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(Jamma) – Il Tar Lombardia ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società titolare di una sala giochi contro il Comune di Cinisello Balsamo (MI) in cui si chiedeva l’annullamento dell’ordinanza per la “Disciplina degli orari per l’esercizio e funzionamento di apparecchi e congegni automatici da gioco disciplinati dall’art. 110 comma 6, del R.D. 773/1931 (TULPS), presenti in esercizi autorizzati ai sensi dell’art. 86 e dell’art. 88 del medesimo R.D. 773/1931”.

Per i giudici “Come recentemente statuito dal Consiglio di Stato, in una fattispecie pressoché identica a quella per cui è causa, sulla base di adeguate indagini effettuate dall’ASL, il Sindaco può legittimamente ridurre gli orari di apertura delle sale giochi autorizzate in base al TULPS”.

Inoltre “Sulla base delle indagini esperite dell’A.S.L. Milano e dal Sert di Cinisello Balsamo, sono infatti emersi ‘dati preoccupanti, con specifico riferimento alla realtà del Comune’, evidenziandosi, in particolare, che il numero di accessi ai Sert, da parte degli utenti affetti da sindrome da Gap (gioco d’azzardo patologico), è aumentato a 116, con un’incidenza pari al 9% del totale; nell’anno 2012 sono stati seguiti dai Sert, per diagnosi da Gap, ben 285 utenti, e nell’anno 2013 sono diventati 329. Nell’articolazione territoriale del Sert di Cinisello Balsamo si evince, con riguardo al report di attività per l’anno 2012, una percentuale di utenti affetti da Gap pari al 13% del totale degli accessi, dato molto al di sopra della media riscontrata nelle altre Unità territoriali del Sert, ciò che dimostra ‘una propensione al gioco d’azzardo patologico sul territorio di Cinisello Balsamo più diffusa rispetto ad altre articolazioni territoriali su cui il Dipartimento Dipendenza dell’Asl di Milano esercita le proprie funzioni socio-assistenziali’, come altresì confermato ‘dai dati forniti dallo Sportello d’Ascolto per i giocatori d’azzardo e le proprie famiglie, aperto dalla fine del mese di Gennaio 2014 presso il Centro Anziani’.

Osserva infine il Collegio che l’esistenza di contesti in cui il gioco d’azzardo viene effettuato illegalmente, al di fuori dei circuiti autorizzati dallo Stato, a più riprese richiamati dalla ricorrente per dimostrare l’irragionevolezza del provvedimento impugnato, rappresenta una circostanza di mero fatto, estranea agli effetti dal medesimo prodotti, ed alla responsabilità dell’Amministrazione procedente, che ha pertanto correttamente esercitato il proprio potere”.

E ancora “La normativa in materia di gioco d’azzardo, con riguardo alle sue conseguenze sociali su fasce di consumatori psicologicamente più deboli, nonché del suo impatto sul territorio, non è infatti riferibile alla competenza statale esclusiva in materia di ordine pubblico e sicurezza di cui all’art. 117 c. 2 lett. h) Cost., quanto invece alla tutela del benessere psico-fisico dei soggetti maggiormente vulnerabili e della quiete pubblica, ciò che rientra nelle attribuzioni del Comune, ex artt. 3 e 5, D.Lgs. 18.8.2000 n. 267. Il potere esercitato dal Sindaco nel definire gli orari di apertura delle sale da gioco non interferisce pertanto con quello degli organi statali preposti alla tutela dell’ordine e della sicurezza, atteso che la competenza di questi ha ad oggetto rilevanti aspetti di pubblica sicurezza, laddove quella del Sindaco concerne in senso lato gli interessi della comunità locale.

Diversamente da quanto dedotto dall’istante, numerose fonti normative limitano in realtà il gioco d’azzardo, in attuazione dei principi di cui all’art. 41 Cost., essendo infatti la libertà di iniziativa economica suscettibile di contemperamento con l’utilità sociale, in modo da non recare danno alla sicurezza, alla libertà, ed alla dignità umana. In sede comunitaria, la Raccomandazione 2014/478/UE del 14.7.2014, individua infatti i principi per la tutela dei consumatori e degli utenti dei servizi di gioco d’azzardo on line, mentre il D.L. 13.9.2012, n. 158, convertito con modificazioni nella L. 8.11.2012, n. 189, ha inserito le misure di contrasto al Gap nei Livelli Essenziali di Assistenza, ed ha fissato principi generali tesi a ridurre la tendenza e la dipendenza dal gioco d’azzardo. A sua volta, la L. 3.12.2014, n. 190 ha trasferito presso il Ministero della Salute l’Osservatorio per valutare le misure più efficaci per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo ed il fenomeno della dipendenza grave, mentre la L. 28.12.2015 n. 208, all’art. 1, c. 936, ha espressamente enunciato di voler ‘garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età’. Diversamente da quanto sostenuto dalla ricorrente, il diritto di iniziativa economica dei gestori delle sale gioco non è pertanto sistematicamente prevalente sulla tutela della salute degli utenti, che è al contrario riconosciuta e salvaguardata dalle citate fonti primarie, essendo infatti entrambi detti valori, di rango costituzionale, suscettibili di bilanciamento. Nel caso di specie, il contemperamento tra la libertà di impresa e la tutela della salute pubblica ha peraltro avuto luogo nel rispetto del principio di proporzionalità, consentendosi all’operatore economico la prosecuzione della sua attività, sebbene nell’ambito di una riduzione dell’orario di apertura”.

La ricorrente lamentava infine la violazione delle garanzia partecipative, avendo il Comune di Cinisello posto a fondamento del provvedimento impugnato le risultanze di uno “sportello d’ascolto” per i giocatori d’azzardo, “senza preoccuparsi di avviare una preventiva consultazione con i gestori delle sale da gioco”.

“Anche tali doglianze sono infondate – concludono i giudici – essendo le stesse del tutto generiche, non avendo la ricorrente specificamente evidenziato l’apporto collaborativo che la stessa avrebbe potuto fornire, ove gli fosse stato consentito di partecipare al procedimento (v. sent. n. 2519/2016 cit.). In conclusione, il ricorso va pertanto respinto”.

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