casinò
Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) Il Casinò di Saint Vincent spina nel fianco della Regione che, nonostante tutto, continua a erogare finanziamenti senza alcun criterio. La denuncia, spietata, arriva dalla Procura della Corte dei Conti secondo la quale “la vicenda Casinò ha quasi saturato le potenzialità istruttorie del piccolo ufficio della Procura della Valle d’Aosta”.

Il Casinò, per dirla in parole povere, sta prosciugando le casse della Regione. Al momento è stata avviata una indagine per responsabilità amministrativa nei confronti di numerosi (22) esponenti di vertice dell’amministrazione regionale, la gran parte dei quali titolari di cariche elettive “per l’erogazione di ingenti finanziamenti circa €/Mil 140, a beneficio della controllata Casinò de la Vallèe S.p.A”.

“Gli approfondimenti istruttori svolti hanno evidenziato profili di criticità in ordine, innanzitutto, all’architettura delle operazioni di finanziamento, a favore della Casa da Gioco”. I giudici contabili parlano di ” vigorosa assistenza finanziaria al Casinò de la Vallée S.p.A. pur se condotta con l’ostentato intento di perseguire finalità pubblicistiche” sembra “prestata in spregio di ogni regola posta a presidio dell’economicità, efficacia ed efficienza dell’utilizzo di risorse finanziarie pubbliche, eludendo il divieto, previsto dalla disciplina comunitaria, di aiuti di Stato e si è risolta nella ingiustificata dissipazione di provviste erariali di enorme consistenza”.

La Regione è anche intervenuta con modalità meno evidenti come nel caso della riduzione dei tassi di interesse sui mutui e, quindi, con l’attenuazione per Casinò degli oneri finanziari connessi ai finanziamenti. Ma ancora con l’alleggerimento dell’indebitamento realizzato attraverso l’elisione di una quota consistente (€/Mil 30) del debito nei confronti della consorella FINAOSTA attraverso ulteriori risorse provenienti dal soggetto creditore, e il mantenimento della riduzione dal 40% al 10% della quota di introiti lordi dei giochi che la Società è tenuta a corrispondere alla Regione, ai sensi del Disciplinare per la gestione della casa da gioco, oltre al fondo alimentato con la percentuale del 6% degli introiti di spettanza della Regione relativi all’anno precedente, così come previsto nel Disciplinare per la gestione della Casa da Gioco di Saint-Vincent.Insomma, una variegata gamma di aiuti, tutti realizzati non avvalendosi dell’unico strumento utilizzabile (così come prevede la norma) e frutto, per lo più “di alchimie finanziarie elaborate ricorrendo ad architetture complesse, non sempre di agevole decriptazione e con taluni connotati di dubbia coerenza con gli imperativi precetti posti a presidio di principi del diritto societario, del diritto dell’Unione Europea e delle norme di sana gestione delle risorse pubbliche e, comunque, non in grado di portare ad una situazione aziendale stabilmente riequilibrata”.

Le uniche componenti costanti sono state la sapiente e consapevole regia, alternativamente, della Giunta e del Consiglio Regionale e l’impiego di risorse oggettivamente pubbliche, sebbene talvolta reperite presso operatori economici con veste privatistica, ma sempre saldamente sottoposti a controllo regionale.

Sulla legittimità di questi interventi, fa sapere la Corte dei Conti, valuteranno i giudici. “Certamente, gli indicatori sintetici dell’attività del Casinò mostravano – e continuano a mostrare – l’insussistenza di margini di redditività tali da rendere credibile la sussistenza di una duratura situazione di autosufficienza, in grado di assicurare l’assolvimento, pieno e puntuale, oltre che degli ordinari oneri di funzionamento, anche degli impegni nascenti dai finanziamenti contestati.L’unica prospettiva di sopravvivenza era e pare continuare ad essere il sostegno finanziario della Regione. È vero che le rate, seppure “alleggerite” per effetto di generose concessioni di lunghissimi periodi di preammortamento (quantomeno inusuali), di rimodulazioni dei piani di ammortamento (suggeriti dalle contingenze poco favorevoli) e di drastici abbattimenti del costo dei finanziamenti (addirittura del 600% passando da un tasso originario del 6% a quello del 1%), sono state onorate e che, addirittura, una parte della quota capitale del mutuo più remoto (fra quelli considerati nell’invito) è stata restituita. Ma ciò è avvenuto solo grazie all’impiego di ulteriori risorse finanziarie messe a disposizione dalla Regione.La rotatività delle iniezioni di liquidità ha costituito e seguita a rappresentare il rimedio immunizzante contro il rischio di perdita della capacità solvente della casa da Gioco. La gran parte delle risorse confluite su Casinò non è stata attinta da ordinarie disponibilità regionali, ma è stata reperita attraverso complesse ed estremamente articolate operazioni di drenaggio compiute, sotto la regia della Regione, sulla controllata di secondo livello Compagnia Valdostana delle Acque (CVA) SpA. Questa società ha rappresentato un salvadanaio sorprendentemente pingue, dal quale è stato attinto, per sostenere finanziariamente il Casinò il considerevole importo di €/Mil 80 e al quale, anche più di recente, si è fatto ricorso per l’ulteriore ed integrale finanziamento (€/Mil 27,2) del nuovo piano di ristrutturazione aziendale del Casinò.Sorprende che la prospettiva – rallentata a seguito dell’approvazione, nel giugno 2017, delle disposizioni integrative e correttive al D.Lgs 175/2016 (c.d. Legge Madia)” concludono i giudici contabili.

 

Commenta su Facebook