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Il bookmaker estero, privo di concessione, che opera in Italia attraverso un Centro Trasmissione Dati, risponde in solido per l’attività che ha generato il debito di imposta.

Così si è espressa la Commissione Tributaria del Lazio nel merito di una contraversia tra un operatore di gioco estero, privo di concessione per la raccolta di scommesse, e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Nell’ambito dei controlli effettuati a livello nazionale dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli dello Stato (AAMS), tesi a recuperare l’imposta unica sulle scommesse dovuta dai soggetti che raccolgono in Italia scommesse, in assenza di licenza di pubblica sicurezza, ex art. 88 del Tuir ed in assenza di concessione rilasciata dal Ministero Economia e Finanze, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli regionale del Lazio, contestava ad un CTD
attività irregolare di raccolta scommesse per conto di un bookmaker non
autorizzato ad operare in Italia e, pertanto, non collegato al Totalizzatore nazionale.

Dal controllo, per il periodo dal 2009 al 2011, sull’assolvimento degli obblighi tributari connessi al pagamento dell’Imposta Unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse, dovuta ai sensi del D. lgs. 504/98, giusta interpretazione fornita dall’art. l, co. 66 della L. 220/1 O, l’Ufficio poteva desumere che il CTD aveva esercitato “la raccolta di scommesse, mediante una organizzazione imprenditoriale autonoma con la quale rendeva disponibile al pubblico
l’accettazione e l’erogazione di denaro a titolo di puntate e vincite, per scommesse quotate dal bookmaker estero, non autorizzato ad operare in Italia; emergeva altresì che non vi era
documentazione dalla quale fosse possibile distinguere l’accettazione delle giocate fino a sette eventi da quelle oltre sette eventi, per la corretta applicazione dell’aliquota di imposta dovuta. Conseguentemente l’Ufficio determinava l’imposta unica, applicando l’aliquota massima prevista per ciascuna tipologia di scommessa, trattandosi di scommesse non affluite al Totalizzatore Nazionale, ed emetteva nei confronti del CTD nazionale, in qualità
di obbligato principale e nei confronti del bookmaker, obbligato a titolo solidale, l’Avviso di Accertamento con cui richiedeva l’imposta unica dovuta sulla raccolta di scommesse effettuata nel 2009, calcolata in via induttiva.

La Commissione Tributaria Provinciale rigettava i ricorsi, nel presupposto della
sussistenza in capo al CTD, privo di licenza ex art. 88 del TULPS, ed in capo al bookmaker estero, privo di concessione rilasciata da ADM, dei tre presupposti (oggettivo, soggettivo e territoriale, richiesti dal D. Lgs. 504/98, per l’applicazione dell’Imposta Unica sulle scommesse.

La Commissione Tributaria del Lazio, chiamata ad esprimersi sul ricorso, ha ritenuto di respingerlo confermando l’operato accertativo nei confronti della società estera obbligata in
solido.
La Commissione ha osservato che la Corte di Giustizia Europea ha ribadito in ogni occasione, la compatibilità della normativa italiana con i principi di libertà, concorrenza e di legittimo affidamento enunciati dal Trattato Cee e quindi la compatibilità dell’ordinamento
nazionale con i principi comunitari. La Commissione ha ritenuto “fondata l’applicabilità dell’Imposta Unica, non solo ai soggetti muniti di concessione, ma anche a quelli che esercitino l’attività senza concessione come affermato anche dalla “Corte Costituzionale con secondo cui “l’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse è comunque dovuta,
ancorchè la raccolta del gioco, compresa quella a distanza, avvenga in assenza della concessione rilasciata dal Ministero Economia e Finanze”.
Per gli anni di imposta fino al 2011 “non risulta irragionevole l’equiparazione, ai fini tributari, del titolare della ricevitoria al bookmaker, posto che, afferma la Corte, “le differenze tra il contributo rispettivamente prestato dalla ricevitoria e dal bookmaker alla complessiva attività di raccolta delle scommesse, non escludono affatto -anzi presuppongono- che entrambi i soggetti partecipano, sia pure su piani diversi e secondo differenti modalità operative, allo svolgimento di quella attività di organizzazione ed esercizio delle scommesse sottoposta ad imposizione”.

Susiste quindi “la responsabilità solidale sostanziale e non solo formale, tra il CTD ed il Bookmaker ex L. 220/10, anche se quest’ultimo insorge affermando di non aver partecipato all’attività accertativa. Del resto se dalla non assoggettabilità del ricevitore nazionale all’imposta, per il periodo fino al 2011, dovesse derivare la non assoggettabilità anche del bookmaker, per tutto il periodo fino al 2011, verrebbe meno l’operatività del principio affermato dalla stessa Corte secondo cui “è irragionevole che gli operatori privi di concessione siano favoriti fiscalmente rispetto agli operatori legali, per il solo fatto di non aver ottenuto la necessaria concessione”.
Tutti, insomma, “sono tenuti all’adempimento dell’obbligazione impositiva, per avere partecipato concorso alla realizzazione detto presupposto”.

Tenendo conto della sentenza della Corte Costituzionale  che stabilisce l’illegittimità costituzionale dell’art. 3 del decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504 nella parte in cui prevedono che – nelle annualità d’imposta precedenti al 2011 – siano assoggettate all’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse le ricevitorie operanti per conto di soggetti privi di concessione, l’unico soggetto tenuto aversare le imposte è il bokkmaker.

 

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