Il Tar Calabria ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato dal titolare di un esercizio contro il Comune di Tropea (VV) in cui chiedeva l’annullamento del provvedimento n. 1/2015 emesso dal Comune avente ad oggetto l’immediata chiusura dell’esercizio e il divieto di prosecuzione attività commerciale di somministrazione di alimenti e bevande e giochi leciti a causa della totale abusività dell’immobile in cui è ubicato il locale.

Per il Tar: “E’ infondata l’eccezione di irricevibilità del gravame formulata dalla difesa comunale, in quanto l’avversata determinazione è stata notificata all’esponente il 17.04.2015 ed il ricorso avviato alla notifica il 16.06.2015, entro, quindi, il perentorio termine di sessanta giorni di cui al combinato disposto degli artt. 29, 41, comma 2, c.p.a., non assumendo rilievo la circostanza che il ricorso medesimo sia pervenuto all’Ente territoriale il successivo 22.06.2015; Considerato, in riferimento alle deduzioni ricorsuali, che: l’ordinanza n. 360/2015 di demolizione per carenza di titolo edilizio del manufatto in cui è ubicato lo (…), nonché di sgombero per assenza di concessione dell’area demaniale in cui insiste il locale, è statuizione presupposta dell’impugnato provvedimento, la legittimità della quale è stata accertata con sentenza di questo T.a.r. n. 819/2015, gravata dal deducente innanzi al Consiglio di Stato ma non sospesa; sussiste un condizionante rapporto tra la regolarità urbanistico-edilizia di un immobile e la possibilità che esso venga destinato ad attività commerciale, poiché l’art. 3, comma 7, L. n. 287/1991, sopravvissuto all’abrogazione da parte D. Lgs. n. 59/2010, ha coordinato il profilo urbanistico-edilizio e quello più propriamente commerciale, stabilendo che la regolarità edilizia dei locali in cui è esercitata l’attività di somministrazione di alimenti e bevande costituisce condizione per il legittimo esercizio della stessa, nel senso che l’esercizio di un’attività commerciale è ancorato, sia in sede di rilascio del relativo titolo autorizzatorio, sia per l’intera durata del suo svolgimento, alla disponibilità giuridica e alla regolarità urbanistico-edilizia dei locali in cui essa viene posta in essere (T.A.R. Sicilia-Palermo, Sez. II, 26 gennaio 2017, n. 215; 1 aprile 2014, n. 946; T.A.R. Campania-Napoli, Sez. II, 4 aprile 2013, n. 1770); l’accertata abusività dei locali destinati all’esercizio dell’attività commerciale comporta pertanto la revoca ex lege dell’autorizzazione commerciale, senza che residui spazio a valutazioni di interessi o al disimpegno di attività discrezionale, atteggiandosi detta revoca ad atto dovuto, non risultando quindi pertinenti i richiami operati dal ricorrente agli artt. 21-quinquies e 21-septies L. n. 241/1990;

Ritenuto pertanto che: il ricorso è infondato e può essere deciso in forma semplificata ex art. 74 c.p.a.; la particolarità delle questioni trattate consente di compensare le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta”.