tar tribunale
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(Jamma) – La Terza Sezione Civile del Tribunale di Bari ha annullato un’ordinanza-ingiunzione con la quale Adm (Ufficio Regionale della Puglia) aveva elevato una sanzione di oltre 6.000 euro e ordinato 10 giorni di chiusura ad una sala di Ostuni (BR), per violazione della normativa che vieta l’ingresso ai minorenni nelle aree destinate al gioco con vincita in denaro.

Secondo quanto emerso il Tribunale ha accertato che nessuna giocata era stata effettuata dai giovani avventori “ragion per cui alcuna violazione dell’art. 7 comma 8 del DL n. 158/12 pare essersi concretizzata in quanto, dal testo normativo, emerge la volontà del legislatore di escludere i minori dal novero dei clienti/avventori delle agenzie di scommesse mentre rimangono generici i contorni della condotta che gli esercenti sono chiamati a tenere allo scopo di impedire ai minorenni la frequentazione di dette sale; la struttura della norma pone interrogativi di non facile soluzione, ad esempio cosa si intende per “manifesta maggiore età” o in che modo è possibile effettuare un controllo capillare di tutti gli ingressi nell’arco dell’intera giornata, ovvero quanto tempo a disposizione si ha per allontanare i minori ed evitare la sanzione nel caso di ingressi “furtivi” nelle sale; non sussiste l’obbligo per i concessionari di giochi pubblici di identificare tutti coloro che entrano negli esercizi e la legge non impone ai gestori delle sale di far presidiare ogni ingresso con guardie giurate o altro personale”.

Per il Tribunale, “ritenuto che, contemperando la formulazione criptica della norma con le regole del buon senso e dell’ordinaria diligenza, trovano ingresso le scriminanti che attingano ad una colpa per così dire lieve del titolare dell’esercizio commerciale allorché il minore, come nel caso di specie, abbia tratti somatici tipici degli adulti, si sia trattenuto nei locali un brevissimo lasso di tempo e non abbia fatto giocate. Peraltro, l’identificazione dei minori da parte della Gdf è avvenuta dopo circa 100 secondi dall’ingresso nel locale e le sembianze tipiche dei giovani erano quelle degli adulti (alti con barba) tenuto conto che, all’epoca dei fatti, i ragazzi erano già nel diciottesimo anno di età sebbene non ancora compiuto. Ne deriva che in mancanza di un obbligo del gestore di identificare tutti coloro che entrano nelle sale, bensì solo quelli che paiono minori, la quota di discrezionalità che la legge riserva all’esercente non può dirsi, nel caso di specie, essere sconfinata in arbitrio”.

Il ricorso proposto dal concessionario, iscritto all’associazione di categoria Agìsco, è stato quindi accolto ed è stata dichiarata l’illegittimità dell’ordinanza-ingiunzione con compensazione delle spese di lite.

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