Il Tar Lombardia ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato contro il Comune di Desio (MB), per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, dell’ordinanza sindacale avente ad oggetto la “Disciplina degli Orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro installati presso i locali autorizzati in via esclusiva o prevalente all’esercizio dei giochi leciti (sale giochi), nonché di quelli installati negli esercii autorizzati al gioco lecito in via subordinata e/o accessoria rispetto all’attività principale (esercizi di somministrazione alimenti e bevande, esercizi commerciali, circoli privati, etc)”; nonché, per l’occorrenza, del “Regolamento Comunale per le sale giochi e l’installazione di apparecchi da gioco”.

Per il Tar “Considerato che, all’esito della sommaria deliberazione che tipicamente connota la sede interinale, non appaiono prima facie ravvisabili i presupposti per la concessione della invocata tutela cautelare, atteso che:

– costituisce dato ricevuto quello in virtù del quale la potestas attribuita al Sindaco dall’art. 50, comma 7, d.lgs. 267/2000, a fini di tutela della salute e della quiete pubblica, legittima la adozione di provvedimenti funzionali a regolamentare gli orari delle sale giochi e degli esercizi pubblici in cui sono installate apparecchiature da giuoco;

– nella fattispecie, tenuto conto anche dei dati relativi alla diffusione del gioco d’azzardo nell’ambito territoriale del Comune di Desio, la limitazione oraria contemplata nei gravati provvedimenti –complessivamente pari a 6 ore, equamente ripartite nei diversi segmenti della giornata – non appare avere operato una irragionevole compressione della libertà di impresa della ricorrente;

– il contemperamento in tal guisa effettuato tra gli interessi economici ed imprenditoriali di essa ricorrente e le pregnanti esigenze pubblicistiche di prevenire e contrastare fenomeni patologici connessi al gioco compulsivo – idonei a vulnerare la salute individuale e pubblica– non appare aver violato il principio di proporzionalità;

– la disciplina quivi censurata si colloca, peraltro, nell’alveo di una prassi amministrativa già seguita da numerosi enti locali, in ossequio alla Intesa raggiunta in sede di Conferenza Unificata Stato – Regioni – Autonomie locali in data 7 settembre 2017;

– in ogni caso, nella comparazione degli interessi coinvolti, appare allo stato preminente quello presidiato dalle gravate ordinanze rispetto al vulnus, di matrice meramente economica, paventato dalla società ricorrente.

Le spese della presente fase cautelare possono, in ragione delle peculiarità della controversia, essere compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima), respinge la suindicata domanda incidentale di sospensione”.