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Il Tar Lazio ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Adm in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento adottato dal Direttore dell’Ufficio dei Monopoli per il Lazio recante la revoca della concessione lotto a Montelanico (RM).

“La revoca è avvenuta a causa del ritardo nell’effettuazione di alcuni versamenti dei proventi del gioco del lotto con conseguente compromissione del rapporto fiduciario, disponendo l’incameramento del deposito cauzionale e la chiusura a tempo indeterminato della ricevitoria lotto.

La parte ricorrente deduce l’illegittimità della revoca impugnata e degli atti consequenziali e connessi poiché la scelta di adottare la sanzione della revoca della gestione delle rivendite non sarebbe né automatica né obbligata, ma costituirebbe solo una delle possibili opzioni operative che l’Amministrazione può perseguire, come si si evince dall’art. 34 della legge n. 1293/1957 e soprattutto dal raffronto con il successivo art. 35, che, per qualsiasi irregolarità di gestione, consente all’amministrazione di adottare la meno incisiva misura della pena pecuniaria disciplinare, se le violazioni non siano ritenute di natura e gravità tali da comportare la disdetta o la revoca della gestione. Peraltro, il provvedimento di revoca impugnato interviene successivamente alla determinazione del Direttore dell’Ufficio Monopoli per il Lazio prot. 19280 del 13.3.2017 con la quale era stata disposta la riattivazione della ricevitoria lotto e l’archiviazione del procedimento di revoca della concessione del lotto, avviato con la comunicazione n.17717 del 6.3.2017. Ne discende, ad avviso della ricorrente, che, in assenza di ulteriori ritardati versamenti o di altre irregolarità, l’Amministrazione resistente avrebbe violato il principio del ne bis in idem, valutando nuovamente fatti già oggetto di archiviazione con determina prot.19820/2017.

Con gli ulteriori due motivi di ricorso parte ricorrente lamenta l’illegittimità della revoca impugnata per eccesso di potere per difetto di motivazione, manifesto travisamento dei fatti, irragionevolezza, disparità di trattamento ed ingiustizia manifesta, nonché per violazione del principio di adeguatezza e di proporzionalità poiché il provvedimento non conterrebbe le effettive ragioni per le quali i ritardati versamenti, sempre intervenuti a pochi giorni dal termine previsto e relativi a somme minimali, integrino irregolarità così gravi da giustificare la sanzione della revoca, né sarebbe possibile comprendere la motivazione per la quale non è stata accolta, quale legittima esimente, la documentazione sanitaria prodotta dalla ricorrente.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, costituita in giudizio, ha ribadito la legittimità del proprio operato in quanto la ricorrente è venuta meno agli obblighi assunti con la sottoscrizione del contratto per la disciplina del rapporto di concessione della ricevitoria del lotto, avendo nell’arco di un biennio reiterato molteplici volte la medesima condotta illecita, consistente nel versamento tardivo dei proventi del lotto, in violazione della legge n. 1293/1957, della legge n. 528/1982, come modificata ed integrata dalla legge n. 85/1990 e dell’art. 30 del D.P.R. n. 303/1990, ai sensi del quale i ricevitori del lotto devono versare al Concessionario dello Stato per la riscossione i proventi del lotto (al netto delle vincite pagate e dell’aggio ad essi spettante) entro il giovedì della settimana successiva all’estrazione.

Con l’ordinanza n. 4791 del 15.9.2017 la Sezione ha accolto la domanda cautelare in quanto “l’azione dell’Agenzia risulta contraddittoria nella misura in cui, da una parte, ha concesso un termine per eseguire, seppure in ritardo, alcuni versamenti e, dall’altra, una volta eseguito il pagamento richiesto, ha negativamente valutato pregressi ritardati versamenti” ed ha ordinato all’amministrazione di rivalutare nuovamente la situazione della ricorrente entro trenta giorni dalla comunicazione o, se anteriore, dalla notificazione del provvedimento giurisdizionale.

