tar tribunale
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(Jamma) – Il Tar Lombardia ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato contro il Comune di Vertemate con Minoprio (CO) in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, dell’ordinanza del Sindaco n. 26/2017 del 19 dicembre 2017, pubblicata all’Albo Pretorio On-Line del Comune il 20 dicembre 2017, e notificata alla ricorrente lo stesso giorno, avente ad oggetto la “disciplina degli orari di esercizio delle sale giochi autorizzate ai sensi dell’art. 86 del T.U.L.P.S. e degli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro di cui all’art. 110, comma 6, installati negli esercizi autorizzati ex artt. 86 e 88 del T.U.L.P.S. – R.D. Nr. 773/1931 e ss. mm. ii. e negli altri esercizi commerciali ove è o è stata consentita la loro installazione”; della delibera del Consiglio comunale di Vertemate con Minoprio n. 22 del 28 giugno 2016, con la quale sono state approvate “AZIONI NO SLOT E ATTO DI INDIRIZZO IN MATERIA DI ORARI PER L’ESERCIZIO SUL TERRITORIO COMUNALE DELL’ATTIVITA’ DI GIOCO D’AZZARDO LECITO CON VINCITA IN DENARO TRAMITE GLI APPARECCHI DI CUI ALL’ART. 110, COMMA 6° DEL T.U.L.P.S. R.D. 773/1931”; del report d’analisi “La diffusione degli apparecchi per il gioco d’azzardo lecito nei Comuni degli Ambiti territoriali Lomazzo-Fino Mornasco e Mariano Comense, la percezione del problema del GAP nei gestori e giocatori”, approvato con la delibera del C.C. n. 22 del 28.6.2016; delle “proiezioni elaborate dal Dipartimento Dipendenze sede di Como dell’A.T.S. Insubria” richiamate nell’ordinanza impugnata; di ogni altro atto e provvedimento ad essa presupposto e conseguente, ancorché non conosciuto, richiamato per relationem nella medesima ordinanza.

Per i giudici “rilevato che la legge dello Stato (art. 50, comma 7, del D.lgs. n. 267/2000) attribuisce espressamente al Sindaco il potere di coordinare e riorganizzare “sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla Regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d’intesa con i responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio, al fine di armonizzare l’espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli utenti”; che la giurisprudenza, condivisa dal Collegio, si è più volte pronunciata nel senso di ritenere la disposizione da ultimo richiamata come idonea a costituire il fondamento legislativo del potere sindacale di disciplinare gli orari delle sale giochi e degli esercizi nei quali siano installate apparecchiature per il gioco, anche al precipuo fine di contrastare il fenomeno del gioco di azzardo patologico (cfr., ex multis, C.d.S., sent. n. 3271/2014; ordd. n. 3845/2014, n. 2133/2014, n. 996/2014 e n. 2712/2013; T.A.R. Piemonte, ord. n. 346/2014; T.A.R. Lombardia – Brescia, sent. n. 1484/2012; T.A.R. Campania, sent. n. 2976/2011; T.A.R. Lazio, sent. n. 5619/2010); che la natura imperativa dell’interesse pubblico sotteso all’azione di contrasto alla ludopatia è attestata dallo stesso legislatore statale (cfr. art. 5, del D.L. n. 158/2012), nella misura in cui ha inserito tale patologia nei livelli essenziali di assistenza (LEA);

Ritenuto, quanto all’adeguatezza e alla proporzionalità della misura: che, in termini generali, sussiste una sfera della decisione pubblica non “lambita” dal diritto, il che accade ogni qual volta il decisum si collochi tra le alternative lecite (parimenti ragionevoli e proporzionate) dell’azione amministrativa, trovando (in tal caso) la scelta perseguita la sua forza ed il suo fondamento nella legittimazione politica propria dell’istituzione maggioritaria e nei conseguenti meccanismi di responsabilità; che, com’è noto, il principio di proporzionalità – il quale, secondo la giurisprudenza, assume nell’ordinamento interno lo stesso significato che riveste nell’ordinamento comunitario – si articola nei tre distinti profili della idoneità, necessarietà e adeguatezza; che, nella specie, le disposizioni in commento sono dichiaratamente finalizzate: a tutelare soggetti ritenuti maggiormente vulnerabili o immaturi (per la giovane età o perché bisognosi di cure); a prevenire forme di gioco compulsivo; ad evitare effetti pregiudizievoli per il contesto urbano e la quiete pubblica; che la valutazione del Comune circa l’incidenza negativa sulla salute dei cittadini (intesa, pare di capire, in termini non solo di malattia ma anche di pericolo per il benessere individuale e collettivo della popolazione locale) derivante dall’apertura prolungata delle sale giochi, appare idonea e adeguata in quanto: – i dati allegati in atti evidenziano l’incremento esponenziale degli utenti seguiti per gambling dai Ser.t., in stretta correlazione con l’aumento della diffusione delle sale da gioco; – i soggetti giovani ed anziani appaiono (anche secondo norme di comune esperienza) maggiormente esposti alla capacità suggestiva del guadagno derivante dalla scommessa; – il numero dei soggetti, tra le categorie a rischio, non è un dato trascurabile quando si tratta di intervenire a tutela di beni fondamentali (si trattasse anche di sole 100 persone); che la medesima valutazione del Comune appare anche necessaria, in quanto l’introduzione (mercé il D.L. n. 158/2012, art. 7, comma 10) di forme di progressiva ricollocazione dei punti della rete fisica di raccolta del gioco, territorialmente prossimi a zone sensibili (ed analogo discorso può farsi con riguardo alle misure limitative introdotte con la legge regionale n. 8/2013 e con la D.G.R. n. 1274/2014, emanata in attuazione della stessa), è destinata ad operare solo rispetto alle concessioni di raccolta di gioco pubblico affidate successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, restando quindi escluse le autorizzazioni già rilasciate;

Ritenuto, quanto al periculum: che deve attribuirsi netta preponderanza agli interessi pubblici assunti a tutela dalla ordinanza sindacale impugnata, rispetto al danno prettamente economico paventato dall’operatore. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima) respinge l’istanza cautelare”.

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