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(Jamma) – Il Tar Lazio ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Agenzia delle dogane e dei monopoli – Ufficio dei monopoli per la Puglia, la Basilicata ed il Molise e Ministero dell’economia e delle finanze, in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento con cui è stata rigettata la richiesta di rilascio della concessione relativa alla raccolta del gioco del lotto all’interno della rivendita speciale; del decreto direttoriale 26 gennaio 2005 e del decreto direttoriale 29 marzo 2006, nella parte in cui non prevedono l’ampliamento della raccolta del gioco del lotto per le rivendite speciali ubicate in strade comunali; della nota dell’Ufficio lotto e lotterie, nella parte in cui dispone l’inaccoglibilità, nelle fasi preliminari, di tutte le domande di rivendite speciali insistenti su strade comunali.

“Ritiene il Collegio che ragioni di priorità logico-giuridica impongano di scrutinare anzitutto la censura dedotta dal ricorrente con il terzo motivo di impugnazione, ove è stato allegato il vizio più radicale, ossia la lamentata illegittimità del provvedimento di diniego per incompetenza dell’Ufficio territoriale che si è pronunciato sull’istanza, disattendendo l’iter procedimentale delineato dal decreto direttoriale 12 dicembre 2003.

Si tratta, infatti, di doglianza che – attenendo alle modalità stesse dell’esercizio del potere – ha carattere potenzialmente assorbente, essendo precluso al giudice “in tutte le situazioni di incompetenza, carenza di proposta o parere obbligatorio, (…) dettare le regole dell’azione amministrativa nei confronti di un organo che non ha ancora esercitato il suo munus” (Ad plen. 27 aprile 2015, n. 5). Il carattere radicale e assorbente del vizio non consente, perciò, di tenere conto della graduazione operata dalla parte, che pure ha indicato la censura come subordinata alle precedenti (cfr. ancora Ad. plen. n. 5 del 2015).

7.1 Il motivo è infondato.

7.2 Il ricorrente ha evidenziato, in particolare, che il decreto direttoriale 12 dicembre 2003 delinea un articolato iter per la trattazione delle domande di concessione dei punti di raccolta del gioco del lotto. Secondo la ricostruzione della parte, tale procedimento contemplerebbe il coinvolgimento della Direzione generale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, chiamata alla formazione della graduatoria delle domande, nonché della Concessionaria del gioco del lotto (Lottomatica s.p.a.), ai fini della predisposizione del piano annuale di attivazione delle nuove ricevitorie, che dovrebbe poi essere approvato dall’Agenzia. In questa prospettiva, sarebbe perciò illegittimo il diniego della concessione del punto di raccolta del lotto opposto dall’Ufficio territoriale, senza lo svolgimento delle predette fasi procedimentali.

7.3 Deve tuttavia rilevarsi che – indipendentemente da ogni approfondimento in ordine all’articolazione dell’iter descritto dal ricorrente – l’inserimento in graduatoria della domanda di concessione di nuovi punti di raccolta del gioco del lotto presuppone l’ammissibilità della domanda stessa. E la verifica preliminare dell’istanza, sotto questo profilo, deve ritenersi rimessa all’Ufficio competente a riceverla. Questo Ufficio è, infatti, chiamato a verificare in limine la presenza dei requisiti prescritti, in assenza dei quali la domanda non può essere ulteriormente valutata.

7.4 Ne consegue il rigetto delle censure dedotte, sul punto, dal ricorrente.

8. Venendo, quindi, alla trattazione delle ulteriori doglianze, deve anzitutto chiarirsi l’esatto contenuto del provvedimento impugnato.

8.1 Dalle considerazioni articolate nel ricorso emerge, infatti, che il sig. Bitonto ha ritenuto che il diniego della concessione sia fondato anzitutto sul mancato raggiungimento dell’incasso medio annuo comunale che deve essere assicurato per l’apertura di nuovi punti di raccolta del gioco del lotto.

8.2 Al riguardo, deve constatarsi che il dispositivo del provvedimento impugnato presenta una formulazione ambigua, poiché sembra affermare la mancanza dei requisiti di cui all’articolo 1 del decreto direttoriale del 16 maggio 2005; previsione, questa, che si riferisce effettivamente a quanto indicato dal ricorrente. Tuttavia, nonostante il tenore testuale del dispositivo, dovuto presumibilmente a un mero errore materiale, l’unica ragione del diniego consiste nella circostanza che la rivendita speciale del sig. Bitonto è sita su una strada comunale, e non invece in uno dei luoghi indicati nei decreti direttoriali richiamati dall’Agenzia. Questa motivazione è, infatti, l’unica chiaramente enunciata sia nelle premesse del provvedimento, che nella precedente comunicazione di motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza. Con la lettura qui accolta concorda, del resto, la difesa erariale.

9. Ciò posto, il Collegio non può che riscontrare la fondatezza del ricorso, poiché vanno accolte le censure articolate nel quarto motivo di impugnazione, in ossequio agli indirizzi già affermati dalla Sezione, dai quali non si ravvisa ragione per discostarsi (v. TAR Lazio, Sez. II, 29 maggio 2017, n. 6348; Id., 22 dicembre 2015, n. 14460).

