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Il Tar Lombardia (sezione staccata di Brescia) ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro il Comune di Flero (BS) in cui si chiedeva l’annullamento dell’Ordinanza Sindacale n. 4 del 15.02.2018 avente ad oggetto “Disposizioni in merito a limitazioni all’utilizzo degli apparecchi da intrattenimento ex art. 110, Comma 6, R.D. 773/1931” pubblicata sull’Albo Pretorio del Comune di Flero in data 15.02.2018.

Per il Tar “Nel ricorso in esame, parte ricorrente lamenta il fatto che l’ordinanza limitativa degli orari di funzionamento degli apparecchi di gioco lecito autorizzato ex art. 110 TULPS, comma 6, non sarebbe stata preceduta da alcuna valutazione da parte dell’amministrazione in ordine al doveroso bilanciamento tra le misure limitative dell’attività di raccolta del gioco e i principi costituzionali di libertà di iniziativa economica e di concorrenza di matrice comunitaria, così come previsto dall’art. 3.4, né dal monitoraggio “degli elementi quali-quantitativi sul fenomeno in discorso e alla raccolta e aggiornamento puntuale dei dati”.

Inoltre, il Sindaco avrebbe violato l’art. 4 del Regolamento comunale, nella parte in cui impone di non penalizzare “determinate attività commerciali” rispetto ad altre, dal momento che, sebbene l’ordinanza abbia dichiarato la volontà di non penalizzazione di determinate “tipologie di gioco”, in concreto finirebbe per favorire la moltitudine di giochi pubblici quali ad esempio lotto, superenalotto, scommesse sportive e ippiche, concorsi pronostici, Gratta e Vinci, Win for life, 10 e Lotto, Lotterie Nazionali, per nulla incisi dall’ordinanza de qua, offerti da esercizi come bar e tabacchi.

Invero, coglie nel segno il ricorso, nella parte in cui sostiene, nella seconda censura, che del tutto generiche e disancorate da qualsivoglia accertamento istruttorio sarebbero le premesse dell’Ordinanza laddove riferiscono: i) della Sindrome da Gioco d’Azzardo Patologico che costituisce un importante problema di salute pubblica; ii) che la sindrome da dipendenza da gioco d’azzardo sarebbe stata inquadrata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come vera e propria patologia in senso clinico; iii) che nel nostro paese tale sindrome patologica risulta in aumento tanto da avere indotto il Governo ad emanare il D.L. 158/2012 inserendo i malati da GAP all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza.

Si tratta, effettivamente, di fatti notori e di affermazioni relative al fenomeno in generale, mentre per quanto riguarda la concreta situazione locale non può dirsi che sia stata evidenziata una realtà particolarmente preoccupante, dal momento che il dato riportato nell’Ordinanza – secondo cui “per l’anno 2016, la spesa complessiva dei cittadini residenti nel Comune di Flero per le NEW SLOT e VIDEOLOTTERY è stata pari a 36,3 milioni di euro (circa 4.122 euro annui procapite per la popolazione maggiorenne)” – risulta essere inattendibile, in quanto privo di indicazione della fonte e in contrasto con il report che risulta pubblicato nel sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, secondo cui si tratterebbe di circa 5 milioni di euro complessivi (precisamente euro 4.964.444,21), ossia circa 560 euro annui procapite per la popolazione maggiorenne.

Così come, con riferimento al “trend in continuo aumento riferito alle persone che chiedono interventi per la ludopatia di cui sono affette” non si è provveduto alla puntuale localizzazione nei vari Comuni degli utenti che generano la domanda di cura presso l’Agenzia di tutela della Salute di Brescia.

Tutto ciò premesso, in linea con l’orientamento della giurisprudenza, anche di questo Tribunale, ormai consolidato, il quale afferma che “l’intervento dell’autorità in materia di apertura delle sale giochi deve contemplare un accurato bilanciamento tra valori ugualmente sensibili (il diritto alla salute e l’iniziativa economica privata), sulla scorta di approfondite indagini sulla realtà sociale della zona e sui quartieri limitrofi, con l’acquisizione di dati ed informazioni – il più possibile dettagliati ed aggiornati – su tendenze ed abitudini dei soggetti coinvolti (T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. II, 31 agosto 2012 n. 1484” (cfr. TAR Toscana, sentenza 805 del 12 luglio 2017), nella fattispecie istruttoria e, conseguentemente, motivazione del provvedimento appaiono insufficienti.

In altri termini, i motivi di interesse generale che consentono le limitazioni di orario in discorso non possono consistere in un’apodittica e indimostrata enunciazione, ma debbono concretarsi in ragioni specifiche, da esplicitare e documentare in modo puntuale (così il Consiglio di Stato nel parere 449 del 20 febbraio 2018). Tanto più che non risulta essere chiarito perché e come la limitazione del funzionamento di detti apparecchi per una o due ore possa ovviare alle problematiche alle quali si accenna nell’atto gravato.

Il provvedimento impugnato risulta, dunque, essere privo della motivazione adeguata, richiesta per legittimare un intervento fortemente incidente su di un’attività economica.

Il ricorso, peraltro, appare fondato anche nella parte in cui deduce l’irrazionalità del provvedimento, che colpisce solo una delle tipologie di gioco lecito che potrebbero incidere sul fenomeno che si intende combattere.

In particolare, l’ordinanza risulta essere irrazionale e illogica per non aver esteso la sospensione dell’esercizio anche alle slot machine, caratterizzate, parimenti alle VTL, dalla mancanza del rapporto con un soggetto terzo e quindi ingeneranti lo stesso meccanismo di dipendenza e incapacità di interrompere il gioco.

Non può, invece, incidere sulla legittimità del provvedimento, in fatto che altri Comuni non ne abbiano adottato di analoghi. È pur vero, infatti, che ciò ne limita l’efficacia nel raggiungimento dell’obiettivo perseguito, ma non può determinarne l’illegittimità, né giustificare l’astensione da ogni azione del Comune, come voluto da parte ricorrente.

Nel complesso, quindi, il ricorso merita accoglimento e per l’effetto deve essere annullata l’ordinanza con esso impugnata, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti che dovessero essere ritenuti necessari in esito a una più puntuale analisi della particolare situazione locale.

Deve essere, invece, rigettata l’istanza risarcitoria, in quanto il Comune ha provveduto, sua sponte, a sospendere l’applicazione dell’ordinanza, così evitando il prodursi di qualsiasi danno in capo ai destinatari del provvedimento.

Data la particolarità della controversia, le spese del giudizio possono trovare compensazione tra le parti in causa.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla l’atto impugnato, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti che l’Amministrazione intenderà adottare.

Respinge l’istanza risarcitoria.

Dispone la compensazione delle spese del giudizio”.

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