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(Jamma) – Il Tar Piemonte ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero del Tesoro e Mef in cui la ricorrente chiedeva l’annullamento dei provvedimenti con i quali le sono state revocate le autorizzazioni per la gestione di ricevitoria del lotto e per rivendita speciale tabacchi. 

I FATTI

Deduce la ricorrente di essere stata vittima di un raggiro da parte di un cliente il quale avrebbe effettuato una giocata dell’importo di € 45.000,00, senza versare la somma dovuta, rendendosi successivamente irreperibile. Per tale ragione non sarebbe stata in grado di provvedere al versamento delle somme dovute per la settimana contabile compresa tra il 15.2.2012 e il 21.2.2012; l’amministrazione ha proceduto quindi ad intimarle il versamento e a recapitarle una ingiunzione di pagamento.

Successivamente veniva avviato nei suoi confronti procedimento di revoca della concessione gioco del lotto, procedimento che si concludeva con il provvedimento impugnato, emesso in data 29.5.2012; in seguito a tale prima revoca veniva poi revocata l’autorizzazione alla rivendita di tabacchi con l’ulteriore provvedimento in data 25.6.2012, ugualmente oggetto di impugnazione.

Lamenta parte ricorrente la violazione e falsa applicazione degli artt. 34 e 35 della l. n. 1293/1957 e dell’art. 94 del d.p.r. n. 1074 del 1958, nonchè la violazione e falsa applicazione degli artt. 6-18 della l. n. 1293/1957; l’eccesso di potere e il difetto di motivazione; la violazione dell’art. 2 del contratto n. 846/2008. Sostiene parte ricorrente che la normativa applicabile contempla la revoca quale sanzione a fronte di una serie reiterata di violazioni. Nel caso di specie la ricorrente sarebbe incorsa in un unico omesso pagamento, contestato unitamente ad un ritardato pagamento, eventi che avrebbero al più giustificato una sanzione pecuniaria non integrando ancora l’abitualità della violazione.

Al più, qualora dovesse ritenersi ammissibile la revoca, si tratterebbe di revoca facoltativa, che richiederebbe una apposita motivazione; né sarebbero state tenute in considerazione le circostanze degli eventi che hanno coinvolto la ricorrente. La revoca dell’autorizzazione alla rivendita di tabacchi, inoltre, sarebbe intervenuta senza che, per quest’ultima attività, sia mai stata contestata alcuna irregolarità.

PER I GIUDICI “Deve premettersi, in fatto, che la ricorrente asserisce di essere stata vittima di un raggiro di cui, tuttavia, non vi è in atti alcuna prova o documentazione; la parte non ha infatti prodotto alcuna denuncia-querela né qualsivoglia documento da cui risulti che la stessa è effettivamente stata vittima di un raggiro.

Ancora la parte riconosce di essere stata destinataria di un sollecito di versamento, come previsto dall’art. 1 della convenzione e menzionato anche nel provvedimento impugnato; la signora, pur a fronte dell’intimazione, non ha evidentemente provveduto al versamento, tanto da essere stata destinataria di una ingiunzione di pagamento che, ancora al successivo momento della revoca (circa tre mesi dopo il contestato ritardo), risultava non essere stata pagata. La signora non contesta neppure di essere incorsa nel precedente episodio di mero ritardato pagamento oggetto, comunque, di contestazione unicamente al mancato pagamento.

Non vi è indicazione, prova o documentazione alcuna in atti che attesti se e quando gli importi dovuti siano stati saldati.

In tale contesto, l’art. 2 della convenzione espressamente prevede che “il mancato versamento nel termine di giorni cinque dal ricevimento della lettera raccomandata A.R. con la quale viene intimato il versamento comporta la revoca della concessione.”

E’ pacifico che la ricorrente non abbia provveduto al pagamento, non solo in esito alla raccomandata, ma neppure in seguito alla successiva ingiunzione di pagamento e, quantomeno, ancora sino alla data del provvedimento di revoca.

La disposizione della convenzione è esplicita, non impugnata, richiamata nel provvedimento adottato e comunque non incompatibile con la disciplina legale nel suo insieme; l’art. 34 della l. n. 1293/1957, dettato per la distribuzione e vendita di generi di monopolio ma applicabile anche alle convenzioni del lotto, sanziona non solo le irregolarità nella gestione (art. 34 lett. 9 l. n. 1293/1957, richiamato nell’atto impugnato unitamente alla espressa clausola della convenzione) ma anche i pagamenti effettuati in misura diversa da quanto previsto, con danno dell’amministrazione (art. 34 n.7 della medesima legge); nel caso di specie si è certamente cristallizzato un omesso pagamento (ben diverso da un mero ritardo nel pagamento, fermo l’ulteriore episodio di ritardo) e non è dato comprendere, dagli atti, se e quando il debito sia stato saldato; è indubbio che vi sia stato un danno per l’amministrazione, costretta ad attivarsi in sede legale.

Si è quindi realizzata pienamente la fattispecie tipizzata dalla concessione, come detto di per sé non incompatibile con l’insieme della disciplina legale, in forza di una clausola espressamente invocata nel provvedimento impugnato; non si vede quindi quale ulteriore motivazione fosse necessaria, posto che la clausola convenzionale è esplicita e perfettamente aderente alla fattispecie e posto che, neppure nel presente giudizio, vi è alcun elemento a prova delle presunte giustificazioni addotte per la condotta tenuta.

Quanto alla revoca successiva della licenza per rivendita tabacchi, l’art. 6 punto 9 della l. n. 1293/1957, esplicitamente menzionato nel provvedimento impugnato, esclude dalla gestione di distribuzione e vendita di generi di monopolio i soggetti in precedenza rimossi da altri rapporti con l’amministrazione dei monopoli, purchè tra l’una e l’altra rimozione non siano decorsi più di cinque anni. Anche in tal caso, pertanto, la revoca dall’autorizzazione alla rivendita di tabacchi si configura come conseguenza, in mera applicazione del disposto normativo, della pregressa revoca; in sostanza non appaiono necessarie, contrariamente a quanto dedotto in ricorso, ulteriori specifiche motivazioni/giustificazioni circa la rottura del rapporto fiduciario tra gestore ed amministrazione, posto che è la stessa normativa che attribuisce alla rottura di un primo rapporto di gestione di generi di monopolio valenza di incidenza in termini di interruzione del necessario rapporto fiduciario, anche con riferimento ad ulteriori analoghi rapporti.

Il ricorso deve quindi essere respinto”.

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