tribunale
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(Jamma) – Il Tar Piemonte ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una sala giochi contro il Comune di Alessandria per chiedere l’annullamento del provvedimento di cessazione immediata dell’attività di installazione e funzionamento di apparecchi di cui all’art. 110 comma 6 e 7 R.D. 773/1931.

“Per tutelare determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili – spiegano i giudici – e per prevenire il disturbo da gioco, è vietata la collocazione di apparecchi per il gioco di cui all’articolo 110, commi 6 e 7 del r.d. 773/1931 in locali che si trovano ad una distanza, misurata in base al percorso pedonale più breve, non inferiore a trecento metri per i comuni con popolazione fino a cinquemila abitanti e non inferiore a cinquecento metri per i comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti da:

a) istituti scolastici di ogni ordine e grado;

b) centri di formazione per giovani e adulti;

c) luoghi di culto;

d) impianti sportivi;

e) ospedali, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-sanitario;

f) strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile ed oratori;

g) istituti di credito e sportelli bancomat;

h) esercizi di compravendita di oggetti preziosi ed oro usati;

i) movicentro e stazioni ferroviarie.”

E’ pacifico che il ricorrente, che ha ottenuto l’autorizzazione della Questura in data 14.6.2016, quindi dopo l’entrata in vigore della legge regionale, gestisca un esercizio commerciale sito a meno di 500 mt. da luoghi di culto e bancomat, così come indicato nell’ordinanza impugnata e non contestato in ricorso.

L’attività che il ricorrente intende svolgere, per quanto regolarmente autorizzata dal punto di vista delle norme di polizia, si pone in contrasto con la disciplina legale posta dalla Regione in tema di collocazione degli apparecchi per il gioco lecito e, in particolare, con la previsione che impone una certa distanza minima da luoghi ritenuti sensibili, tra i quali il legislatore regionale ha individuato i luoghi di culto, gli istituti di credito e gli sportelli bancomat.

Come correttamente evidenziato dall’amministrazione la scelta del legislatore regionale piemontese è coerente con finalità di tutela della salute e prevenzione di rischi sanitari devoluti alla competenza dell’ente; nel senso della legittimità di norme regionali che disciplinano la dislocazione degli apparecchi da gioco si è infatti esplicitamente pronunciato il giudice delle leggi nella sentenza n. 108/2017. La Corte Costituzionale, nella citata pronuncia, ha altresì chiarito che non vi è sostanziale interferenza tra il rilascio delle autorizzazioni di polizia finalizzate all’esercizio del gioco lecito e la disciplina regionale della loro dislocazione territoriale in quanto: “ non giova opporre che la norma censurata inciderebbe su esercizi commerciali, quali quelli che accettano scommesse, soggetti al controllo dell’autorità di pubblica sicurezza ai sensi dell’art. 88 del TULPS – controllo finalizzato alla prevenzione dei reati e alla tutela dell’ordine pubblico – finendo, così, per interferire indebitamente con questo stesso regime autorizzatorio. La norma regionale si muove su un piano distinto da quella del TULPS…. essa non mira a contrastare i fenomeni criminosi e le turbative dell’ordine pubblico collegati al mondo del gioco e delle scommesse, ma si preoccupa, «piuttosto, delle conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori psicologicamente più deboli», segnatamente in termini di prevenzione di «forme di gioco cosiddetto compulsivo» (sentenza n. 300 del 2011). In quest’ottica, la circostanza che l’autorità comunale, facendo applicazione della disposizione censurata, possa inibire l’esercizio di una attività pure autorizzata dal questore – come nel caso oggetto del giudizio principale – non implica alcuna interferenza con le diverse valutazioni demandate all’autorità di pubblica sicurezza.”

In definitiva, poiché è pacifico che l’esercizio di cui il ricorrente è titolare è collocato in luogo che viola la disciplina regionale della dislocazione territoriale degli apparecchi per il gioco lecito, egli non può lamentare alcuna impropria lesione delle sue prerogative lavorative, limitandosi la legge a fare una ponderata valutazione di tutti gli interessi in gioco, senza inibire l’attività ma imponendovi modalità di esercizio maggiormente compatibili con altri valori costituzionali, quali la salute. Il ricorso deve essere respinto”.

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