Una società proprietaria di una sala giochi, rappresentata e difesa dall’avvocato Cino Benelli, ha presentato ricorso al TAR Lazio contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Salute, e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per la sospensione e l’annullamento delle misure anti contagio contenute nei DPCM, nello specifico contro il divieto di apertura delle sale giochi, sale bingo e sale scommesse.

Vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta in data odierna dalla ricorrente, ai sensi dell’art. 56 cod. proc. amm., con la richiesta, subordinata, di abbreviazione dei termini processuali, ai sensi dell’art. 53 cod. proc. amm., per consentire la trattazione dell’istanza cautelare riguardante i motivi aggiunti unitamente a quella attinente al ricorso introduttivo del giudizio, già fissata per la camera di consiglio del 18 novembre 2020;

Considerato che, nella specie, non sussistono le condizioni per disporre l’accoglimento dell’istanza cautelare monocratica, ma che ricorrono i motivi d’urgenza per disporre l’abbreviazione dei termini ex art. 53 c.p.a., al fine di consentire l’esaustivo esame della richiesta cautelare, già calendarizzata per la camera di consiglio innanzi indicata”, il Tribunale, con decreto, ha rigettato l’istanza cautelare monocratica, ma ha accolto “la richiesta di dimidiazione dei termini processuali e, per l’effetto,” disposto “che alla già fissata camera di consiglio del 18 novembre 2020 venga trattata anche l’istanza cautelare allegata ai motivi aggiunti notificati”.

Il 18 novembre, quindi, il settore ha l’opportunità straordinaria di far sentire la propria voce, in un luogo istituzionale, rappresentando al Giudice il danno conseguente l’inspiegabile decisione del Presidente Conte che, senza alcuna prova di avvenuti contagi da COVID-19 all’ interno dei punti di raccolta del gioco, ha imposto un secondo lockdown al gioco di Stato.

In primavera, in occasione del primo confinamento per Coronavirus, c’erano condizioni diverse:

  • non erano stati scritti linee guida e protocolli per svolgere attività di offerta del gioco;
  • tali protocolli e linee guida non erano stati ancora adottati.

Questa volta le sale sono adeguate per consentire lo svolgimento delle attività di gioco in sicurezza, pertanto, in mancanza di prove certe di avvenuti contagi all’interno dei punti di raccolta la sospensione delle attività sembra immotivata.

Fino al 13 ottobre è possibile presentare istanze e condividere il ricorso contro una disposizione che il Governo ha adottato:

  • senza svolgere alcuna istruttoria finalizzata alla verifica della pretesa incompatibilità dell’attività di raccolta delle giocate con l’andamento della situazione epidemiologica nazionale o delle singole Regioni interessate;
  • senza attendere di verificare la concreta efficacia dei propri precedenti provvedimenti di limitazione degli orari di esercizio;
  • senza alcuna preventiva informazione e/o concertazione con le categorie interessate.

Lo stop alle sale gioco è un intervento del tutto imprevedibile ed inatteso nonché frettolosamente disposto tanto che non ha dato il tempo agli operatori economici di adeguarsi e non è stato accordato loro alcun indennizzo.

Se il Giudice riconosce un pregiudizio e il danno arrecato alle aziende del gioco, il TAR potrebbe dare forza al settore, almeno per l’ottenimento dei “ristori”, dai quali le aziende del gioco attualmente risultano escluse.