Il Tar Liguria ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato dalla Fit contro il Comune di Ventimiglia (IM) in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione dell’ordinanza n.220 datata 12/11/2018 adottata dal Sindaco del Comune di Ventimiglia avente ad oggetto “disciplina degli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco con vincite in denaro di cui all’art.110 del tulps installati ex artt.86 e 88 del tulps negli esercizi ove è consentita la loro installazione – modifica ordinanza 79 del 13/05/2015” e di tutti gli altri atti inerenti, preparatori, consequenziali e comunque connessi.

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Con ricorso è stata impugnata l’ordinanza del sindaco del Comune di Ventimiglia n. 220 del 12/11/2018, avente ad oggetto disciplina degli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco con vincite in denaro di cui all’art.110 del tulps installati ex artt.86 e 88 del tulps negli esercizi ove è consentita la loro installazione – modifica ordinanza 79 del 13/05/2015”.

Si è lamentato che l’ordinanza in questione avrebbe vietato, dalle ore 7,00 alle ore 19,00, l’utilizzo degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincite in denaro di cui al comma 6 dell’articolo 110 TULPS installati presso pubblici esercizi, con ciò di fatto limitando la loro operatività a sole due ore serali, determinando evidenti ripercussioni sugli incassi derivanti dal gioco.

A sostegno del gravame i ricorrenti hanno dedotto i seguenti motivi:

1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della legge 7 agosto 1990 n. 241 – difetto di motivazione e di istruttoria – eccesso di potere per carenza e/o erronea valutazione dei presupposti – contraddittorietà e manifesta irragionevolezza – violazione dei principi di proporzionalità e di imparzialità dell’azione amministrativa, difetto di proporzionalità – illogicità –- disparità di trattamento – ingiustizia manifesta.

L’istruttoria svolta sarebbe superficiale, in quanto il Sindaco si è limitato a riportare un dato che si riferisce all’intero territorio regionale, senza fornire dati specifici in ordine alla portata del fenomeno nel territorio del comune di Ventimiglia, in particolare esponendo dati precisi e circostanziati inerenti il numero di soggetti ludopatici che risiedono nel comune di Ventimiglia e si trovano in cura presso le strutture competenti. Inoltre vi sarebbe discrasia tra il periodo preso in considerazione dalla motivazione dell’ordinanza impugnata e il periodo preso in esame dall’Osservatorio epidemiologico regionale. Tali dati in particolare sarebbe riferiti all’anno 2016 e on terrebbero conto che con decreto del Ministero delle finanze 25 luglio 2017 è stato ridotto il numero degli apparecchi da divertimento ed intrattenimento a 345000 alla data del 31 dicembre 2017 e a 265000 alla data del 30 aprile 2018.

Inoltre, per un verso i dati pubblicati dal portale Italia delle slot relativi all’anno 2016 sarebbero superiori ai dati relativi all’anno 2017 risultanti dalla documentazione fornita dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, di talchè il dato (€ 1.015,00) circa l’ammontare della spesa annua effettiva per giocatore nel comune di Ventimiglia, richiamato nell’ordinanza, non sarebbe corrispondente al dato reale che sarebbe molto inferiore (€ 843,00). Infine tale importo non sarebbe stato depurato dell’importo delle vincite riscosse. La Federazione Italiana Tabaccai, a seguito di accesso civico ha appurato che il numero di soggetti in cura presso la ASL n.1 imperiese per GAP sarebbero soltanto 35 distribuiti su tutto il territorio provinciale.

Il Sindaco non avrebbe tenuto conto delle osservazioni della ricorrente Federazione espresse nell’incontro 12 novembre 2018, pubblicando l’atto impugnato lo stesso giorno dell’incontro.

Il provvedimento impugnato non avrebbe adeguatamente contemperato le esigenze di tutela della salute pubblica con gli interessi degli operatori del settore: in particolare, per un verso essa favorirebbe indebitamente gli operatori delle sale gioco (che potranno esercitare l’attività durante le ore notturne) in danno dei titolari di tabaccherie, per altro verso ridurrebbe in modo drastico l’orario in cui possono operare le apparecchiature di gioco lecito all’interno di una tabaccheria, passando da una fascia oraria media di circa otto ore ad una fascia oraria di una o, al massimo, due ore soltanto (l’orario minimo di chiusura è contemplato per le ore 19,30, con facoltà di tenere aperto per i soli generi di monopolio sino alle ore 21).

2) Illegittimita’ dell’ordinanza del comune di Ventimiglia n. 220 del 12/11/2018 per violazione e falsa applicazione dell’art.20 “orari” del regolamento approvato con deliberazione del consiliare n.75 del 28/11/2014 – interpretazione errata- travisamento – sviamento – difetto di motivazione – illogicita’- contraddittorieta’.

