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(Jamma) Il Tar Lazio ha accolto il ricorso contro il provvedimento di cancellazione dall’elenco degli operatori del gioco nei confronti di un esercente che aveva reso una dichiarazione non veritiera circa le dimensioni dela sala giochi.

Secondo i giudici il falso rilevato dall’amministrazione dei Monopoli in corso di controllo sarebbe “in realtà ancora “innocuo” ai fini di cui trattasi e, come tale, inidoneo a riflettersi in senso favorevole, ovvero pregiudizievole, nella sfera soggettiva di parte ricorrente, almeno per quanto riguarda l’iscrizione all’Albo”

I fatti

Nel 2016 la società titolare di sala giochi si è iscritta nell’elenco dei soggetti che svolgono attività funzionali alla raccolta del gioco mediante apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, TULPS, dichiarando una superficie utile per l’installazione pari a mq. 120.

Alcuni giorni dopo, funzionari di ADM hanno effettuato una visita ispettiva nel corso della quale hanno rilevato che, secondo i loro misuratori, la superficie utile è pari a mq 54, invitando quindi la società a rimuovere 10 apparecchi AWP ritenuti in eccedenza.

Detti funzionari  hanno però omesso di considerare anche la superficie del locale sottostante al piano terra. A tale superficie, in buona fede, il legale rappresentante aveva fatto riferimento al momento dell’iscrizione. La società provvedeva comunque a rimuovere gli apparecchi ritenuti in eccedenza.

Ciononostante, venivano poi adottati da ADM sia una sanzione pecuniaria, pari ad euro 3.333, sia il provvedimento di cancellazione.

Ripercorrendo quanto prevede la normativa di riferimento il Collegio ricorda la ratio della disposizione dell’art. 75 del d.P.R. n. 445/2000, ovvero di “semplificare l’azione amministrativa, facendo leva sul principio di autoresponsabilità del dichiarante: il corollario che deve trarsi da tale constatazione è che la non veridicità di quanto autodichiarato rileva sotto un profilo oggettivo e conduce alla decadenza dei benefici ottenuti con l’autodichiarazione non veritiera, indipendentemente da ogni indagine dell’Amministrazione sull’elemento soggettivo del dichiarante, perché non vi sono particolari risvolti sanzionatori in giuoco, ma solo le necessità di spedita esecuzione della legge sottese al sistema della semplificazione […]” (così ad esempio, ex plurimis, Cons. St., sez. V^, sentenza n. 3934 del 24.7.2014).

Pertanto, la non veridicità rileva in quanto abbia determinato l’attribuzione di un “beneficio”.

“Nel caso in esame, invece, la dichiarazione resa, ancorché oggettivamente non veritiera, non era in grado, ex se, di determinare l’acquisizione ovvero il mantenimento dell’iscrizione dell’elenco di cui trattasi, poiché non solo non era ancora intervenuta alcuna sanzione in ordine a tale dichiarazione ma, a quanto è possibile dedurre dalla documentazione in atti, nemmeno risultano pregresse violazioni in materia di gioco addebitabili al rappresentante legale della società che, cumulate con quella in corso di accertamento, potessero configurare la condizione ostativa di cui all’art. 5, comma 2, del decreto direttoriale in data 9.9.2011″ scrivono i giudici.

 

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