Anche la Bulgaria, che in tema di democrazia non è certo avanti all’Italia, sembra essere molto più saggia della nostra nuova classe politica, almeno per quanto riguarda il tema della pubblicità su giochi e scommesse.

E’ stato infatti presentato un progetto di legge, recentemente notificato a Bruxelles (cosa che l’Italia ha invece preferito evitare, ndr) per una modifica all’attuale legge sul gioco d’azzardo. Per quanto riguarda la pubblicità, in particolare, viene proposta una modifica alla disposizione principale dell’articolo 10 della legge.

Si legge “Il divieto previsto nella versione attuale dell’articolo 10, paragrafo 1, sulla pubblicità rivolta ai minori non è applicabile nella pratica. La pubblicità di solito si rivolge a un pubblico non specificato ed è impossibile garantire che la legge venga attuata in merito a tale punto. La legislazione che proibisce la pubblicità del gioco d’azzardo si applica a tutte le persone. Ciò rende superfluo specificare i destinatari, in quanto ciò può portare a interpretazioni errate della legge. Per evitare che il divieto sia interpretato come solo rivolto ai minori, il chiarimento deve essere rimosso.

Le modifiche proposte alla legge in riferimento alla pubblicità mirano ad armonizzare le norme sulla pubblicità del gioco d’azzardo stabilite nella legge con le analoghe disposizioni relative alla tutela dell’interesse pubblico concernenti la pubblicità di bevande alcoliche, tabacco e prodotti del tabacco e di sostanze stupefacenti e di precursori di droghe.

Al riguardo, il progetto di legge specifica il concetto di pubblicità introducendo una distinzione, stabilita da altre normative, tra pubblicità diretta e indiretta. Al fine di evitare un divieto totale della pubblicità ammissibile delle attività di gioco d’azzardo, che non è nell’interesse pubblico (ad es. indicare il nome della società sponsor su magliette sportive, pannelli, recinzioni e altri tabelloni durante eventi sportivi e culturali ecc.), la legge introduce un divieto solo sulla pubblicità relativa ai prodotti e ai beni non connessi al gioco d’azzardo, ma contenente messaggi commerciali o raccomandazioni che utilizzano direttamente o indirettamente il nome della società che organizza le attività di gioco d’azzardo o il nome del gioco.

La legge sul gioco d’azzardo proibisce solo la pubblicità diretta, ma l’esperienza pratica ha dimostrato che l’annuncio autorizzato dei risultati di gioco e delle vincite percepite dai singoli giocatori, che è attualmente consentito dalla legge come pubblicità indiretta, è diventato una pubblicità diretta vietata. La pubblicità che mostra i giocatori vincenti contiene asserzioni sul fatto che l’importo vinto attraverso il gioco d’azzardo aiuterà i partecipanti a risolvere i loro problemi personali e finanziari. In sostanza, si tratta di una pubblicità diretta che contiene un messaggio per i consumatori e suggerisce che l’attività di gioco d’azzardo organizzata dalla relativa società è un mezzo per raggiungere il benessere personale.

La legge stabilisce che le informazioni che possono essere comunicate ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 2, includono solo il nome del gioco e le estrazioni pubbliche, il che garantirà apertura e trasparenza al momento dell’estrazione delle combinazioni vincenti.

In relazione alla modifica proposta all’articolo 10, paragrafo 1, della legge sul gioco d’azzardo, è necessario abrogare il paragrafo 6. Le norme speciali relative alla pubblicità del gioco d’azzardo devono essere abrogate in considerazione del divieto sulla pubblicità diretta e indiretta del gioco d’azzardo introdotto dalla presente legge.

Le proposte sono in linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea [ad es. sentenza del Tribunale (Nona Sezione) del 14 dicembre 2017, causa T-304/16, bet365 Group Limited contro Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale], secondo cui le restrizioni sulla condotta e la pubblicità delle attività di gioco d’azzardo sono ammissibili. La legge proposta è conforme ai principi di tutela dell’interesse pubblico stabiliti dalla legislazione nazionale e dell’UE, nel rispetto al contempo della libertà di parola e della non discriminazione”.

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