L'Aula Magna della Corte di Cassazione a Roma durante un'assemblea dell'ANM ( Associazione Nazionale Magistrati), in una recente immagine d'archivio. "Non bastano modifiche: l'emendamento Pini che prevede la responsabilità diretta va stralciato per garantire autonomie e indipendenza dei magistrati". Questa la posizione espressa dalla delegazione dell'Anm in un'audizione alla commissione Giustizia del Senato che dovrà presentare un parere sulla legge Comunitaria. "L'Europa non chiede di introdurre una responsabilità diretta, anzi la esclude. Il principio della responsabilità dello Stato nei confronti del singolo danneggiato per le violazioni del diritto comunitario da parte dei propri organi giurisdizionali di ultima istanza non comporta l'affermazione di una responsabilità risarcitoria del singolo giudice per l'errore commesso". Lo sottolinea uno dei passaggi del documento consegnato oggi alla Commissione giustizia del Senato dalla delegazione dell'Anm che ha chiesto lo stralcio, dalla legge comunitaria, dell'emendamento che introduce la responsabilità delle toghe. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO
Due pronunce della Corte di Cassazione a favore di altrettanti centri collegati a Stanleybet. La Terza sezione penale ha annullato con rinvio ai rispettivi tribunali i casi dei titolari di due centri condannati per raccolta abusiva di scommesse.

Nei ricorsi si fa riferimento alla cessione gratuita della rete a fine concessione, clausola inserita nel bando del 2012 e ritenuta dalla Corte di Giustizia Ue in contrasto con i principi dell’Unione.

I giudici ricordano che ” la verifica della discriminazione, secondo i parametri sopra indicati, deve essere affidata al giudice del merito, esulando la stessa dai limiti cognitivi assegnati alla Corte di cassazione. Essa dovrà essere compiuta, sulla base dei parametri indicati nelle pronunce della Corte di giustizia, onde verificare la “antieconomicità” derivante dalla “virtuale” partecipazione, per la Stanley, alle gare indette a seguito del d.l. n. 16 del 2012 sulla base del valore venale dei beni da impiegare e del profitto comunque ragionevolmente ricavabile dall’attività di raccolta delle scommesse, secondo un giudizio di tipo prognostico ricavabile da criteri legati all’id quod plerumque accidit”.