Nonostante la crisi dell’editoria nell’epoca dell’informazione digitale lo strumento della rassegna stampa resta il pane quotidiano degli uffici marketing di molte aziende. Resta però qualche zona d’ombra in merito alle norme e le leggi da rispettare per una corretta esecuzione della raccolta e la riproduzione delle informazioni, in parte dovuta ad alcuni aspetti grigi della giurisprudenza italiana.

Importanza immutata, ma le novità sono tante

I responsabili della comunicazione di un’azienda e dei prodotti in commercio hanno tra le proprie attività fondamentali quella di conoscere costantemente come l’opinione pubblica si pone nei confronti del proprio brand e dei propri prodotti in commercio. Per usare un termine specifico e piuttosto moderno, è fondamentale che quest’ufficio monitori il sentiment della propria identità aziendale.

Certo questa non è più un’attività fatta di ritagli di giornale e dichiarazioni a mezzo stampa, oggi il mondo dell’internet ha praterie ampissime dove si muovono in tutte le direzioni le opinioni e le informazioni. Anche per un ufficio stampa da 10 persone sarebbe un onere enorme mettersi ogni giorno a passare al setaccio il web alla ricerca delle proprie menzioni.

Per fortuna degli addetti ai lavori non sono solo le fonti ad essere aumentate esponenzialmente ma anche i sistemi di controllo. Oggi il web pullula di sistemi automatici di scansione di social network e blog per tenersi sempre aggiornati su recensioni e menzioni (Google Alerts, Mention…), ci sono poi gli aggregatori di notizie che caricano su un unica bacheca i contenuti di svariate fonti (Feedly, Flipboard, Google News…). Non dimentichiamoci poi che anche la carta stampata non è stata a guardare e infatti oggi sono molti i servizi per la consegna personalizzata della stampa, quotidiani e periodici, per le aziende. Il servizio è fatto in modo da essere costumizzabile in ogni parte: si sceglie il ventaglio di giornali che si vuole ricevere da cataloghi di oltre due migliaia di unità, si decide la frequenza di invio e l’orario di ricezione, ma la convenienza vera è che nello stesso ufficio reparti diversi possono differenziare la loro richiesta. In questo modo l’ufficio stampa riceverà la rassegna che gli serve di buon mattino, mentre la dirigenza potrà leggere le notizie su giornali diversi a fine giornata.

Cosa dice la legge

Nonostante l’aumento degli strumenti a disposizione resta indispensabile per gli addetti ai lavori una buona conoscenza di norme che regolano una corretta rassegna stampa, ovvero la legge sul copyright e il diritto d’autore. Innanzitutto vale la pena di citare la Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie che è stata accolta in Italia con la Legge n. 399 del 20 giugno 1978. In buona sostanza all’articolo 10 si fa riferimento alla definizione stessa di rassegna ovvero un insieme di citazioni di opere altrui, con doveroso obbligo di non inserire mai la versione integrale degli articoli.

La nostra legislazione non è sempre chiara in merito, il testo a cui facciamo riferimento in questo caso e la Legge su Diritto d’Autore nella fattispecie degli articoli 65 e 70. Il primo sancisce che sia possibile utilizzare articoli di attualità, economia, politica e altri temi già pubblicati su vari organi di stampa a patto che nel riportarli si citi la fonte con autore e data di pubblicazione, ove possibile. Questo è possibile a meno che il legittimo proprietario del testo, ovvero l’editore, non abbia fatto apporre la dicitura “riproduzione riservata” che ne impedisce l’utilizzo a terzi.

L’articolo 70 aggiunge a quanto detto finora che la riproduzione dei testi in questione, qualora non riservata dall’editore, sia comunque inibita se l’utilizzo che se ne fa è concorrente al business del legittimo proprietario.

Fa scuola in tal senso la sentenza del Tribunale di Roma 816/2017 che in buona sostanza afferma e ribadisce quanto detto finora: la riproduzione di testi già pubblicati su riviste e giornali, ma anche su articoli web, ovviamente citati solo in parte e mai nella loro interezza, è consentita nell’ambito di una rassegna stampa quando questa sia rivolta a specifici temi di interesse e che abbia nei clienti dell’azienda (o in altre aziende) l’unico pubblico di riferimento. Nel caso invece il lavoro svolto fosse rivolto a più ampia audience allora si verrebbe a configurare una violazione del diritto d’autore.