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Il Tar Lazio ha respinto – tramite ordinanza – la richiesta di sospensiva avanzata da una società di gestione, Giochitalya, contro il provvedimento sulla procedura di rottamazione e smaltimento delle slot dismesse nell’ambito del processo di riduzione.

Secondo Giochitalya, il provvedimento dell’Amministrazione contiene diversi aspetti di illegittimità: non è stato innanzitutto notificato alla Commissione Europea (come invece la direttiva UE 38 del 1994 prescrive per i regolamenti tecnici) e non ha quindi passato il periodo di stand still. Inoltre, la ratio del provvedimento è di evitare che le slot dismesse vengano trasformate in totem o altri apparecchi illegali e reimmesse sul mercato. Le compagnie però sostengono che, qualora le slot vengano vendute all’estero, potrebbero essere modificate oltreconfine per poi rientrare in Italia.

Oltretutto, tutte le slot italiane – sia quelle dismesse, sia quelle in funzione – sono destinate a sparire, non appena verranno introdotte le macchine di terza generazione, quelle controllate da remoto. In sostanza – sostiene la ricorrente – questo decreto addossa alle compagnie un inutile sforzo economico: i mobili dismessi potrebbero essere tranquillamente utilizzati per sostituire le macchine rotte o per prelevare pezzi di ricambio.

Per il Tar Lazio l’iter di rottamazione delle slot prevede “delle alternative alla distruzione degli apparecchi dismessi, potendo gli stessi essere ceduti all’estero o essere utilizzati, per un periodo fino a 6 mesi dalla cessazione di efficacia dei relativi titoli autorizzatori”. Inoltre, “nel bilanciamento dei contrapposti interessi tra quello della ricorrente a conservare gli apparecchi dismessi per una eventuale utilizzazione delle loro componenti per manutenere quelli ancora in uso e quello dell’Amministrazione procedente ad evitare il pericolo di un loro utilizzo illecito che potrebbe arrecare danno alla salute, all’ordine pubblico e alla pubblica fede dei giocatori, quest’ultimo deve ritenersi indubbiamente prevalente”.

Infine “la procedura di smaltimento e distruzione degli apparecchi in questione è imposta dalla norma rispetto alla quale il decreto impugnato sembra essere meramente attuativo”.

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