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(Jamma) Il tribunale Amministrativo della Lombardia ha accolto il ricorso di un esercente contro il provvedimento del Servizio S.U.A.P. del Comune di Monza con il quale è stato ordinato al barista la “immediata cessazione dell’attività di gestione degli apparecchi per il gioco d’azzardo lecito mediante il distacco della rete elettrica degli stessi e la loro dismissione” a seguito “della modificazione dei dati catastali dei locali in cui sono ubicati tali apparecchi, facendo derivare da tale comunicazione l’effetto di una nuova installazione ai sensi del combinato”.

Il Collegio ha osservato “che la normativa regionale sulla cui base il Comune resistente ha emesso il provvedimento impugnato prevede il divieto di nuove installazioni di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in locali che si trovino a distanza ravvicinata (entro i cinquecento metri) dai cosiddetti “luoghi sensibili”, e considera quali nuove installazioni, per quanto di rilievo, “l’installazione dell’apparecchio in altro locale in caso di trasferimento della sede dell’attività”.

Nel caso di specie, l’amministrazione ha contestato al Bar Cristal la violazione del divieto di nuova installazione, per aver spostato fisicamente i locali in cui gestisce, tra l’altro, l’attività di gioco d’azzardo lecito, pur avendo conservato lo stesso indirizzo e numero civico dell’esercizio commerciale di riferimento.

Ritiene il Collegio, risultando pacifici tra le parti gli elementi di fatto appena descritti, che la mera modificazione dei dati catastali dell’immobile in cui viene svolta un’attività commerciale non implichi un trasferimento della sede dell’attività, ai sensi della normativa regionale di riferimento.

Invero, l’art. 5 della L.R. n. 8/2013 deve essere interpretato in modo non estensivo, in quanto limitativo della libertà d’impresa, oltre che in funzione dello scopo perseguito, che è quello di impedire l’aggravarsi del fenomeno ludopatico.

In quest’ottica, e sotto il profilo per cui è causa, il legislatore regionale ha individuato due presupposti per l’assoggettamento delle installazioni già esistenti alla nuova disciplina: l’installazione in altro locale e il trasferimento della sede dell’attività.

Tali presupposti devono sussistere congiuntamente e devono comportare un effetto assimilabile ad una installazione ex novo di apparecchi prima non esistenti.

I dubbi di costituzionalità in termini di ragionevolezza della norma in esame sono dunque superabili soltanto laddove l’equiparazione tra nuova installazione e spostamento di vecchia installazione abbia un fondamento logico o comunque plausibile sotto un profilo razionale.

Poiché peraltro al Giudice procedente è richiesto di interpretare la norma nel senso della sua compatibilità con la Costituzione, prima di denunciarne la presunta illegittimità, nel caso di specie è possibile superare i citati dubbi evidenziando che il trasferimento di attività deve essere effettivo e non riconducibile, come nel caso di specie, ad un materiale utilizzo fisico di locali diversi ma siti all’interno della stessa sede sociale (posto che l’indirizzo civico è restato immutato).

In quest’ottica, pertanto, la nozione di trasferimento utilizzata dal legislatore regionale non può non ricomprendere un effettivo cambio di sede sociale, quanto meno nei termini di diverso indirizzo utilizzato per la corrispondenza.

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