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Il Tar Calabria ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato contro la Questura di Cosenza in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento di revoca di licenza raccolta scommesse.

Per il Tar “ritenuto che non ricorrono, nel caso di specie, le denunciate violazioni del T.U.L.P.S., sul rilievo che l’Amministrazione, nel revocare al ricorrente la licenza per la raccolta di scommesse, ha escluso la sussistenza del requisito della buona condotta sulla scorta di episodi concreti, dalla indubbia valenza indiziaria, idonei a disvelare lo stretto legame di quest’ultimo con il figlio di un “capo cosca” della zona; considerato, infatti, che in ragione delle finalità di prevenzione e di tutela della sicurezza pubblica e di lotta contro le infiltrazioni della criminalità organizzata (Corte Cost. 31 marzo 2015, n. 56) perseguite nella specie dall’Autorità di polizia avvalendosi della potestà ampiamente discrezionale ad essa, in tale ambito, riconosciuta, ben possono costituire idonei presupposti di provvedimenti sfavorevoli e repressivi fatti e circostanze privi in sé di significato penale e non riconducibili direttamente alla responsabilità del soggetto richiedente, ma significativi e rilevanti sul piano prognostico, ivi inclusi accadimenti potenzialmente rivelatori di possibili influenze e condizionamenti negativi della sua futura condotta, o rivelatori di possibili fatti di interposizione fittizia con finalità elusive di limiti e divieti (TAR Campania – Napoli, Sez. III, 19 febbraio 2014, n. 1062). Ritenuto pertanto, seppure al sommario esame tipico della presente fase, che non sia ravvisabile il fumus boni iuris e che il necessario bilanciamento tra i contrapposti interessi richiesto dalla valutazione del pregiudizio grave ed irreparabile, avute presenti le finalità sopra dette, non consenta di ravvisare il periculum in mora; ritenuto di regolare le spese della presente fase di giudizio, liquidate in dispositivo, in conformità al criterio della soccombenza. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima), respinge l’istanza di tutela cautelare. Condanna il ricorrente alla refusione delle spese della presente fase di giudizio, che liquida in complessivi euro 800,00 oltre accessori, se dovuti, come per di legge”.

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