tribunale
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(Jamma) “Nel caso di specie il ricorrente ha commesso tre violazioni della normativa sulla limitazione di orario nel giro di sei mesi, che vanno tutte considerate anche la prima, avvenuta a pochi giorni dalla emanazione dell’ordinanza del Sindaco di Ferrara. Non è pensabile che un provvedimento preceduto, come di solito avviene nel corso della sua predisposizione da ampia pubblicizzazione sulla stampa locale, non fosse conosciuto da un addetto ai lavori”.

Il Tar Emilia sulla base di questa premessa ha respinto il ricorso del titolare di una sala giochi di Ferrara contro il provvedimento di chiusura disposto dal Questore

“A ciò va aggiunto che il ricorrente non si è preoccupato di frequentare il corso di formazione per il riconoscimento del gioco compulsivo e della c.d. ludopatia predisposto dalla Regione utile per far individuare frequentatori della sala giochi che manifestino comportamenti anomali che non vanno assecondati dai gestori.

Particolarmente grave poi è la violazione costatata in occasione dell’ultimo accesso, quando è stato riscontrato che la responsabilità della sala era affidata a persona diversa dal titolare ed addirittura non in regola con le norme sul soggiorno nel territorio nazionale.

La circostanza non era occasionale come si ricava dalla lettura del verbale di sommarie informazioni testimoniali redatto nei confronti di un abituale avventore della sala che ha affermato come la donna, rivelatasi poi una clandestina, non solo era presente nella sala giochi durante l’assenza del titolare, ma in molte occasioni provvedeva a cambiare il denaro ed a pagare le vincite.

Vi sono pertanto gli estremi per emettere un provvedimento di revoca che non appare violare il principio di proporzionalità nè una sorta di bis in idem rispetto alla precedente sanzione della sospensione della licenza per sette giorni, come invocato dalla difesa del ricorrente.

Il fatto che alcune condotte irregolari vengano sanzionate con un provvedimento più gradato rispetto a quello impugnato in questa sede, non significa che le stesse condotte non possono più essere valutate quando si tratta di esercitare un potere dalle conseguenze più invasive rispetto alla possibilità di esercitare l’attività.

Solamente quando si applicano sanzioni pecuniarie, il pagamento delle somme ivi previste estingue l’illecito dal punto di vista delle sue immediate conseguenze, ma non impedisce all’autorità che deve vigilare sulla corretta utilizzazione di una licenza di prendere in esame la condotta a suo tempo contestata per fare valutazioni più ampie circa l’abuso o meno che si è fatto dell’autorizzazione a suo tempo concessa.

Quanto, infine, al riferimento contenuto nella motivazione alla possibilità creare motivi di contrasto tra i diversi titolari di licenza, ritenuto incongruo poiché la funzione dei poteri del Questore in subiecta materia non è quello di regolare il rapporto tra i titolari del medesimo tipo di licenza, si tratta al massimo di un ulteriore profilo della motivazione di natura meramente accessoria tale da poter essere definito ad colorandum, senza inficiare la correttezza della motivazione”.

Leggi la sentenza a questo link

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