Con motivi aggiunti, depositati il 21.11.2017, la ricorrente ha impugnato il provvedimento con il quale il Direttore dell’Ufficio dei Monopoli per il Lazio ha confermato, all’esito del riesame disposto da questa Sezione, la revoca della concessione lotto, deducendone l’illegittimità per illegittimità derivata dall’atto gravato con il ricorso principale e per elusione del giudicato cautelare, concludendo per l’annullamento.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con memoria depositata il 18.1.2018, ha evidenziato l’assenza di contraddizione tra il provvedimento di sospensione cautelare prot. n. 17717 del 6.3. 2017, adottato in considerazione dell’omesso versamento della settimana contabile 15 febbraio/21 febbraio 2017, e il provvedimento di revoca prot. n. 35049 del 23.5.2017, impugnato dalla ricorrente, motivato, invece, dall’abituale violazione dell’art. 30 del D.P.R. n. 303/1990 e conseguentemente ha sostenuto la legittimità del provvedimento prot. n. 69243 del 12.10.2017 con il quale l’amministrazione nel dare esecuzione all’ordinanza del TAR n. 4791/2017 ha confermato, all’esito del riesame, la revoca della concessione lotto.

6. Con l’ordinanza n. 362 del 25.1.2018 la Sezione ha respinto la domanda cautelare “in quanto – dagli elementi di valutazione acquisiti in corso di causa – non emergono profili che inducono ad una ragionevole previsione sull’esito favorevole del ricorso, tenuto conto che il provvedimento impugnato si basa su una pluralità di ritardi che lo giustifica”.

7. All’udienza pubblica dell’11.7.2018, preso atto delle memorie ex art. 73 c.p.a., la causa è stata trattenuta in decisione.

8. Il ricorso e i motivi aggiunti, che possono essere trattati congiuntamente in considerazione della loro evidente connessione logico giuridica, sono infondati e vanno respinti per le seguenti ragioni.

9. Con il provvedimento prot. n. 35049 del 23.5.2017, impugnato con il ricorso principale, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, “vista la nota n. 23572 del 23.9.2017 con la quale veniva comunicata la sospensione fino al 28 aprile 2017 e l’avvio del procedimento di revoca della ricevitoria lotto a causa della violazione abituale dell’art. 30 del D.P.R. 303/1990, avendo il ricevitore versato in ritardo al concessionario i saldi dovuti per 7 settimane contabili nell’anno 2015, altre 13 settimane nel 2016 e 1 settimana nel 2017, senza peraltro mai fornire a questo Ufficio, in sede dei singoli ritardi contestati, chiarimenti e/o giustificazioni in merito ai motivi che non gli hanno consentito l’esatto adempimento dei proventi di gioco” e ritenuto che “la documentazione medica inviata a giustificazione dell’inesatto adempimento non può essere considerata esimente in quanto si riferisce ad eventi molto lontani nel tempo”, ha revocato la concessione lotto in Montelanico, disdicendo il contratto stipulato con la ricorrente per l’appalto della detta ricevitoria avente decorrenza dal 22.11.2011 e scadenza al 21.11.2020 e disponendo l’incameramento del 30% del deposito cauzionale e la chiusura a tempo indeterminato della ricevitoria.

9.1. A seguito dell’ordinanza cautelare n. 4791/2017 di questa Sezione, l’amministrazione resistente ha proceduto alla rivalutazione della fattispecie in esame ed ha confermato il provvedimento di revoca precedentemente assunto non ravvisando alcuna contraddittorietà nell’azione dell’Ufficio.

10. Il Collegio ritiene di poter trattare congiuntamente le censure sollevate dalla ricorrente nei confronti dei citati provvedimenti in quanto i vizi dedotti sono identici, lamentandosi con i motivi aggiunti l’illegittimità derivata del provvedimento di conferma, nonché in considerazione del fatto che con la determina prot. n. 69243 del 12.10.2017 l’Agenzia si limita a ribadire la decisione assunta con la prima determina, esplicitando in modo più articolato le ragioni poste a fondamento della stessa senza però procedere ad una nuova istruttoria.

10.1. Con la prima articolata censura parte ricorrente deduce l’illegittimità del provvedimento di revoca per violazione degli artt. 34 e 35 della legge 1293/1957 poiché l’Agenzia, pur non essendo obbligata ad adottare il provvedimento di revoca, avrebbe erroneamente posto a fondamento della sanzione irrogata fatti già valutati e archiviati. Infatti la determina impugnata è successiva al provvedimento prot. 19280 del 13.3.2017, con il quale è stata disposta la riattivazione immediata della ricevitoria lotto di cui la ricorrente è titolare e soprattutto è stato archiviato il procedimento di revoca della concessione, avviato con la comunicazione n.17717 del 6.3.2017, specificando che solo “…ove in futuro si riscontrassero ulteriori omissioni e ritardati versamenti dei proventi del gioco del lotto, o comunque altre irregolarità, si potrà procedere alla revoca della concessione del lotto…”.