10. Nei precedenti richiamati, questa Sezione ha già avuto modo di ricostruire il quadro normativo della materia, individuando la norma primaria di riferimento nell’articolo 33, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e successive modificazioni, secondo cui “Il Ministro delle finanze, con proprio decreto, provvede a fissare in anticipo sui tempi previsti dal comma 2 dell’articolo 5 della legge 19 aprile 1990, n. 85, l’allargamento della rete di raccolta del gioco del lotto in modo che entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge sia raggiunto il numero di 15.000 punti di raccolta e che successivamente sia estesa a tutti i tabaccai che ne facciano richiesta entro il 1° marzo di ogni anno, purché sia assicurato un incasso medio annuo da stabilire con decreto del Ministro delle finanze, di intesa con le organizzazioni sindacali dei rispettivi settori maggiormente rappresentative sul piano nazionale, salvaguardando l’esigenze di garantire la presenza nelle zone periferiche del Paese. Sulla base delle domande presentate il Ministro delle finanze, con propri decreti, definisce il piano di progressiva estensione della rete a tutti i tabaccai richiedenti entro il 31 dicembre di ogni anno (…)”.

La norma non istituisce alcuna distinzione fra categorie di tabaccai al fine della richiesta e dell’ottenimento di concessioni per la raccolta di scommesse relative al gioco del lotto (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 12 aprile 2001, n. 2244) e non distingue, inoltre, fra categorie stradali (statali, provinciali o comunali) in relazione all’ubicazione delle rivendite.

L’Agenzia sostiene invece, nelle proprie difese, che le rivendite speciali di tabacchi non possano reputarsi ricomprese nell’ambito applicativo dell’articolo 33, comma 1, della legge n. 724 del 1994, ritenendo che, in caso contrario, sarebbe stato inutile il nuovo intervento del legislatore, il quale ha stabilito, con l’articolo 3, comma 226, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, che “Gradualmente, fino al 10 per cento, le nuove concessioni possono essere attribuite a rivendite speciali permanenti di generi di monopolio site in stazioni ferroviarie, marittime, automobilistiche, delle aviolinee ed in stazioni di servizio autostradali”.

Al riguardo, deve tuttavia osservarsi che dal tenore dei decreti direttoriali 26 gennaio 2005 e 29 marzo 2006 – impugnati dal ricorrente e richiamati anche dall’Amministrazione nelle proprie difese – emerge che la stessa Agenzia delle dogane e dei monopoli non ha ritenuto la disposizione della legge finanziaria per il 1996 realmente ostativa all’attribuzione di nuove concessioni a rivendite speciali di tipologia diversa da quelle in essa nominativamente indicate. I suddetti decreti direttoriali hanno, infatti, equiparato alle rivendite speciali di cui all’articolo 3, comma 226, della legge n. 549 del 1995 le rivendite ubicate all’interno delle sale bingo, dei centri commerciali e degli ipermercati (d.d. 26 gennaio 2005), nonché quelle site in stazioni di servizio stradali situate in tangenziali, strade statali e provinciali e raccordi autostradali (d.d. 29 marzo 2006).

D’altro canto, la portata della previsione dell’articolo 3, comma 226, della legge n. 549 del 1995 è stata chiarita dal Consiglio di Stato, nella sentenza della Sezione IV n. 2244 del 2001. Nel precedente ora richiamato si è affermato che l’obiettivo dell’articolo 33, comma 1, della legge n. 724 del 1994 era quello di pervenire, dopo il 1° gennaio 1998, successivamente al rilascio della concessione n. 15.000 per la raccolta del gioco del lotto, alla piena liberalizzazione del settore. In questo contesto, l’articolo 3, comma 226, della legge n. 549 del 1995 ha perciò avuto una specifica ragion d’essere nell’avere esteso, nel limite del 10 per cento, l’assegnazione dei punti di raccolta del gioco del lotto anche alle rivendite speciali permanenti già dal 1996, e cioè anteriormente al completamento della liberalizzazione. Conseguentemente, almeno dopo tale momento, “risulta del tutto chiaro che il sistema per la selezione dei concessionari del gioco del lotto tra “tutti i tabaccai che ne facciano richiesta” (di cui all’art. 33 L. 724/94) è interamente basato non già (o non più) sul possesso ex ante di particolari requisiti, bensì sulla verifica ex post del raggiungimento di un incasso minimo effettivo…” (così ancora Cons. Stato, n. 2244 del 2001).

11. Alla luce di quanto precede, deve concludersi che sia la lettera che la ratio della normativa primaria non ostano all’istituzione di un punto di raccolta del gioco del lotto in rivendite speciali diverse da quelle enumerate nelle fonti secondarie indicate dall’amministrazione (TAR Lazio, Sez. II, 22 dicembre 2015, n. 14460).

Tenendo conto di ciò vanno interpretati e applicati i decreti direttoriali, nella parte in cui non prevedono la possibilità di istituzione di punti di raccolta del lotto presso stazioni di servizio ubicate su strade comunali, posto che il legislatore ha mostrato di non ritenere un numerus clausus quello dell’enumerazione dei luoghi ove è possibile svolgere attività del genere, allo scopo di ampliare la rete dei punti di raccolta del gioco del lotto (TAR Lazio, Sez. II, 29 maggio 2017, n. 6348).

12. In considerazione delle ragioni ora esposte, il ricorso va perciò accolto, con assorbimento delle ulteriori censure, stante il carattere dirimente delle doglianze che sono state ritenute fondate.

13. Sussistono, tuttavia, giustificati motivi – legati alla particolarità della vicenda e delle questioni trattate – per compensare le spese di lite tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati”.

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