L’applicazione dellle distanze minime prevista dalla legge della Puglia sul gioco d’azzardo non può essere estesa considerando come luoghi sensibili anche le associazioni private, sopratutto se non riconosciute.

Lo stabilisce il Tar Puglia accogliendo il ricorso di un esercente contro il Questore di Lecce.

Per i giudici ” l’autorizzazione all’esercizio delle sale da gioco e all’installazione di apparecchi da gioco – lecito “non viene concessa nel caso di ubicazioni in un raggio inferiore a cinquecento metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, oratori, impianti sportivi e centri giovanili, centri sociali o altri istituti frequentati principalmente da giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale e, inoltre, strutture recettive per categorie protette”.

La citata disposizione regionale, quale norma di divieto, reca un elenco che deve ritenersi tassativo e, quindi, di stretta interpretazione. In questo senso depone il suo dato letterale, non comparendo in esso formule che denotino un intento puramente esemplificativo.

Deve, inoltre, osservarsi che nell’elenco figurano unicamente luoghi aperti al pubblico o in cui vengono svolti servizi lato sensu pubblici o di primario interesse pubblico (“istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, oratori, impianti sportivi e centri giovanili, centri sociali” etc.). Ciò porta ad escludere che la sua portata possa essere estesa alle associazioni private (peraltro, non riconosciute) ancorché svolgenti attività rivolte a fasce giovani di età. Siffatta applicazione analogica, anche in ragione della presenza diffusa e capillare di siffatte figure soggettive sul territorio, amplierebbe a dismisura ed in maniera assolutamente irragionevole il campo del divieto frustrando oltremodo la libertà di iniziativa economica ed esponendo la norma a dubbi di costituzionalità per violazione dell’art. 41 Cost..”