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(Jamma) Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo, sezione staccata di Pescara (Sezione Prima) ha respinto un ricorso contro il comune di Lanciano per l’annullamento
della nota con la quale il Dirigente del Settore Servizi ha negato il rilascio della Tabella Giochi proibiti sulla base di quanto prevedono le disposizioni in materia di distanze minime dai luoghi sensibili ma chiede alla Corte di esprimersi sulla legittimità costituzionale dell’art. 2 della legge regionale nella parte in cui include le caserme militari tra i luoghi sensibili, che il collegio ritiene rilevante e non manifestamente infondata nei termini di cui a separata ordinanza di rimessione della questione alla Corte costituzionale.

La ricorrente è titolare di impresa individuale per l’esercizio dell’attività di raccolta scommesse su rete fisica e ha fatto richiesta per il rilascio della Tabella dei Giochi Proibiti ai fini dell’installazione degli apparecchi ex art. 110, comma 6, lett. a) e b)” (Slot e VLT).

L’amministrazione ha disatteso l’istanza in base al rilievo che per l’installazione dei suddetti apparecchi fosse necessaria l’autorizzazione ex art. 3, comma 1 (“L’esercizio delle sale da gioco e l’installazione di apparecchi per il gioco lecito sono soggetti ad autorizzazione del Sindaco del Comune territorialmente competente”) della Legge Regione Abruzzo 29 ottobre 2013, n. 40 (Disposizioni per la prevenzione della diffusione dei fenomeni di dipendenza dal gioco), di cui ha ritenuto non sussistessero i presupposti in ragione del mancato rispetto della distanza minima (300 metri) da un “luogo sensibile” (caserma compagnia carabinieri). Per il Tar “le censure proposte in via principale sono infondate. In particolare, non può essere condivisa la tesi della inapplicabilità della disciplina regionale alle attività autorizzate.

La legge regionale in esame attiene, infatti, alla materia “tutela della salute”, come di recente ribadito dalla Corte costituzionale ed è quindi preordinata alla cura di interessi diversi da quelli presi in considerazione dal legislatore statale. Poiché la disciplina statale e quella regionale operano in ambiti diversi, non si profila tra le stesse alcun conflitto applicativo che debba essere risolto in base al criterio di specialità.

Ha osservato la Corte che “la norma regionale si muove su un piano distinto da quella del TULPS. Per quanto si è detto, essa non mira a contrastare i fenomeni criminosi e le turbative dell’ordine pubblico collegati al mondo del gioco e delle scommesse, ma si preoccupa, «piuttosto, delle conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli», segnatamente in termini di prevenzione di «forme di gioco cosiddetto compulsivo». In quest’ottica, la circostanza che l’autorità comunale, facendo applicazione della disposizione censurata, possa inibire l’esercizio di una attività pure autorizzata dal questore – come nel caso oggetto del giudizio principale – non implica alcuna interferenza con le diverse valutazioni demandate all’autorità di pubblica sicurezza”.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’ Abruzzo

sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA NON DEFINITIVA

sul ricorso numero di registro generale 218 del 2016, proposto da:
Laura Accardo, rappresentata e difesa dagli avvocati Angela Gemma, Marco Tronci, Renzo Latorre, domiciliata ex art. 25 cpa presso Tar Pescara Segreteria in Pescara, via A. Lo Feudo, 1;

contro

Comune di Lanciano, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Giovanni Carlini, domiciliato ex art. 25 cpa presso Tar Pescara Segreteria in Pescara, via A. Lo Feudo, 1;
Regione Abruzzo, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in L’Aquila, via Buccio di Ranallo C/ S.Domenico;