Ne discende, pertanto, secondo la prospettazione della ricorrente, che l’Agenzia, nonostante non fossero intervenuti ulteriori ritardati versamenti, né tantomeno fossero state commesse altre irregolarità, avrebbe revocato la concessione lotto, sulla base di ritardati pagamenti per ciascuno dei quali è stata già regolarmente “scontata” una sanzione, violando in tal modo il principio del ne bis inidem e ponendo in essere un’attività illogica, contraddittoria e del tutto sproporzionata in confronto all’esiguità dei ritardi maturati e all’entità delle somme non versate nel rispetto del termine prescritto.

11. La censura è infondata e va disattesa.

11.1. Dalla documentazione versata agli atti da entrambe le parti si evince che: a) nel corso del biennio 2015/2017 la ricorrente è incorsa nella reiterata violazione dell’art. 30 del D.P.R. n. 303/1990, ai sensi del quale i ricevitori del lotto sono tenuti a versare i proventi del gioco entro il giovedì della settimana successiva all’estrazione, in quanto “ha versato in ritardo i proventi del gioco del lotto relativi alle settimane contabili 8 luglio/14 luglio 2015, 15 luglio/21 luglio 2015, 22 luglio/28 luglio 2015, 19 agosto/25 agosto 2015, 26 agosto/1 settembre 2015, 2 settembre/8 settembre 2015, 25 novembre/1 dicembre 2015, 16 dicembre/22 dicembre 2015, 6 aprile /12 aprile 2016, 20 aprile/26 aprile 2016, 27 aprile/3 maggio 2016, 4 maggio/10 maggio 2016, 1 giugno/7 giugno 2016, 15 giugno/21 giugno 2016, 22 giugno/28 giugno 2016, 29 giugno/5 luglio 2016, 13 luglio/19 luglio 2016, 31 agosto/6 settembre 2016, 9 novembre/15 novembre 2016”; b) che l’Agenzia ha disposto, con provvedimento prot. n. 17717 del 6.3.2017, la sospensione cautelare dell’attività della ricevitoria del lotto, intestata alla ricorrente, comunicando l’avvio del procedimento di revoca della concessione, a causa dell’omesso versamento dei proventi del gioco della settimana contabile 15 febbraio/21 febbraio 2017, e assegnandole un termine di 5 giorni per saldare l’omesso versamento; c) che la ricorrente ha versato l’importo omesso in relazione alla settimana contabile 15 febbraio/21 febbraio 2017 e conseguentemente l’Agenzia ha disposto la riattivazione della ricevitoria, non sussistendo i presupposti giuridici per revocare la concessione in applicazione dell’art. 2, comma 4, del contratto di concessione; d) che con atto prot. n. 23572 del 29.3.2017 l’Agenzia ha avviato un nuovo procedimento di revoca della concessione, ai sensi del combinato disposto del citato art. 30 del D.P.R. n. 303/1990 e dell’art. 34, punto 9, della Legge n. 1293/1957, ai sensi del quale “L’Amministrazione può procedere alla disdetta del contratto d’appalto o alla revoca della gestione delle rivendite nei seguenti casi: (…) 9) violazione abituale delle norme relative alla gestione ed al funzionamento delle rivendite. L’abitualità si realizza quando, dopo tre trasgressioni della stessa indole commesse entro un biennio, il rivenditore ne commetta un’altra, pure della stessa indole, nei sei mesi successivi all’ultima delle violazioni precedenti”, norma applicabile alle ricevitorie del lotto in virtù dell’estensione prevista dall’art. 6 della Legge n. 85/1990.

11.2. Ciò posto il Collegio rileva, in primo luogo, che devono ritenersi provate le violazioni del disposto dell’art. 30 del D.P.R. n. 303/1990 commesse da parte della ricorrente nel biennio 2015/2017 e che le stesse superano ampiamente il limite di quattro previsto dal citato art. 34, punto 9), della legge n. 1293/1957. Del resto la stessa ricorrente non contesta l’esistenza dei ritardati versamenti, ma si limita a sottolineare l’esiguità degli stessi, contenuti in pochi giorni, e la modesta entità delle somme da corrispondere, nonché a giustificarli con documentazione medica, ritenuta risalente nel tempo e inidonea da parte dell’Agenzia.

