tribunale
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(Jamma) – Il Tar Emilia Romagna ha respinto – tramite decreto – il ricorso presentato da una società contro il Comune di Forlì e la Regione Emilia Romagna in cui chiedeva l’annullamento previa concessione di misure cautelari monocratiche ex art. 56 CPA, nonché previa sospensione dell’efficacia della nota provvedimento del Comune di Forlì, Servizio Sviluppo Economico, ad oggetto: “Attività di Sala Giochi/sala VLT/sala scommesse – Comunicazione ai sensi della L.R. 5/2013 s.m.i. ed individuazione degli esercizi collocati ad una distanza inferiore a metri 500 dai luoghi sensibili”; della deliberazione di Giunta del Comune di Forlì avente ad oggetto “mappatura dei luoghi sensibili ai sensi della legge regionale n. 5/2013 ed individuazione degli esercizi collocati ad una distanza inferiore a metri 500 dai luoghi sensibili”; della deliberazione di Giunta della Regione Emilia Romagna e dell’allegato I “Modalità applicative del divieto alle sale da gioco e sale scommesse e alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito”.

“Rilevato che la norma predetta richiede – quale requisito a tal fine – l’esistenza di un “caso di estrema gravità ed urgenza tale da non consentire la dilazione sino alla data della camera di consiglio”; rilevato peraltro che – sulla base dell’orientamento conforme costante e pacifico della Sezione in numerosissimi casi analoghi – l’istanza predetta risulta manifestamente inaccoglibile in quanto la società ricorrente non comprova l’esistenza effettiva di una condizione estrema siffatta in relazione alla propria complessiva situazione patrimoniale ed economica mediante deposito di certificazione conforme in copia autenticata nelle forme di legge (bilanci di esercizio e dichiarazione dei redditi); rilevato altresì che – ad una prima ed inevitabilmente sommaria delibazione quale è quella unicamente consentita dai caratteri propri della presente fase cautelare d’urgenza – il ricorso non appare fondato in relazione al complesso delle censure in esso delineate; rilevato infine che in ogni caso – nella comparazione dei contrapposti interessi – appare necessariamente prevalente nella presente fase processuale la tutela del fondamentale interesse pubblico alla salvaguardia della sicurezza e sanità collettive rispetto all’interesse economico fatto valere in giudizio; rigetta l’istanza predetta in quanto manifestamente infondata; fissa per la trattazione collegiale la camera di consiglio del 19 luglio 2018 nel doveroso rispetto dei termini prescritti dalla normativa vigente”.

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