L’impugnato provvedimento, che confina alle ore notturne l’attività degli apparecchi del gioco lecito, contrasta con le previsioni del regolamento rubricato che sono finalizzate alla tutela del riposo notturno.

3) violazione del principio di legalita’ di cui all’articolo 1 della legge n. 689/1981 – difetto di motivazione.

La sanzione amministrativa prevista dall’ordinanza comunale per la violazione di ogni disposizione prevista nell’ordinanza (compresa la mancata esposizione di apposite targhe con formule di avvertimento sul rischio di dipendenza) si paleserebbe illegittima per violazione del principio di cui all’art.1 della legge n. 689/1981. La disposizione in ultimo citata, infatti, nel recepire il principio di legalità per le sanzioni amministrative, impedirebbe che tali sanzioni possano essere comminate da disposizioni contenute in fonti normative subordinate, quali una legge regionale o un’ordinanza comunale.

Si è costituito in giudizio il comune di Ventimiglia, controdeducendo nel merito ed instando per la reiezione del ricorso.

Con memoria ex art. 73 c.p.a. le ricorrenti hanno anche lamentato la violazione della decisione della Conferenza unificata Stato Regioni n. 103/U del 7 settembre 2017, giacché per un verso la limitazione complessiva giornaliera di funzionamento degli apparecchi da gioco è stata determinata dal sindaco in dodici ore (dalle ore 7,00 alle ore 19,00) piuttosto che nel massimo di sei, per altro verso per la definizione di tale misura non è stata in alcun modo coinvolta la competente Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Per il Tar: “Il ricorso è infondato. Per quanto attiene al primo motivo deve escludersi la fondatezza del lamentato vizio di difetto di istruttoria. L’ordinanza impugnata richiama espressamente nelle premesse i dati dell’Osservatorio epidemiologico regionale secondo cui: “i soggetti in carico al SERT dei Dipartimenti di Salute mentale e dipendenze liguri per il gioco d’azzardo sono passati da 116 nel 2011 a 368 nel 2016”.

Si tratta di dati e di considerazioni epidemiologiche – anche quanto all’incidenza del sommerso, e della così detta “cifra oscura” – forniti dal soggetto pubblico specificamente deputato, in Liguria, alla cura della salute pubblica, che testimoniano della sussistenza di una vera e propria emergenza sanitaria e/o di un importante problema di salute pubblica, oltretutto attestato come in costante aumento.

Del tutto irrilevante è la censura relativa al numero di anni, 6 o 7, in cui si è sostanziata l’indagine non revocando in dubbio, la lamentata discrasia, l’entità crescente del fenomeno.

L’ordinanza impugnata richiama, inoltre, i dati statistici specificamente riferiti al comune di Ventimiglia, pubblicati sul portale Italia delle slot sulla base dei dati forniti da AAMS – Agenzia delle dogane e dei monopoli, secondo i quali le giocate pro capite (cioè quanto spende in media in un anno ogni cittadino) nel comune di Ventimiglia ammonterebbero ad € 1015,00 nel 2016, confermando di non essere affatto esente dal fenomeno.

Si sostiene tuttavia che tale dato sarebbe insufficiente non essendo corroborato dal dato relativo ai soggetti ludopatici presenti nel Comune di Ventimiglia. In particolare i ricorrenti evidenziano l’esiguo numero di soggetti ludopatici presenti nella provincia di Imperia (n. 35 secondo i ricorrenti) con la conseguenza della sostanziale irrisorietà del numero di soggetti presenti nel Comune di Ventimiglia.

Il ragionamento non convince, scontrandosi con la finalità preventiva dell’ordinanza. Infatti, considerata la finalità eminentemente preventiva dell’ordinanza in questione, che mira a prevenire il dilagare della ludopatia, è sufficiente l’accertamento che il fenomeno sia in continuo aumento, ciò che è stato specificamente attestato in istruttoria.

Per quanto attiene alla lamentata violazione dei diritti di partecipazione procedimentale dei ricorrenti il Collegio rileva quanto segue.

L’ordinanza sindacale impugnata si configura come atto amministrativo generale, sicché trova applicazione l’art. 13 della legge n. 241/1990, che al primo comma statuisce che le norme sulla partecipazione “non si applicano nei confronti dell’attività della pubblica amministrazione diretta alla emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione, per i quali restano ferme le particolari norme che ne regolano la formazione” (cfr, nello stesso senso, T.A.R. Piemonte, II, 3.1.2019, n. 17).

L’amministrazione comunale non aveva dunque nessun obbligo di confrontarsi preventivamente con l’associazione di categoria dei tabaccai, né tantomeno di confutare le osservazioni formulate dalla stessa che sostanzialmente si riferivano all’attendibilità dei dati posti a base del provvedimento e al sacrificio imposto ai tabaccai.

