Il Tar Basilicata ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha respinto l’istanza di riassegnazione della ricevitoria del lotto annessa ad una rivendita in Lagonegro (PZ); del parere con cui la Direzione Centrale Giochi Numerici e Lotterie dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha espresso parere negativo alla riassegnazione della ricevitoria del lotto annessa ad una rivendita in Lagonegro (PZ).

La ricorrente è stata a lungo coadiutrice della richiamata rivendita di tabacchi; in data 20/2/2015, detta rivendita è stata dichiarata decaduta per debiti fiscali; sin dal 25/3/2015, la ricorrente ha rivolto alla locale sezione territoriale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli istanza di assegnazione della rivendita ai sensi dell’art. 28 della L. n. 1293/1957; sennonché l’Amministrazione, con atto direttoriale n. 10 dell’8/1/2016, ha subordinato l’istruttoria della pratica alla previa estinzione del debito gravante sulla rivendita; la ricorrente ha reiterato la richiesta di assegnazione in data 3/10/2016, dopo che l’Amministrazione aveva concordato con il concessionario il piano di rateizzazione del debito; con nota del 22/11/2016 prot. n. 81013, il responsabile del procedimento ha comunicato che solo “con la estinzione del debito, la S.V. potrà ripresentare nuova richiesta di subentro, ex art. 28 L. 1293/57”, “sempre che la rivendita in questione, attualmente chiusa, non sia stata nel frattempo soppressa”; con istanza del 16/5/2017, la coadiutrice, esaurita la richiamata pendenza fiscale, ha nuovamente fatto istanza per l’assegnazione della rivendita ai sensi dell’art. 28 cit.; l’Amministrazione, malgrado detta istanza, ha soppresso la rivendita con provvedimento n. 218 del 14/7/2017; tale determinazione è stata annullata da questo T.A.R. con sentenza 1/7/2019, n. 568, nella quale si è dato ordine all’Amministrazione di pronunciarsi sull’istanza di riassegnazione; con gli atti impugnati in questa sede, l’Amministrazione, pur consentendo alla riassegnazione della rivendita, ha espresso avviso negativo in merito all’annessa ricevitoria lotto, deducendo, come si desume testualmente dal parere del 24/9/2019, l’esistenza di ragioni ostative di natura reddituale (“il reddito medio delle ricevitorie nel medesimo comune ove insiste la ricevitoria è attualmente inferiore ai limiti di raccolta previsti dall’art. 3 del d.d. 12 dicembre 2003”) e di mercato (“il notevole lasso di tempo intercorso dalla revoca della concessione della ricevitoria del lotto ha determinato la ridefinizione dell’assetto distributivo della rete nel comune di Lagonegro”).

Per il Tar “il ricorso è fondato. Vanno positivamente apprezzati, con valore assorbente di ogni altra censura, il quarto e il quinto dei motivi di ricorso, deducenti la violazione dell’art. 28 della L. n. 1293/1957 (“In caso di vacanza della rivendita, al coadiutore che abbia compiuto almeno sei mesi di servizio senza dar luogo a rilievi, può essere assegnata la rivendita stessa a trattativa privata”).

Invero, in adesione alla giurisprudenza amministrativa che si è già occupata del tema (cfr. T.A.R. Campania, sez. III, 2/9/2011, n. 4321; id. 4/10/2010, n. 17585; T.A.R. Piemonte, sez. II, 16/10/2015, n. 1483), deve ritenersi che la menzionata disposizione, applicabile anche alle ricevitorie del lotto in virtù dell’estensione operata dall’art. 6 della L. n. 85/1990, manifesta un evidente favor per la continuità della gestione dell’esercizio in caso di vacanza, per qualsiasi motivo, del titolare. La norma, infatti, consente di assegnare a trattativa privata la rivendita o la ricevitoria rimasta vacante al coadiutore o ai parenti del vecchio concessionario con una procedura ad hoc (trattativa privata in luogo dell’asta pubblica), nell’ambito della quale all’Amministrazione sono riservate valutazioni di opportunità (la rivendita “può essere assegnata”) che, tuttavia, sono diverse e ulteriori rispetto al riscontro dei parametri di stretta legittimità che vanno apprezzati in caso di apertura di un nuovo punto di raccolta delle giocate (quali, ad esempio, i ricavi medi nel Comune, la distanza da altre ricevitorie).

A ciò consegue, l’evidente contrasto tra le divisate ragioni ostative alla riassegnazione della ricevitoria in questione e l’invocato parametro normativo di governo della fattispecie, avendo l’Agenzia intimata fondato la determinazione reiettiva su ragioni non pertinenti, in quanto riguardanti l’attivazione di nuove ricevitorie e non la riassegnazione di quelle già in essere. In tal modo, peraltro, è stata del tutto pretermessa la doverosa valutazione dell’interesse pubblico che informa la disciplina dell’art. 28 cit. nel senso della continuità dell’attività della ricevitoria, al fine di evitare interruzioni del servizio e nocumento agli interessi fiscali.

Inoltre, non è positivamente apprezzabile neppure il segmento motivazionale dell’atto impugnato relativo al “notevole lasso di tempo intercorso dalla revoca della concessione della ricevitoria del lotto”, in specie dal 20/2/2015, dovendosi al riguardo osservare che:

– la ricorrente, come esposto in narrativa, sin dal 25/3/2015 aveva manifestato l’intendimento di subentrare nella rivendita;

– l’Amministrazione, senza respingere tale pretesa, ne aveva meramente subordinato la considerazione alla estinzione del debito pregresso;

– la soppressione della rivendita è stata annullata da questo T.A.R. proprio perché mancava una determinazione in ordine alla istanza di assegnazione della rivendita (e, dunque, dell’annessa ricevitoria).

Talché, deve ritenersi che, non essendo il tempo trascorso imputabile all’inerzia della ricorrente, detto elemento non può, oggi, costituire ragione di ostacolo all’assegnazione della ricevitoria.

5. In conclusione, per quanto esposto, il ricorso si presenta fondato e, dunque va accolto. Per l’effetto, va disposto l’annullamento degli atti impugnati nei limiti dell’interesse della ricorrente.

6. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate nel dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato nei limiti dell’interesse della ricorrente.

Condanna l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli al pagamento delle spese di lite in favore della ricorrente, quantificandole forfetariamente nella somma di euro 2.000,00 (duemila/00), oltre accessori di legge e al rimborso del contributo unificato”.