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(Jamma) – Il Tar Veneto ha accolto parzialmente – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro il Comune di Legnago (VR) in cui si chiedeva l’annullamento di un provvedimento di sospensione della sala giochi e “ove occorra e nei limiti dell’interesse ad impugnare del Regolamento Comunale per la disciplina delle sale giochi ed installazione di apparecchi da gioco approvato con delibera Consiglio Comunale”.

La società ricorrente ha chiuso alcune volte il proprio locale alle ore 4.00, anziché alle ore 2.00, in violazione del Regolamento comunale sugli orari di apertura e chiusura dell’attività commerciale: in tali casi le è stata irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria, regolarmente pagata. Decorsi oltre due mesi dal riscontro dell’ultima violazione, il Comune, in aggiunta alla sanzione amministrativa pecuniaria, ha disposto la sospensione dell’attività imprenditoriale per tre giorni consecutivi, sulla base del combinato disposto degli artt. 17 quater del TULPS e 6 del Regolamento comunale sugli orari di apertura e chiusura delle sale da gioco.

Secondo il Tar il ricorso merita parziale accoglimento. “Il provvedimento impugnato, adottato dall’Ente Civico richiamando la disciplina normo-regolamentare dettata dagli artt. 17 quater del TULPS e 6 del Regolamento comunale sugli orari di apertura e chiusura dell’attività, è illegittimo per una duplice ragione. In primo luogo perché il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale non è stato preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento. Il verbale di contestazione dell’illecito avrebbe potuto, se del caso, esonerare il Comune dall’obbligo di comunicare l’avvio del procedimento d’irrogazione della sanzione pecuniaria (questione sulla quale il Collegio non ha necessità di prendere posizione in quanto ininfluente ai fini della decisione), ma, in assenza di una situazione di urgenza qualificata, non poteva sollevare la P.A. dall’obbligo di comunicare al privato l’avvio del procedimento d’irrogazione della diversa e ben più grave sanzione amministrativa della sospensione dell’attività imprenditoriale. Il provvedimento impugnato è, altresì, illegittimo poiché, nel caso di specie, contrariamente a quanto si legge nell’ordinanza gravata (“ritenuti sussistenti i presupposti per l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria prevista dall’art. 17 quater del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza …”), difettavano i presupposti per l’applicazione della norma primaria posta dal Comune a fondamento del potere sanzionatorio esercitato. Com’è noto, in base al principio di legalità, i provvedimenti amministrativi (e a fortiori quelli sanzionatori) devono trovare fondamento nella legge: il potere amministrativo deve trovare un riferimento esplicito in una norma di legge, che attribuisca espressamente alla P.A. la titolarità del potere, disciplinandone presupposti, modalità e contenuti. Nel caso di specie, come anticipato, non sussistevano i presupposti per applicare l’art. 17 quater del TULPS.

Per quanto sin qui esposto, la domanda di annullamento dell’impugnato provvedimento sanzionatorio deve essere accolta. Va, invece, respinta la domanda risarcitoria, in assenza di adeguate allegazioni in ordine all’an e al quantum debeatur”.

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