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(Jamma) – Le pronunce rese all’esito delle Camere di Consiglio del 16 novembre 2016, con sentenze in parte depositate il 18 Gennaio 2017, in alcuni casi non si sono limitate soltanto ad affrontare il tema del Bando Monti ma hanno trattato anche argomenti procedurali di un certo interesse e questioni di merito talvolta dibattute sopratutto dinanzi ai Tribunali e in sede di riesame che ancora oggi sono di una certa attualità.
Dal punto di vista procedurale, da notare la sentenza n. 53935/16 con cui la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso della difesa, ha confermato l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Frosinone, che aveva dichiarato l’inammissibilità di un riesame depositato presso la cancelleria del Tribunale del Foro di appartenenza del difensore (Roma), anziché presso la Cancelleria del Tribunale competente territorialmente (Frosinone). Con ciò disattendendo diverso orientamento affermato in precedenza dalla stessa Suprema Corte e in tal modo introducendo un tema procedurale, a questo punto “contrastato”, di particolare interesse sopratutto per gli avvocati.

Di diverso spessore sul piano generale la Sentenza “Davi'” con cui la Cassazione ha dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza il ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Palermo avverso ordinanza favorevole all’indagato, collegato a bookmaker austriaco, resa dal Collegio di Riesame in accoglimento del ricorso avanzato dagli avvocati Marco Ripamonti appartenente al Foro di Viterbo e Valentina Castellucci del Foro di Palermo.

Il Collegio palermitano aveva annullato il sequestro preventivo ravvisando il contrasto del Bando Monti rispetto al Trattato UE con discriminazione patita dal bookmaker e dalla preposta, ritenendo a tal fine sufficiente, ed a tal proposito disattendendo la memoria illustrativa del PM, che la sola comunicazione dei motivi ostativi (CMO) già contenesse le ragioni del preannunciato diniego alla richiesta 88 tulps, basate esclusivamente sulla carenza del titolo concessorio in capo all’operatore trasfrontaliero, evidentemente discriminato.

In definitiva, il Collegio di Riesame ha rilevato come la comunicazione dei motivi ostativi (CMO) debba contemplare e, quindi, anticipare tutte le ragioni poste a base del provvedimento di diniego che non può estendersi ad ulteriori argomenti.

La Procura di Palermo ha avanzato ricorso sulla base di due motivi: il primo relativo alla questione Bando Monti, il secondo relativo al fatto che, per invocare la disapplicazione della norma penale, l’indagato avrebbe dovuto attendere la notifica del diniego non essendo a ciò sufficiente la sola CMO.

La Corte di Cassazione, all’esito della Camera di Consiglio ed ascoltato il Procuratore Generale e l’avv.Marco Ripamonti per la difesa, ha dichiarato inammissibile il gravame della Procura per manifesta infondatezza e, quanto, alla questione del diniego, ha statuito come segue: “Dunque ciò che rileva, ai fini della disapplicazione della norma interna, è la circostanza che il diniego di rilascio dell’autorizzazione sia fondato sull’assenza di concessione in capo all’operatore straniero che è stato illegittimamente discriminato dalla norma interna. In altri termini ciò che rileva, nel giudizio avanti al Tribunale, è il fatto che il diniego sia argomentato sulla base dei motivi sopra evidenziati, risultando del tutto irrilevante la necessità di attesa del provvedimento conclusivo dell’iter amministrativo, e che questo sia illegittimo per effetto della discriminazione operata dalla norma interna nei confronti dell’operatore straniero“.

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