tar tribunale
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Il Tar Calabria – sezione staccata di Reggio Calabria – ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato dal titolare di una ditta individuale contro Ministero dell’Interno e Prefettura in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della informazione antimafia interdittiva.

Per il Tar “Ritenuto, sia pur nella sommarietà dell’esame propria della fase cautelare, che il provvedimento impugnato appare fondato su una motivazione sufficientemente articolata e circostanziata, immune dalle sollevate censure di travisamento dei fatti e di manifesta contraddittorietà ed illogicità; Ritenuto in particolare che:

– il dato relativo al qualificato rapporto di parentela (coniugio) con il -OMISSIS-, lungi dall’essere assunto nella sua rigida materialità, evidenzia implicazioni logico-presuntive tali da convincere sul piano indiziario che l’attività imprenditoriale della ricorrente possa essere esposta all’attuale e concreto pericolo di ingerenza da parte della criminalità organizzata;

-il -OMISSIS-, infatti, è attualmente ristretto in carcere in virtù di sentenza penale di condanna non irrevocabile per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e per reati-fine di cui è stato il promotore e l’organizzatore (truffa e gestione illegale di scommesse e gioco del poker) anche dall’interno della tabaccheria gestita dalla ricorrente (vedasi ordinanza Tribunale del Riesame di Reggio Calabria che dà atto dell’assidua presenza dello stesso -OMISSIS-all’interno del locale gestito dalla moglie dove concordava appuntamenti con vari soggetti; a tal proposito, pare rivestire un rilievo secondario il fatto che il locale sia stato dissequestrato, attesa la diversità dei presupposti della misura penale e la natura altamente preventiva dell’interdittiva oggi impugnata, che lascia comunque intravedere gli estremi di una condotta soggiacente della ricorrente in relazione ai comportamenti del marito);

-il menzionato procedimento penale riguarda lo stesso settore commerciale a cui è dedita la ricorrente, essendo irrilevante la circostanza dell’assenza all’interno del locale di apparecchiature prive attualmente di connessione telematica che possano essere utilizzate per la raccolta delle scommesse su piattaforma di gioco on line, ben potendo queste ultime essere attivate in ogni momento dalla ricorrente che ne mantiene la licenza e la continuità nell’oggetto sociale;

-proprio pochi mesi prima dell’arresto del -OMISSIS-, la ricorrente ha deciso di cambiare l’intestazione dell’esercizio commerciale cancellando dalla ditta il nome di battesimo del marito;

Ritenuto che il contesto familiare e la stessa posizione del suocero -OMISSIS–OMISSIS- controllato a più riprese con soggetti controindicati e coinvolti in reati della stessa indole di quelli per i quali il marito della ricorrente è attualmente in stato di custodia cautelare – conferiscano al rapporto di parentela quell’intensità e concretezza sufficiente a far persuadere, per la logica del “più probabile che non”, che la ditta non sia allo stato ancora del tutto estranea a dinamiche ispirate ad una regìa familiare, quantomeno di fatto, ovvero che le “decisioni sulla sua attività possano essere influenzate, anche indirettamente, dalla mafia attraverso la famiglia, o da un affiliato alla mafia mediante il contatto col proprio congiunto” (cfr di recente Cons. St., sez. III, 20.09.2018, n.5480);

Rilevato che la giurisprudenza ha avuto modo di sottolineare come anche la circostanza che si tratti in concreto di un’impresa individuale, come nel caso de quo, può far plausibilmente ritenere che sia più facile un suo condizionamento rispetto a ciò che può avvenire nei confronti di una società (in tal senso, Cons. St., sez. III, 06.09.2012, n. 4740, che ha confermato la sentenza di questo T.A.R., n. 158/2011);

Ritenuto, dunque, che gli elementi complessivamente tenuti presenti dall’Autorità prefettizia consentono di apprezzare la logicità e ragionevolezza della prognosi di pericolo di infiltrazione configurata nell’interdittiva gravata, alla stregua della natura intrinsecamente ed altamente preventiva propria dell’atto di cui trattasi;

Ritenuto di porre le spese della presente fase a carico della parte soccombente;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria Sezione Staccata di Reggio Calabria così provvede:

-respinge la domanda cautelare;

-condanna la ricorrente al pagamento delle spese della presente fase cautelare in favore delle Amministrazione resistenti, che liquida in € 800,00 (ottocento/00)”.

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