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“Sono cose che vado dicendo da mesi! Rimanendo inascoltato. Ora vediamo se i ‘soloni’ del diritto avranno l’umiltà di ammettere di aver sbagliato e di aver colpevolmente votato e sostenuto una legge inutile, sbagliata, dannosa e pure incostituzionale!” è il commento del consigliere regionale del Piemonte, Luca Cassiani (Pd) alla notizia pubblicata su La Stampa a firma Andrea Rossi che riporta l’ordinanza del tribunale di Torino secondo cui la legge della Regione sul gioco d’azzardo minaccia la libera impresa e pone un problema di costituzionalità sotto vari profili.

Presto la Corte Costituzionale sarà chiamata a pronunciarsi. Tutto nasce dal ricorso del titolare di un locale contro una ingiunzione da 32mila euro inflitta dal Comune di Torino come sanzione per il mancato rispetto della legge regionale sulla distanza delle slot machine dai luoghi sensibili, votata all’unanimità dal Consiglio regionale ed entrata in vigore quasi un anno fa.

La norma dichiara fuori legge tutte le apparecchiature installate a meno di 500 metri (che si riducono a 300 nei Comuni con meno di 5mila residenti) da una lunga serie di luoghi considerati sensibili: scuole, centri di formazione per giovani e adulti, luoghi di culto, impianti sportivi, ospedali, strutture socio-sanitarie o per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori, banche, compro oro, stazioni ferroviarie.

Troppi secondo le associazioni di categoria che raggruppano esercenti e aziende che installano slot, ma anche secondo il giudice della Terza sezione civile del Tribunale di Torino Raffaella Bianco, che ha sospeso l’ingiunzione ma soprattutto annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale, di fatto accogliendo le obiezioni avanzate dall’avvocato Geronimo Cardia.

Il legale ha presentato una perizia da cui emerge che, applicando il distanziometro previsto dalla Regione, sul 99,3% del territorio urbano di Torino non è possibile installate macchinette da gioco. Il restante 0,7% non è utilizzabile: si tratta di spazi ridotti e frammentari che non consentono l’apertura di un locale. Ne consegue, scrive il giudice nella sua ordinanza, che “in pratica sul 100% del territorio non è possibile collocare apparecchi da gioco all’interno di attività aperte al pubblico”.

Secondo il giudice il Comune non ha contestato la perizia limitandosi a spiegare che la legge della Regione non richiede di mappare il territorio per misurarne gli effetti. Effetti che in città sono chiarissimi: “di fatto si è generato un sostanziale divieto di gestire macchinette da gioco, attività imprenditoriale consentita, sebbene da limitare e regolamentare a tutela di altri interessi costituzionali” si legge nell’ordinanza del tribunale. “Il bilanciamento degli interessi costituzionali in gioco pare aver portato nel caso di Torino ad una totale negazione della possibilità costituzionalmente garantita di gestire un’attività imprenditoriale lecita”.

Nel tempo le associazioni che raggruppano gli operatori del gioco lecito hanno scritto più volte al presidente Chiamparino e alla sindaca Appendino, assessori e consiglieri di Regione e Comune per elencare i danni che la legge avrebbe provocato al settore, paventando azioni legali per il risarcimento del danno. Per Luciano Rossi (AsTro Piemonte) “sarebbe ora che la Regione, finora sorda alle nostre istanze, si decidesse a ragionare con noi sugli effetti di una legge che sta uccidendo decine di attività”.

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