11.3. Secondo la consolidata giurisprudenza della Sezione, dalla quale non si ravvisano valide ragioni per discostarsi, “i reiterati versamenti con molti giorni di ritardo fanno venire meno il rapporto fiduciario, fondamentale nel rapporto concessorio, e che, attesa la gravità della violazione, non è prevista una gradualità della sanzione, ma esclusivamente la sanzione della revoca” (cfr. in termini tra le tante TAR Lazio, II, 18.3.2016, n. 3394). Tale affermazione è ulteriormente rafforzata dalla considerazione che “le disposizioni che sanzionano con la revoca della concessione le condotte di mero pericolo sono finalizzate a prevenire il rischio di grave danno all’Erario che potrebbe derivare dalla condotta del concessionario” (cfr. in termini TAR Lazio, II, 18.3.2016, n. 3394).

11.4. Ne discende, pertanto, che è esaustiva e non illogica la motivazione del provvedimento impugnato dalla quale si evince chiaramente che la gravità della condotta della ricorrente, connotata da continui e reiterati ritardi nel versamento dei proventi di gioco, giustifica l’adozione della revoca della concessione.

11.5. Né, ad avviso del Collegio, sussistono nel caso di specie la contraddittorietà dell’azione amministrativa e la violazione del principio del ne bis in idem, lamentati dalla ricorrente.

Dal raffronto tra il provvedimento, adottato in considerazione dell’omesso versamento della settimana contabile 15 febbraio/21 febbraio 2017, e il provvedimento di revoca impugnato dalla ricorrente e motivato dall’abituale violazione dell’art. 30 del D.P.R. n. 303/1990, non emerge alcuna contraddizione in quanto i predetti atti si fondano su presupposti e disposizioni normative diverse. Con il primo provvedimento viene, infatti, sanzionato il singolo ritardato versamento e viene assegnato alla ricorrente un termine per provvedere al versamento dello stesso, mentre con l’atto di revoca impugnato è sanzionata la condotta complessiva tenuta dalla ricorrente nel corso del biennio 2015/2017 e, pertanto, logicamente e legittimamente tale ultimo atto pone a proprio fondamento tutti i ritardati versamenti, ivi compreso quello del febbraio 2017.

11.6. Alla luce delle suesposte considerazioni il Collegio non ravvisa neanche la dedotta violazione del principio di adeguatezza e proporzionalità della sanzione irrogata, atteso che la revoca si fonda su una pluralità di ritardati versamenti da parte della ricorrente nel corso del biennio 2015/2017 e che i detti ritardi superano ampiamente il limite delle quattro violazioni nel biennio, previsto dall’art. 34, punto 9), della legge n. 1293/1957.

12. Deve, infine, essere disattesa anche la censura di violazione e/ o elusione del giudicato cautelare, sollevata con i motivi aggiunti depositati il 21.11.2017.

Secondo la prospettazione della ricorrente, l’Agenzia nell’adottare il provvedimento di conferma avrebbe pedissequamente riproposto la medesima parabola argomentativa già posta a base del provvedimento impugnato col ricorso introduttivo, senza recepire in alcun modo i profili conformativi insiti nel provvedimento cautelare favorevole.

12.1. Ad avviso del Collegio il provvedimento adottato dall’Amministrazione resistente appare congruamente motivato in ordine alle ragioni sottese alla scelta di confermare la revoca, nonché conforme ai principi enunciati dalla Sezione in sede cautelare e volti a chiarire i dubbi sulla apparente contraddittorietà dell’azione amministrativa.

Pertanto, l’Amministrazione resistente ha correttamente e legittimamente riesercitato il proprio potere discrezionale provvedendo a esplicitare in modo esaustivo e coerente le ragioni sottese al provvedimento impugnato; né del resto dal tenore dell’ordinanza cautelare si può desumere che la Sezione abbia inteso imporre all’Agenzia alcun contenuto di merito del provvedimento, avendola esclusivamente invitata a ripronunciarsi sulla vicenda oggetto di controversia, palesando in modo esaustivo le ragioni sottese alla disposta revoca.

13. Per tali motivi il ricorso e i motivi aggiunti devono essere respinti.

14. Sussistono giusti motivi, in considerazione dell’accoglimento della prima domanda cautelare ai fini del remand e della peculiarità della vicenda esaminata, per compensare tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, integrato da motivi aggiunti, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate”.

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