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Il Mef dovrà risarcire l’ippodromo delle Capannelle per il mancato funzionamento del totalizzatore nazionale nel giorno del Derby del 26 maggio 2002. Lo ha deciso il Tar Lazio (Sezione Seconda) accogliendo il ricorso della Gestione Capannelle S.p.A., ora Hippogroup Roma Capannelle Spa – che gestisce l’omonimo ippodromo di Roma ed esercita la raccolta delle relative scommesse all’interno dello stesso – a seguito di un malfunzionamento del totalizzatore ippico nazionale che per un lasso di tempo ha reso impossibile la raccolta scommesse proprio mentre si disputava il derby.

Per il Tar “Con il ricorso all’esame del Collegio la ricorrente Gestione Capannelle S.p.A., ora Hippogroup Roma Capannelle S.p.A., la quale gestisce l’omonimo ippodromo in Roma ed esercita la raccolta delle relative scommesse all’interno dell’ippodromo stesso, chiede l’accertamento dell’inadempimento degli intimati Ministero dell’Economia e delle Finanze e SO.GE.I. S.p.A. che si sarebbe registrato in data 26.5.2002, quando si è verificato un malfunzionamento del totalizzatore ippico nazionale che per un lasso di tempo ha reso impossibile la raccolta scommesse proprio mentre si disputava il cd. derby, ed il conseguente risarcimento dei danni subiti, quali perdita di incasso- e quindi di utili – e danno all’immagine.

2 – Preliminarmente va affrontata la questione circa la sussistenza o meno nella specie della giurisdizione del Giudice amministrativo.

Entrambe le suddette controparti eccepiscono il difetto di giurisdizione del Giudice adito.

SO.GE.I. rileva al riguardo che, ai sensi dell’art. 33, II comma, lett. f), del D.Lgs n.80/1998, sono escluse dalla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie riguardanti i rapporti individuali di utenza con soggetti privati e le controversie meramente risarcitorie che riguardano il danno alle persone, precisando che la norma deve intendersi fare riferimento, non solo alle persone fisiche, ma anche alle persone giuridiche, quale è la Capannelle S.p.A..

Sotto diverso profilo, evidenzia che la controversia involgerebbe una pretesa, quindi una posizione di diritto soggettivo vantata dall’istante nei riguardi dell’Amministrazione, perciò esulerebbe dalla potestas judicandi del Giudice amministrativo, la quale, pur nell’ambito delle materie di giurisdizione esclusiva di cui all’art. 133 comma 1, lett. b), c.p.a., resta esclusa dinanzi alle questioni concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, per espressa previsione dell’art. 133 lett. c, c.p.a..

Per suffragare la propria tesi essa richiama la sentenza della sezione n. 4022 del 29.3.2017.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze rileva che rimarrebbero attratte dalla giurisdizione del G.A. solo le controversie in materia di pubblici servizi in cui l’Amministrazione agisca, negli ambiti predefiniti, come autorità e cioè attraverso la spendita di poteri amministrativi, mentre apparterrebbero alla giurisdizione del Giudice Ordinario le controversie in cui vengono in rilievo questioni meramente patrimoniali connesse al mancato adempimento da parte dell’Amministrazione di una prestazione pecuniaria nascente da un rapporto obbligatorio.

2.1 – L’eccezione in esame va disattesa.

Occorre esaminare l’art. 133, comma 1, lett. c), c.p.a., disposizione che prevede la devoluzione al Giudice amministrativo, quale giurisdizione esclusiva, delle “controversie in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi”.

Nella specie non vi è dubbio che si tratti di concessione di un pubblico servizio, soggetto al controllo dell’Autorità preposta, rappresentata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

In particolare, l’art. 2 del d.P.R. n. 169 del 1998 stabilisce: “Il Ministero delle finanze attribuisce, d’intesa con il Ministero per le politiche agricole, con gara da espletare secondo la normativa comunitaria, le concessioni per l’esercizio delle scommesse sulle corse dei cavalli, a totalizzatore e a quota fissa, a persone fisiche e società con idonei e comprovati requisiti anche in ordine alla solidità finanziaria”.

Il controllo è quindi in primo luogo nella fase dell’attribuzione del servizio, la quale presuppone l’espletamento di una gara ed avviene in favore soltanto di determinati soggetti in possesso di specifici requisiti.

