Il Tar Liguria ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro Ministero dell’Interno, Questura di La Spezia, per l’annullamento del decreto n. 11.e2014/p.a.s. avente a oggetto reiezione istanza rilascio licenza per l’esercizio dell’attività di trasmissione dati relativi all’attività di “bookmaker”.

Per il Tar: “In via preliminare il Collegio rigetta l’istanza di rimessione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea risultando l’impugnativa non fondata. Il ricorso oggi in decisione, appartiene ad una serie di contenziosi promossi da soggetti intermediari dell’attività di raccolta e trasmissione telematiche di scommesse a quota fissa su eventi sportivi, da effettuarsi in Italia a favore di diverse società estere e, nel caso di specie, a favore della (…).

Nel caso di specie, poi, gli accertamenti posti in essere dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dimostravano l’assenza in capo al richiedente dei requisiti richiesti dalla legge per il rilascio della richiesta licenza per l’esercizio dell’attività di intermediazione telematica di raccolta e trasmissione delle scommesse, poiché la relativa concessione A:A:M:S: n.4584 del 30\10\2013, riguardava un unico punto giuoco sito in altra regione.

A prescindere da questa considerazione, di per sé sufficiente a ritenere infondate quantomeno le prime due censure avanzate in ricorso per mancanza dei requisiti per ottenere il provvedimento richiesto, la giurisprudenza che si è venuta a stabilizzare in materia, sia propria di questo tribunale che del Consiglio di Stato ha definitivamente accolto la tesi della legittimità della scelta compiuta dallo Stato membro dell’Unione europea di richiedere alle società interessate ad esercitare attività collegate ai giuochi d’azzardo, un’autorizzazione di polizia, in aggiunta ad una concessione rilasciata dallo Stato al fine di esercitare la predetta attività.

La sentenza CGUE 12\9\2013 Biasci ed altri C-660/11 e C-8/12, contrariamente a quanto affermato nei restanti motivi di censura, ha ritenuto compatibili con gli artt. 43 e 49 CE la sottoposizione ad un controllo preventivo e continuo un’attività, per sua natura, a rischio di infiltrazioni della criminalità e la giurisprudenza ha affermato proporzionata la scelta compiuta dal legislatore italiano, in considerazione dell’obiettivo di contrastare la criminalità collegata alla materia dei giochi d’azzardo.

Come affermato da questa sezione nella sentenza Tar Liguria, sez. II, 18/02/2019, n. 128, che ha respinto un ricorso riguardante l’ottenimento della licenza di polizia da parte di un negozio affiliato alla medesima società (…), l’ottenimento dell’autorizzazione di P.S., ex art. 88 Tulps, è subordinato, per i soggetti non concessionari o autorizzati, all’incarico ricevuto dal soggetto concessionario e in conformità alla concessione medesima, come risulta dall’articolo citato.

Ancora di recente la sezione (RGR n.1147\2013 depositata il 21\3\2018 ha riaffermato i principi qui enunciati ribadendo una giurisprudenza che il Consiglio di Stato condivide.

Infine con sentenza n.52 di quest’anno la sezione ha definitivamente riaffermato i principi rinvenibili nella materia.

In primo luogo ai sensi dell’articolo88 del testounico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al R.D. 18giugno1931, n. 773, “la licenza per l’esercizio delle scommesse può essere concessa esclusivamente a soggetti concessionari o autorizzati da parte di Ministeri o di altri enti ai quali la legge riserva la facoltà di organizzazione e gestione delle scommesse, nonché a soggetti incaricati dal concessionario o dal titolare di autorizzazione in forza della stessa concessione o autorizzazione”.

Tale disposizione si interpreta “nel senso che la licenza ivi prevista, ove rilasciata per esercizi commerciali nei quali si svolge l’esercizio e la raccolta di giochi pubblici con vincita in denaro, è da intendersi efficace solo a seguito del rilascio ai titolari dei medesimi esercizi di apposita concessione per l’esercizio e la raccolta di tali giochi da parte del Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato” (così l’art. 2 comma 2-ter del D.L. 25 marzo 2010, n. 40, convertito in L. 22 maggio 2010, n. 73).

La legislazione ha dunque chiaramente configurato un sistema “a doppio binario”, in quanto obbliga chi intenda svolgere l’attività per conto di un operatore estero a munirsi sia della concessione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, che dell’autorizzazione di pubblica sicurezza di cui all’art. 88TULPS.

Tale sistema a doppio binario, come si è già detto, ha positivamente superato il vaglio della giurisprudenza comunitaria e nazionale.

Da un lato, infatti, la Corte di Giustizia dell’Unione europea, Sez. III, con sentenza 12 settembre 2013, n. 660/11, ha affermato che “gli articoli 43 CE e 49 CE devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale che imponga alle società interessate a esercitare attività collegate ai giochi d’azzardo l’obbligo di ottenere un’autorizzazione di polizia, in aggiunta a una concessione rilasciata dallo Stato al fine di esercitare simili attività, e che limiti il rilascio di una siffatta autorizzazione segnatamente ai richiedenti che già sono in possesso di una simile concessione”.

Dall’altro, sulla scorta della citata giurisprudenza comunitaria, anche il Consiglio di Stato ha recentemente confermato che è compatibile con il diritto comunitario il c.d. sistema concessorio-autorizzatorio del “doppio binario”, che richiede, per l’esercizio di attività di raccolta di scommesse, sia il rilascio di una concessione da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, sia l’autorizzazione di pubblica sicurezza di cui all’art. 88 del Testounico di pubblica sicurezza (Cons. di St., III, 10.8.2018, n. 4905; id., 20.4.2015, n. 1992; nello stesso senso già id., 27.11.2013, n. 5672).

Il ricorso va conclusivamente respinto.

La reiezione del ricorso dispensa il Collegio dall’indagine sulla domanda di risarcimento avanzata in maniera del tutto generica con l’atto introduttivo.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge per le ragioni esposte nella parte in diritto.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate a carico del ricorrente nella misura complessiva di €.3.000 (tremila00), oltre accessori di legge se dovuti”.