per l’annullamento

della nota prot. n. 19742 del 07 aprile 2016 con la quale il Dirigente del Settore Servizi alla persona attività produttive del Comune di Lanciano ha comunicato alla ricorrente che non sussistono i presupposti per il rilascio della Tabella dei giochi proibiti richiesta dalla stessa; della nota prot. 8141 del 11/02/16 con la quale si comunica alla ricorrente che il procedimento relativo al rilascio della Tabella richiesta rimane sospeso essendo pregiudiziale l’autorizzazione TULPS della Questura; di tutti gli atti presupposti, conseguenti e connessi; nonché per la disapplicazione degli artt. 2 e 3 della L.R Abruzzo 29/08/2013 ed eventuale remissione alla Corte di Giustizia o Corte Costituzionale.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Lanciano e di Regione Abruzzo;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 aprile 2017 il dott. Alberto Tramaglini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Visto l’art. 36, co. 2, cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1 – La ricorrente è titolare di impresa individuale per l’esercizio dell’attività di raccolta scommesse su rete fisica in base ad autorizzazione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e licenza ex art. 88 T.U.L.P.S. del Questore di Chieti, titoli entrambi rilasciati all’esito della procedura di regolarizzazione di cui all’art. 1, comma 643, Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge di stabilità 2015).

Ha chiesto in questa sede l’annullamento del provvedimento con cui il Comune di Lanciano ha definito l’istanza, in seguito reiterata ed integrata con l’allegazione della licenza del Questore ex art. 88 t.u. cit., diretta al “rilascio della Tabella dei Giochi Proibiti ai fini dell’installazione, dopo aver provveduto ad effettuare apposita SCIA, degli apparecchi ex art. 110, comma 6, lett. a) e b)”. L’amministrazione ha disatteso l’istanza in base al rilievo che per l’installazione dei suddetti apparecchi fosse necessaria l’autorizzazione ex art. 3, comma 1 [“L’esercizio delle sale da gioco e l’installazione di apparecchi per il gioco lecito sono soggetti ad autorizzazione del Sindaco del Comune territorialmente competente”] della L.R. Abruzzo 29 ottobre 2013, n. 40 [Disposizioni per la prevenzione della diffusione dei fenomeni di dipendenza dal gioco], di cui ha ritenuto non sussistessero i presupposti in ragione del mancato rispetto della distanza minima (300 metri) da un “luogo sensibile” (caserma compagnia carabinieri), con riferimento al comma 2 dello steso art. 3 [“L’autorizzazione all’esercizio di sale da gioco o all’installazione di apparecchi per il gioco lecito presso esercizi commerciali o pubblici non è rilasciata nel caso di ubicazione dei locali a distanza inferiore a 300 metri, misurati in base al percorso pedonale più breve, dai luoghi sensibili”] nonché all’art. 2, lett. c) [“Ai fini dell’applicazione della presente legge: … c) per luoghi sensibili devono intendersi: … IV) le caserme militari…”].

2 – Chiedendo l’annullamento degli atti indicati in epigrafe, la ricorrente ha sostenuto:

– l’inapplicabilità della normativa regionale, posto che la legittimazione ad installare i dispositivi in questione le deriverebbe dalle autorizzazioni conseguite all’esito della procedura di emersione in base a normativa (il co. 643 citato) preordinata a soddisfare interessi facenti capo allo Stato ex art. 117 Cost. e quindi estranei alle competenze regionali;

– che, laddove non si accedesse a tale ricostruzione del quadro normativo, la disciplina regionale e lo stesso co. 643 cit. “andrebbero disapplicati per violazione degli artt. 49 ss. e 56 ss. del TFUE nonché dei principi comunitari di legittimo affidamento, correttezza e buona fede, certezza, ragionevolezza e non discriminazione, in quando l’adesione alla procedura di emersione muoveva dal presupposto che la rete “sanata” potesse, senza ulteriori impedimenti, esercitare l’attività di raccolta scommesse ed installare gli apparecchi di cui all’art. 110”;

– la “illegittimità costituzionale e/o comunitaria” della legge regionale n. 40 del 2013 nel suo complesso e comunque del predetto art. 2, comma 1 lett. c), nella parte in cui irragionevolmente include “IV) le caserme militari” tra i “luoghi sensibili”.

3 – Resiste in giudizio il Comune, che con memoria ha concluso per il rigetto del ricorso.

Si è costituita in giudizio anche l’intimata Regione Abruzzo per evidenziare la sua estraneità alla controversia e chiedere l’estromissione dal giudizio.

