tribunale

Il Tar Lazio ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da una società contro Adm per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della nota (…) avente ad oggetto la decadenza della concessione (…) per la raccolta dei giochi pubblici di cui all’art. 10, comma 9 octies, del D.L. 2.3.2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla L. 26.4.20, n. 44; della presupposta nota ADM (…) avente ad oggetto “proroga onerosa di cui all’art. 1, comma 1048, della legge n. 205 del 27 dicembre 2017. (…)”, con la quale è stato comunicato l’avvio del procedimento di decadenza della concessione (…).

Per il Tar: “Considerato che l’art. 1, comma 1048, ha consentito una proroga tecnica della concessione fino al 31 dicembre 2018, dietro pagamento di € 6.000,00 e prestazione di garanzia; che la determinazione direttoriale del 19 gennaio 2018, n. 8718, attuativa della suddetta disposizione normativa, ha fissato, all’articolo 1, il termine per il pagamento della suddetta somma: 30 aprile, in caso di pagamento in unica soluzione, o 31 marzo e 30 settembre 2018, in caso di pagamento rateale; che la medesima citata determinazione, all’art. 3, ha previsto: “L’omesso versamento dell’importo dovuto entro i termini indicati all’articolo 1, comma 1,… fa venir meno la proroga delle concessioni in essere, della titolarità di raccolta in rete fisica e dei punti di raccolta regolarizzati, fermo restando il recupero delle somme dovute secondo le disposizioni vigenti”; che evidentemente i termini stabiliti per procedere al pagamento sono perentori; che la suddetta determina non è stata impugnata dalla ricorrente, per cui il carattere perentorio non può essere contestato; che il pagamento nella specie invece è avvenuto l’8 maggio 2018, quindi oltre il termine previsto, per cui risulta integrata la causa di decadenza prevista dall’articolo 3 (inadempimento) in relazione all’articolo 1 della richiamata determinazione direttoriale; ritenuto che conseguentemente, indipendentemente dalla valutazione delle altre contestate cause che hanno condotto alla censurata decadenza, per quanto sopra considerato, il ricorso sia comunque sprovvisto di fumus boni juris; che le spese della presente fase di giudizio seguano la soccombenza, ponendosi a carico della ricorrente, e debbano liquidarsi come in dispositivo; il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda): respinge la domanda cautelare, proposta in via incidentale; condanna la ricorrente al pagamento delle spese della presente fase cautelare, che liquida forfetariamente in € 700,00 (settecento/00), in favore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”.

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