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(Jamma) – La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso contro la Corte di appello di Lecce che aveva ritenuto colpevole di peculato un incaricato di pubblico servizio quale esercente l’attività di gestione del gioco del lotto, per essersi appropriato delle somme concernenti le giocate effettuate nelle settimane del 13 e del 20 ottobre 2009, pari rispettivamente ad € 3.349,59 e 1.615,19, per un totale complessivo di € 4.964,78, disponendone la condanna alla pena finale di anni uno e mesi cinque di reclusione, oltre a quella accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

I Supremi giudici hanno invece annullato senza rinvio la sentenza impugnata “perché il fatto non costituisce reato”, sposando la tesi del legale ricorrente, per il quale “il giudice territoriale abbia fatto luogo ad una indebita sovrapposizione fra capacità d’intendere e dolo del reato contestato, travisando totalmente le emergenze processuali, per non aver considerato come la condotta posta in essere dall’imputato – peraltro sostanziatasi in un mero ritardato versamento – fosse stata originata dalle descritte vicissitudini personali”, che hanno condotto la Commissione Medica dell’I.N.P.S. a dichiarare il gestore “invalido con riduzione permanente della capacità lavorativa dal 74 al 99%, e non certo dalla volontà del medesimo di sottrarsi all’adempimento dell’obbligazione a suo carico; che si assume costituire riprova la constatazione del danno – e non certo del vantaggio – subito dal punto di vista economico, avendo il prevenuto corrisposto la somma dovuta all’Erario (comunque garantito da una ben più capiente polizza fideiussoria per C 6.120,00), “con l’aggravio di interessi e sanzioni, ovviamente assolutamente rilevanti, come evincibile negli atti di causa”. Per la Cassazione dunque “il ricorso è fondato e va pertanto accolto”.

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