4 – Come emerge dai punti precedenti, la questione di legittimità costituzionale è proposta in via subordinata, visto che la ricorrente sostiene in via principale la tesi della inapplicabilità della legge regionale perché viziata da “illegittimità comunitaria” o comunque in quanto la fattispecie sarebbe disciplinata da legge statale speciale e posteriore.

Il che richiede che il Collegio si pronunci su tali questioni, definendo il giudizio rispetto ai relativi capi di impugnazione.

4.1 – In via preliminare la Regione Abruzzo va estromessa dal giudizio in quanto palesemente estranea alla controversia, in cui non viene in discussione alcun atto che riconduca all’amministrazione regionale.

4.2 – Va poi superato il dubbio di ammissibilità del ricorso, evocato dalla difesa comunale allorché ha evidenziato la competenza del SUAP nell’adozione del provvedimento conclusivo sulla richiesta di autorizzazione di cui alla citata legge regionale, sicché il proprio atto non assumerebbe carattere provvedimentale.

Va in proposito considerato che la tesi della ricorrente è che l’installazione degli apparecchi in questione non necessiti di ulteriori autorizzazioni rispetto a quelle conseguite all’esito della procedura di regolarizzazione e che, comunque, la legge regionale non sia, per vari motivi, applicabile alla fattispecie, tant’è che ha richiesto al Comune ciò che considerava un mero adempimento formale, ovvero il rilascio della “Tabella” da esporre a seguito dell’installazione degli apparecchi di cui all’art. 110, co. 6, TULPS, che avrebbe poi materialmente effettuato previa relativa segnalazione di inizio attività. Sembra dunque evidente che laddove tale tesi fosse fondata, l’atto impugnato costituirebbe un illegittimo diniego di quanto richiesto, poiché interamente fondato su normativa illegittima o comunque inapplicabile alla fattispecie. D’altronde, laddove il ricorso fosse accolto limitatamente alla censura diretta contro la previsione che include le “caserme militari” tra i luoghi “sensibili” all’esito del giudizio di costituzionalità, non si profilerebbero ulteriori impedimenti per il rilascio dell’autorizzazione di cui all’art. 3 l.r. cit., e quindi per l’ulteriore prosieguo dell’iter interrotto dall’atto impugnato.

Il ricorso è dunque ammissibile in quanto diretto contro atto che conclude l’iter definendo negativamente l’istanza presentata.

4.3 – Le censure proposte in via principale sono comunque infondate.

In particolare, non può essere condivisa la tesi della inapplicabilità della disciplina regionale alle attività autorizzate ai sensi dell’art. 1, comma 643, l. 190/2014. La legge regionale in esame attiene, infatti, alla materia “tutela della salute”, come di recente ribadito dalla Corte costituzionale con sentenza n. 108 del 2017, ed è quindi preordinata alla cura di interessi diversi da quelli presi in considerazione dal legislatore statale. Poiché la disciplina statale e quella regionale operano in ambiti diversi, non si profila tra le stesse alcun conflitto applicativo che debba essere risolto in base al criterio di specialità.

Ha osservato la Corte che “La norma regionale si muove su un piano distinto da quella del TULPS. Per quanto si è detto, essa non mira a contrastare i fenomeni criminosi e le turbative dell’ordine pubblico collegati al mondo del gioco e delle scommesse, ma si preoccupa, «piuttosto, delle conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli», segnatamente in termini di prevenzione di «forme di gioco cosiddetto compulsivo» (sentenza n. 300 del 2011). In quest’ottica, la circostanza che l’autorità comunale, facendo applicazione della disposizione censurata, possa inibire l’esercizio di una attività pure autorizzata dal questore – come nel caso oggetto del giudizio principale – non implica alcuna interferenza con le diverse valutazioni demandate all’autorità di pubblica sicurezza”.

