e i regolatori si stanno scagliando contro l’industria del gioco dicendo che c’è un’enorme preoccupazione per l’introduzione dei limiti di puntata, qual è l’immagine politica dell’industria del gioco che va da politici e regolatori e dice che vuole liquidità internazionale. Il fatto è chiedersi non perchè l’Italia non abbia proceduto ad implementare l’accordo per la liquidità internazionale, ma perché il governo francese e spagnolo hanno previsto una liquidità ulteriore”.

“Nel 2019, pre pandemia, in Italia già cresceva la penetrazione del gioco online, 9,5%; contro Eu media dell’anno prima oltre il 23%. La penetrazione stava crescendo stabilmente e gradualmente anche prima della pandemia e la crescita è dovuta ai soliti driver che tutti conosciamo: tecnologia e trend tecnologici, trend demografici. Ma ciò che stava tenendo ferma Italia rispetto ad altri paesi era l’importanza dell’esperienza del retailing gambling per i giocatori. Un altro fatto importante: una notevole pressione normativa sul retail gambling a causa delle varie normative regionali e locali che riducevano l’offerta di gioco. La pandemia ha accelerato questa crescita del gioco online. La crescita continuerà, abbiamo quello che io chiamo l’effetto primo ordine, sono persone con più tempo a casa, giocatori che hanno firmato un conto online perché non possono andare al negozio di scommesse, ma penso che il vero underlined effect che farà continuare questa crescita è che c’è un cambiamento importante dell’industria da una unica strategia al dettaglio per molti a una strategia multicanale. Vedremo che questo completerà la crescita dell’online e del casinò online in particolare per gli anni a venire. Quando i negozi riapriranno vedremo un calo di questa crescita dell’online ma penso che questo sarà un calo con una crescita underlined che continuerà. I giochi di casinò  nell’immaginazione dei giocatori fanno pensare alla vincita , quindi la versione online e mobile del classico tipo di attrazione del gioco d’azzardo è una notevole attrazione sui consumatori perché è un’esperienza molto coinvolgente”, spiega  Castaldo.

A proposito della situazione politica attuale in Italia Castaldo auspica che il nuovo governo metta  finalmente mano ad un riordino del settore dei giochi. Il governo precedente aveva programmato un intervento di questo tipo senza però calendarizzarlo. Oggi Castaldo si chiede se si proseguirà su questa linea o meno. “La mia aspettativa è che qualcosa accada entro il 2021, sarebbe necessario, ma è più una speranza che una vera previsione”, precisa.