Come avviene normalmente nelle concessioni di durata, alla concessione in parola accede una convenzione che disciplina lo svolgimento del servizio e precisa gli obblighi ed i diritti del concedente e del concessionario.

Nello specifico caso che ci occupa l’U.N.I.R.E., che inizialmente aveva la competenza in materia, aveva delegato alla ricorrente, in particolare, l’attività di raccolta di scommesse ippiche.

In attesa di approvazione di una nuova convenzione tipo, la predetta concessione, cui accedeva sempre un’apposita convenzione, è stata prorogata con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze e di quello per le Politiche agricole in data 30.12.1999.

2.2 – La questione che qui viene in luce attiene ad un dedotto inadempimento del concedente, divenuto il Ministero dell’Economia e delle Finanze, per il quale si chiede il risarcimento dei danni asseritamente subiti.

Il risarcimento del danno è un quid diverso rispetto alle indennità, ai canoni e ad altri corrispettivi, sottratti alla giurisdizione del Giudice amministrativo.

Ne deriva che nella controversia in esame la giurisdizione appartiene a questo Giudice adito.

Occorre al riguardo richiamare l’art. 7, comma 5, c.p.a., secondo cui: “nelle materie di giurisdizione esclusiva, indicate dalla legge e dall’articolo 133, il giudice amministrativo conosce, pure ai fini risarcitori, anche delle controversie nelle quali si faccia questione di diritti soggettivi”.

2.3 – Non vale in contrario il rilievo del Ministero secondo cui nel caso che ci occupa allo stesso si contesta un assunto inadempimento, mentre la giurisdizione esclusiva si rinverrebbe unicamente ove esso agisse quale Autorità.

Deve rimarcarsi che nell’ambito della generale giurisdizione di legittimità il Giudice amministrativo conosce degli atti posti in essere da un’Amministrazione quale mera esplicazione del potere di cui è titolare, atteso che a tale potere si contrappone una posizione di interesse legittimo in capo ai destinatari degli atti medesimi.

In questo caso si fa riferimento invece alla sussistenza o meno in concreto della giurisdizione esclusiva del G.A..

Deve ribadirsi che nel caso in esame questo Giudice è chiamato a vagliare se vi sia stato o meno un inadempimento che si ricollega direttamente alla convenzione accessiva alla concessione del servizio di raccolta scommesse mediante il totalizzatore nazionale e, in caso affermativo, a stabilire il diritto, per la ricorrente, al risarcimento del danno e a quantificare quest’ultimo.

2.4 – Proprio per quanto appena evidenziato risulta non conferente il precedente richiamato dal SO.GE.I S.p.A. per sostenere il difetto di giurisdizione del Giudice amministrativo.

La controversia definita con la sentenza della sezione n. 4022 del 29.3.2017 concerne, infatti, la diversa situazione in cui “la richiesta risarcitoria attiene sostanzialmente al mutamento di fatto che, successivamente al provvedimento concessorio ed alla stipula della relativa convenzione, avrebbe leso l’aspettativa della ricorrente ad operare in un mercato chiuso, limitato soltanto ai vincitori del bando di assegnazione delle concessioni, cagionandole un pregiudizio economico”. In altre parole, nell’ipotesi esaminata nella citata sentenza la domanda di risarcimento del danno esulava dagli obblighi stabiliti nella convenzione accessiva alla concessione.

3 – Stabilita la sussistenza nella specie della giurisdizione del Giudice adito, occorre accertare se sussista o meno l’eccepito difetto di legittimazione processuale passiva del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

3.1 – Il Collegio ritiene, contrariamente a quanto sostenuto da quest’ultimo, che esso sia invece soggetto fornito di legittimazione processuale passiva.

In proposito si rinvia in primo luogo a quanto rilevato in precedenza in ordine al rapporto in essere tra il Ministero e la Società ricorrente, nella loro qualità, rispettivamente, di soggetto concedente e soggetto concessionario del servizio di raccolta delle scommesse sulle corse dei cavalli, a totalizzatore e a quota fissa.

Il Ministero ha, a sua volta, sottoscritto in data 16.10.2000 con SO.GE.I. S.p.A., nell’ambito dello sviluppo e dell’integrazione delle proprie strutture informatiche, uno specifico atto esecutivo della convenzione, specificamente riguardante il totalizzatore ippico nazionale, con previsione del mantenimento in capo allo stesso della rete di telecomunicazione necessaria per il collegamento tra il totalizzatore nazionale ed i concessionari preposti all’accettazione del gioco, nonché dei sistemi di telefonia.