Quanto all’adeguatezza e proporzionalità del sacrificio imposto agli esercenti rispetto all’interesse pubblico perseguito, osserva il Collegio come la comparazione non vada operata sulla base di dati circa l’incidenza del fenomeno della ludopatia sulla popolazione di Ventimiglia, bensì dei valori e degli interessi – pubblici e privati – in gioco.

Nel caso di specie, a fronte della salute, tutelata dall’art. 32 della Costituzione come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, sta l’iniziativa economica privata, che non può svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza umana, e deve essere coordinata a fini sociali (art. 41 Cost.): donde la ragionevolezza e proporzionalità del bilanciamento operato dal provvedimento impugnato.

Né è predicabile l’eccesso di potere per disparità di trattamento, nel senso che l’ordinanza impugnata favorirebbe indebitamente gli operatori delle sale gioco (che potranno esercitare l’attività durante le ore notturne) in danno dei titolari di tabaccherie, obbligati a chiudere i locali, al più tardi, alle ore 21,00.

Innanzitutto, il limite orario delle ore 21,00 di cui alla circolare 11 dicembre 1974 n. 30 dell’Ispettorato Compartimentale di Genova dei monopoli di Stato (doc. n. 12 delle produzioni 10.1.2019 di parte ricorrente) riguarda soltanto la vendita dei generi di monopolio, non già l’attività di pubblico esercizio (bar) cui essa eventualmente acceda.

In ogni caso, la gestione dei così detti apparecchi di videolottery rappresenta per i tabaccai un’attività facoltativa, collaterale e secondaria, mentre costituisce l’attività principale e/o esclusiva degli operatori delle sale da gioco autorizzate, sicché, attesa la ontologica diversità delle posizioni a confronto, non è predicabile il vizio di eccesso di potere per disparità di trattamento, che postula l’assoluta identità delle situazioni a raffronto.

Il tema della limitazione oraria involge la rilevanza della decisione della Conferenza unificata Stato Regioni n. 103/U del 7 settembre 2017.

Deve in primo luogo osservarsi come tale censura non sia stata dedotta con il ricorso ma solo con memoria onde la sua inammissibilità.

Ad ogni buon conto la stessa è infondata.

A tal riguardo dirimente è il rilievo che la decisione invocata, non essendo stata recepita con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze ex art. 1, comma 936, della legge n. 208/2015 (legge di stabilità per l’anno 2016), rivesta carattere di mera “proposta” non giuridicamente cogente, e non costituisca dunque un parametro di legittimità del provvedimento impugnato. Del resto, tale proposta di riordino dell’offerta da gioco lecito contempla un complessivo riordino della materia e, oltre a stabilire un’apertura minima di 10-12 ore giornaliere di tutti i punti di gioco, prevede anche una significativa riduzione dell’offerta del gioco lecito, sia dei volumi che dei punti vendita, sicché risulta arbitrario e contrario allo spirito dell’intesa predicarne un’applicazione atomistica o parcellizzata.

Il secondo motivo è infondato.

Da un primo punto di vista la disposizione regolamentare invocata riguarda le sale pubbliche da gioco che costituiscono strutture diverse dagli apparecchi ex art. 110 tulps quali quelli regolati dalla impugnata ordinanza. La circostanza che l’orario di funzionamento regolato dall’ordinanza si concentri nelle ore serali non può essere di per sé sintomo di illegittimità del provvedimento per contrasto con le disposizioni del regolamento atteso che dalla semplice previsione di una fascia oraria serale di uso di tali apparecchi non derivano necessariamente effetti sulla quiete e il riposo delle persone.

Parimenti infondato è il terzo motivo, relativo la previsione delle sanzioni amministrative per la violazione dell’ordinanza, che duplicherebbero quelle già previste dalla disciplina statale.

L’ordinanza prevede che la violazione delle disposizioni imposte comporti la sanzioni amministrativa pecuniaria da un minimo di € 80 ad un massimo di € 500,00 “ai sensi dell’art. 7- bis d.lgs. 267/2000”.

Tale norma prevede “la sanzione amministrativa di cui al comma 1 si applica anche alle violazioni alle ordinanze adottate dal sindaco e dal presidente della provincia sulla base di disposizioni di legge, ovvero di specifiche norme regolamentari”.

Nel caso di specie, l’ordinanza impugnata trova la sua base legale nell’art. 50 comma 7 del D. Lgs. n. 267/2000 (cfr. Corte cost., sentenza 18.7.2014, n. 220, § 5.1; Cons. di St., V, 20.10.2015, n. 4794).

Ciò posto gli eventuali problemi di duplicazione delle sanzioni in concreto irrogabili devono essere risolti facendo applicazione, ove ne ricorrano i presupposti, del principio di specialità di cui all’art. 9 l. 689/1981.

In conclusione il ricorso deve ritenersi infondato.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna i ricorrenti al pagamento in favore dell’amministrazione resistente delle spese di giudizio che si liquidano in complessivi € 4000, 00 (quattromila/00) oltre IVA e CPA come per legge”.