Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte ha respinto una serie di ricorsi contro i provvedimenti locali (Torino e provincia) riguardanti “Orari di esercizio degli apparecchi con vincita in denaro installati nelle sale giochi autorizzate”.

“Le norme – fanno sapere i giudici – contemperano in modo adeguato gli interessi privati degli operatori del settore (la cui attività si prevede possa essere soggetta a limitazioni temporali, non impedita del tutto) e l’utilità sociale (rappresentata dalle esigenze di tutela della salute pubblica), a cui l’attività di impresa deve sempre essere funzionale ai sensi dell’art. 41 Costituzione. La riduzione degli orari di apertura delle sale pubbliche da gioco è, in altre parole, solo una delle molteplici misure che le autorità pubbliche possono adottare per combattere il fenomeno della ludopatia, che ha radici complesse e rispetto al quale non esistono soluzioni di sicuro effetto”.

I limiti orari stabiliti dal Comune di Torino per sale e apparecchi da gioco, dicono ora i giudici amministrativi, sono legittimi e giustificati “dall’intento dell’amministrazione di disincentivare l’utilizzo continuativo e prolungato degli apparecchi da gioco”. La norma non ha vizi legati a “disparità di trattamento”: le fasce orarie riguardano solo gli apparecchi da gioco perché il regolamento “non ha fatto altro che dare puntuale applicazione alla legge regionale piemontese”. Per di più, continuano i giudici, “la giurisprudenza amministrativa ha avuto modo più volte di affermare la più elevata pericolosità, ai fini del rischio di determinare forme di dipendenza patologica, di slot e vlt”.

La crescita del fenomeno della ludopatia “ha riguardato anche l’ambito della Regione Piemonte”, scrivono i giudici ricordando i dati alla base del provvedimento, tratti dal bollettino dell’Osservatorio epidemiologico delle dipendenze della Regione Piemonte. Il Tar sostiene anche che, in assenza di una normativa nazionale, i Comuni possono intervenire, e che i principi comunitari sulla liberalizzazione delle attività economiche e sulla libera prestazione di servizi possono essere limitati da “esigenze imperative connesse all’interesse generale” come in questo caso.

Commenta su Facebook