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(Jamma) – “La raffica di sentenze pubblicate martedì 11 luglio dal TAR Piemonte a favore dei provvedimenti sindacali di restrizione degli orari di gioco di ben 11 amministrazioni comunali piemontesi (cinque capoluoghi ex Province; Torino, Biella, Novara, Verbania, Alessandria e altri 6 importanti centri Domodossola, Tortona, Borgaro Torinese, Cannobio, Gravellona Toce) rappresenta una fondamentale pietra miliare sulla strada delle strategie di protezione dalla voracità dell’offerta di gioco con apparecchi automatici” è quanto scrive in una nota Paolo Jarre (Presidente Società Italiana Tossicodipendenze Piemonte e Valle d’Aosta).

“E una pietra tombale sullo stillicidio di ricorsi che per anni hanno intimidito, dissuaso o tenuto in apprensione molti pubblici amministratori italiani. Riprendendo la giurisprudenza accumulatasi negli ultimi anni e gli studi scientifici del CCM e quelli pubblicati su Journal of Gambling Studies e Medicina delle Dipendenze, il TAR Piemonte ha sciolto ogni dubbio circa la piena facoltà (e in qualche misura quasi un “dovere” civico) dei sindaci di restringere gli orari dell’offerta commerciale di gioco, specie laddove – spiega Jarre – la misura sia tale da non compromettere in modo eccessivo l’iniziativa privata (in Piemonte la limitazione non scende sotto le 8 ore di funzionamento – dimensione temporale scelta da Torino e gran parte degli altri Comuni – a differenza di quanto successo a Firenze e Grosseto dove le 4 ore sono state giudicate eccessivamente lesive i diritti dei commercianti).

Che le limitazioni orarie incidano sulla dimensione della raccolta e della spesa del gioco con apparecchi sembrano, come già argomentato, peraltro dimostrarlo anche i dati ufficiali 2016 ADM; il Piemonte, unica Regione la cui legislazione prescrive dal 2016 le limitazioni in oggetto da parte dei Comuni (e dove si concentra circa la metà di tutte le ordinanze restrittive italiane) nel 2016 è stata anche l’unica Regione nella quale la raccolta è stata inferiore di quasi 2 punti percentuali a quella del 2015 (contro un aumento medio nazionale del 6%), senza che questo determinasse un’impennata nell’investimento negli altri giochi” conclude Jarre.

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