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(Jamma) – Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, ha accolto il ricorso di una sala alla quale era stata bloccata la nuova collocazione di apparecchi per il gioco lecito, considerando il fatto che non sarebbe stata rispetta la distanza minima dai luoghi sensibili.

La norma comunale prevede infatti che «Per tutelare determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire fenomeni da GAP, è vietata la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in locali che si trovino a una distanza, determinata dalla Giunta regionale entro il limite massimo di cinquecento metri, da istituti scolastici di ogni ordine e grado, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori».

Tuttavia, hanno sottolineato i giudici “come dalla stessa Regione chiarito nella sezione del proprio sito istituzionale dedicata alla disciplina del gioco d’azzardo, nella categoria degli “istituti scolastici” non possono farsi rientrare gli asili nido, in quanto appartenenti al sistema del welfare e non dell’istruzione”. Inoltre “il riconoscimento dell’appartenenza al sistema del welfare non vale ex se a giustificare la classificazione dell’asilo nido come “struttura residenziale o semiresidenziale operante in ambito sanitario o socio-sanitario” (definizione di cui alla legge regionale 8/2013), non essendo direttamente assimilabile l’attività di cura svolta a favore di minori della fascia di età 0-3 anni a quella propria dei suddetti ambiti; né a diverso avviso può indurre l’uso, solo nell’allegato alla D.G.R. 1274/2014, dell’espressione “socio – assistenziale” nel riportare il riferimento alle “strutture residenziali o semiresidenziali di cui all’articolo 1, comma 2 della l.r. 12 marzo 2008, n. 3”, essendo sottratta alla competenza della Giunta regionale la possibilità di ampliare le categorie dei “siti sensibili” individuati dalla legge”.

In conclusione è “ritenuto, pertanto, che il ricorso sia assistito, prima face, da sufficienti elementi di fumus boni iuris tali da giustificare la richiesta misura cautelare”, quindi “il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima) accoglie l’istanza cautelare presentata in uno con il ricorso in epigrafe indicato e per l’effetto: sospende il provvedimento impugnato; fissa, per la trattazione di merito del ricorso, l’udienza pubblica del 21 marzo 2018”.

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