Ciò evidenzia che la normativa in questione è nel suo complesso preordinata alla tutela di interessi generali e legittimamente preclude l’insediamento dell’attività economica in prossimità di luoghi che si caratterizzano per il fatto di essere frequentati da soggetti “deboli”, senza che ne emerga alcun contrasto con i principi del Trattato UE.

Non essendo evocate norme comunitarie provviste di effetto diretto con cui la normativa regionale si porrebbe in contrasto insanabile in via interpretativa (cfr. Corte Cost. 227/2010), non vi è nemmeno spazio per l’esercizio del potere-dovere del giudice di disapplicare quest’ultima. Più in generale, non risulta evocata alcuna norma comunitaria quale parametro di legittimità della disciplina regionale, sicché nemmeno si profilano dubbi interpretativi del diritto U.E. da risolvere in via pregiudiziale.

Devono ritenersi quindi infondate le censure proposte in via principale.

4.4 – Va ulteriormente rilevata la manifesta infondatezza dei profili di costituzionalità con cui sono stati riproposti quelli già sollevati da TAR Lecce, sez. I, ordinanza 22 luglio 2015 n. 2529. Si tratta di aspetti che mettono in discussione la possibilità per le regioni di introdurre norme a tutela dei luoghi sensibili e comunque di poterlo fare al di fuori della programmazione nazionale di cui all’art. 7, co. 10, D.L. 158/2012, questioni che sono state tuttavia giudicate infondate dalla citata Corte Cost. 11 maggio 2017 n. 108: “Nella specie, il legislatore pugliese non è intervenuto per contrastare il gioco illegale, né per disciplinare direttamente le modalità di installazione e di utilizzo degli apparecchi da gioco leciti e nemmeno per individuare i giochi leciti: aspetti che – come posto in evidenza dalle citate sentenze n. 72 del 2010 e n. 237 del 2006 – ricadono nell’ambito della materia «ordine pubblico e sicurezza», la quale attiene alla prevenzione dei reati ed al mantenimento dell’ordine pubblico, inteso quale «complesso dei beni giuridici fondamentali e degli interessi pubblici primari sui quali si regge la civile convivenza nella comunità nazionale» (tra le altre, sentenze n. 118 del 2013, n. 35 del 2011 e n. 129 del 2009). Il legislatore regionale è intervenuto, invece – come già anticipato – per evitare la prossimità delle sale e degli apparecchi da gioco a determinati luoghi, ove si radunano soggetti ritenuti psicologicamente più esposti all’illusione di conseguire vincite e facili guadagni e, quindi, al rischio di cadere vittime della “dipendenza da gioco d’azzardo”: fenomeno da tempo riconosciuto come vero e proprio disturbo del comportamento, assimilabile, per certi versi, alla tossicodipendenza e all’alcoolismo. La disposizione in esame persegue, pertanto, in via preminente finalità di carattere socio-sanitario, estranee alla materia della tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza, e rientranti piuttosto nella materia di legislazione concorrente «tutela della salute» (art. 117, terzo comma, Cost.), nella quale la Regione può legiferare nel rispetto dei principi fondamentali della legislazione statale”.

Tali rilievi sono dunque manifestamente infondati in quanto dedotti con riferimento a considerazioni analoghe a quelle già disattese dalla Corte.

4.5 – Residua la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2 della legge regionale nella parte in cui include le caserme militari tra i luoghi sensibili, che il collegio ritiene rilevante e non manifestamente infondata nei termini di cui a separata ordinanza di rimessione della questione alla Corte costituzionale. Ogni altra decisione va rinviata all’esito della definizione della predetta questione di legittimità costituzionale, restando il giudizio nel frattempo sospeso.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo sezione staccata di Pescara, non definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo rigetta nella parte indicata in motivazione; riserva ogni altra decisione all’esito del giudizio di legittimità costituzionale, come da separata ordinanza di rimessione degli atti alla Corte costituzionale.

Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 21 aprile 2017 con l’intervento dei magistrati:

Amedeo Urbano, Presidente

Alberto Tramaglini, Consigliere, Estensore

Massimiliano Balloriani, Consigliere

 
 
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Alberto Tramaglini Amedeo Urbano
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO

 

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