È evidente quindi che, ove effettivamente, fosse accertato un inadempimento produttivo di un danno a carico dell’attuale ricorrente, il Ministero dell’Economia e delle Finanze potrà chiedere di rivalersi su SO.GE.I., dovendo in tal caso dimostrare che il proprio inadempimento sia riconducibile, a monte, ad un inadempimento di detta Società nella gestione e manutenzione del sistema del totalizzatore.

Ciò tuttavia esula dall’oggetto della presente controversia.

Tuttavia il Ministero risponde direttamente nei confronti della concessionaria odierna ricorrente.

4 – Passando al merito, deve affermarsi la fondatezza del ricorso seppure nei limiti di seguito evidenziati.

5 – Innanzi tutto, per rendere possibile la raccolta scommesse attraverso il totalizzatore nazionale, ne deve essere assicurato il perfetto funzionamento ad opera del soggetto concedente, il quale, a sua volta, per la parte tecnica si è affidato a SO.GE.I..

5.1 – Qui il malfunzionamento del totalizzatore in data 26.5.2002 in occasione del cd. derby è un dato pacifico, ammesso anche dalle controparti.

La SO.GE.I., incaricata del suo funzionamento e della sua manutenzione, ha ammesso che vi è stato un errore nel software; segnatamente “la componente software invece di sospendere il calcolo delle quote probabili per la scommessa TRIO, continuava a richiedere al sistema di totalizzazione il terzo cavallo, ovviamente mancante, entrando in loop non rilasciando le risorse di memoria e quindi bloccando l’emissione delle quote delle altre corse”.

Al fine di risolvere il problema, per “ripristinare le condizioni iniziali” si è eseguito “un “reset” delle risorse del sistema (in particolare la memoria)”.

Tale malfunzionamento ha interessato l’intera rete nazionale, con tutti gli ippodromi e le agenzie ippiche.

5.2 – Quindi è evidente la sussistenza dell’inadempimento dovuto a problemi tecnici né, proprio per quanto rilevato, può neppure fondatamente sostenersi che tale malfunzionamento sia, anche solo in parte, imputabile alla Società ricorrente.

5.3 – Altrettanto evidente è la sussistenza di un danno imputabile ad un mancato incasso direttamente derivante da detto malfunzionamento.

5.4 – Non può escludersi neppure in parte il nesso causale, sostenendosi che l’ippodromo di Capannelle avrebbe potuto – o meglio dovuto – sospendere le corse per ovviare al problema.

Le corse dovevano seguire l’orario stabilito perché era prevista anche la diretta televisiva, che altrimenti ne sarebbe stata pregiudicata.

5.5 – In ordine alla quantificazione del danno, il criterio da seguire consiste nel raffronto tra i prelievi conseguiti dalla ricorrente dalle scommesse raccolte per il lasso di tempo interessato dal malfunzionamento in data 26.5.2002 e la media dei prelievi dalla stessa ottenuti dalle scommesse raccolte per gli anni 2001 e 2003 per la stessa tipologia di corsa. Il risarcimento sarà rappresentato dal quantum determinato dalla differenza tra la media suindicata e i prelievi in concreto percepiti il 26.5.2002 per la corsa in questione.

5.6 – Sulla somma così quantificata devono altresì computarsi rivalutazione ed interessi al tasso legale dal momento in cui si è verificato il danno al soddisfo.

6 – Non si ravvisa invece il dedotto danno all’immagine.

6.1 – In primo luogo, trattandosi di malfunzionamento del totalizzatore nazionale che ha riguardato l’intera rete di raccolta di scommesse, nessuno specifico offuscamento nella propria immagine ha potuto subito l’ippodromo Capannelle.

6.2 – Inoltre, sulla base dei dati contabili allegati dall’interessata, non risulta provato alcun danno a tale titolo.

7 – Deve concludersi che il ricorso è fondato e deve essere accolto nei limiti sopra esplicitati.

8 – In ragione della peculiarità della questione disaminata, sussistono le ragioni per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

– lo accoglie, nei sensi di cui in motivazione;

– compensa integralmente tra le parti le spese di giudizio”.

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