Print Friendly

(Jamma)Il Comune di Milano ha introdotto restrizioni alle attività di gioco (distanze dai luoghi sensibili) attraverso il regolamento uebanistico. Il Consiglio di Stato ha confermato la bocciatura del Tar Lobardia che aveva accolto il ricorso di una società contro la diffida  “dall’insediamento ed apertura di sala giochi e/o sala scommesse e dalla collocazione di nuove apparecchiature per il gioco d’azzardo lecito”e di ogni altro atto presupposto, preparatorio, conseguente e/o altrimenti connesso, con particolare riferimento all’art. 13, co. 7, del nuovo Regolamento Edilizio del Comune di Milano.

“La disciplina regionale delle distanze da obiettivi sensibili ( come la Corte costituzionale ha insegnato) può essere uniforme, e cioè trattare allo stesso modo sale giochi e sale scommesse ai fini di prevenire la ludopatia; ma siccome non si può negare che tra le due attività ( gioco con apparecchio tipo slot/ raccolta scommesse su eventi futuri) esiste una certa differenza di base, allo stato non sembra al Collegio ( il Consiglio di Stato ndr) che la opposta scelta privilegiata dalla regione Lombardia travalichi – almeno in misura qui apprezzabile- i confini della discrezionalità legislativa” si legge nella pronuncia del Consiglio di Stato.

“Quanto sopra, ovviamente, dal punto di vista giuridico, non competendo al Collegio di affrontare le delicate e tuttora controverse implicazioni sociologiche e antropologiche della distinzione.

Da quanto sopraevidenziato, discende che:

a) va tenuto conto che la disposizione del regolamento edilizio comunale di Milano è incentrata unicamente sul fattore distanza delle sale scommesse da obiettivi sensibili;

b) a fronte di tale constatazione, avendo la regione Lombardia esercitato la propria discrezionalità legislativa in materia a competenza concorrente nei termini suddescritti, ciò implica che il regolamento suddetto collida con detta prescrizione e debba pertanto essere dichiarato illegittimo.

c) correttamente, il T.a.r. ha fatto presente che al Comune spetterebbe una residua possibilità di disciplinare la problematica laddove, nell’ambito delle competenze urbanistiche ed edilizie affidate dalla Regione, fosse intervenuto in materia di allocazione delle sale scommesse, al fine di garantire lo sviluppo dell’ordinata e “salubre” convivenza della comunità di riferimento, in caso di specifiche problematiche emerse sul territorio comunale o su parti di esso;

d) ciò, però, nel caso di specie non è avvenuto, non in virtù della circostanza che la norma asseritamente “preclusiva” è contenuta nel regolamento edilizio (il che di per sé, si ripete, non avrebbe portata dirimente in senso negativo) ma perché nessun riferimento a tali problematiche è ivi contenuto, il che implica che la statuizione del Ta.r. impugnata meriti conferma”.

Leggi la sentenza a questo link

Commenta su Facebook