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Il Tar Campania – sezione staccata di Salerno – ha respinto tramite sentenza il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno, Ufficio Territoriale di Governo di Salerno e Comune di Avellino in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento con il quale Questore della Provincia di Avellino ha rigettato l’istanza tesa ad ottenere la licenza ex art. 88 TULPS per la raccolta scommesse.

“A fondamento del diniego, emanato dopo il preavviso di rigetto previsto dall’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990, il Questore:

– ha richiamato la nota n. 48359 del 13 luglio 2018, con cui il Comune di Avellino ha comunicato di aver rilevato che l’immobile si trova ad una distanza inferiore ai 500 metri dal liceo scientifico statale e che, dunque, non vi è il rispetto della distanza minima, prevista dal regolamento comunale per la prevenzione ed il contrasto delle ludopatie, approvato con la delibera n. 138 del 2017;

– ha rilevato che, con circolare del 19 marzo 2018, il Ministero dell’Interno ha segnalato alle Questure che esse, in sede di rilascio delle licenze previste dall’art. del t.u.p.s., sono tenute alla verifica del rispetto delle normative vigenti in materia di distanze dai luoghi sensibili, al fine di evitare le conseguenze sociali derivanti dai fenomeni di ludopatia.

Con il primo motivo, è lamentata la violazione dell’art. 1, commi 643 e 644 della legge n. 190 del 2014, degli articoli 11, 88, 92 e 13 del t.u.p.s., dell’art. 117 Cost. e dell’art. 21 septies della legge n. 241 del 1990, nonché la presenza di profili di eccesso di potere, poiché la Questura avrebbe esclusivamente il potere di verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalla legislazione di polizia, e non anche di rilevare la violazione della normativa sulle distanze minime dai luoghi qualificati come ‘sensibili’.

Sotto tale profilo, la ricorrente rileva che erroneamente la circolare del Ministero dell’Interno, di data 19 marzo 2018, avrebbe rilevato la sussistenza di un tale potere.

L’interessata ha dedotto che:

– il diniego sarebbe nullo per carenza di potere, ovvero annullabile, per violazione delle regole, anche costituzionali, sulle competenze in materia di contrasto alla ludopatia;

– poiché sarebbe ‘speciale’ la procedura prevista dall’art. 1, commi 643 e 644, della legge n. 190 del 214, che nulla ha previsto in tema di ‘distanze minime’, in sede di esame delle istanze di rilascio delle licenze in questione il Questore non potrebbe attribuire rilievo alle ‘distanze minime’, come si desumerebbe dalla circolare del Ministero dell’Interno del 27 gennaio 2015, che ha richiamato il principio della ‘distinzione di competenze’ tra quelle statali e quelle comunali;

– la circolare del 19 marzo 2018 sarebbe contraddittoria rispetto a quella del 27 gennaio 2015, sulla competenza del Questore nel constatare la violazione della distanza minima, non potendo neppure rilevare l’intesa raggiunta in sede di Conferenza Unificata il 7 settembre 2017, che non avrebbe alcuna portata normativa.

Con il secondo motivo, è lamentata la presenza di profili di eccesso di potere per travisamento dei fatti e la violazione della circolare ministeriale del 19 marzo 2018, poiché essa non si applicherebbe alle ‘attività già esistenti e legittimamente operanti’ e agli ‘aggiornamenti di titoli già esistenti’.

4. Ritiene il Collegio che le censure così sintetizzare si possano esaminare congiuntamente, perché connesse tra loro.

Esse risultano infondate e vanno respinte.

Vanno richiamati i seguenti principi, enunciati in materia dal Consiglio di Stato (con la sentenza della Sez. III, 27 luglio 2018, n. 4604).

Ai fini del rilascio della licenza ex art. 88 del t.u.p.s., la Questura deve verificare la sussistenza di tutti i requisiti, non solo di quelli richiesti dalla legislazione di pubblica sicurezza, ma anche di quelli sul rispetto delle normative, regionali o comunali, in materia di distanze minime delle attività commerciali dai luoghi ‘sensibili’, cioè da tutti i luoghi (inclusi gli istituti scolastici) nei quali si presume la presenza di soggetti appartenenti alle categorie più vulnerabili rispetto alla tentazione del gioco d’azzardo ed all’illusione di poter conseguire attraverso di esso facili guadagni.

La normativa in materia – volta anche a contenere le ipotesi di ‘povertà derivanti da propri comportamenti’ – mira alla tutela della salute dei soggetti maggiormente esposti e a possibili fenomeni di devianza criminale, potenzialmente coinvolgenti sia le realtà familiari di riferimento sia lo stesso ordine pubblico.

Ciò si desume anche dall’art. 1, comma 936, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, che ha attribuito alla Conferenza Unificata (di cui all’articolo 8 del decreto legislativo n. 281 del 1997) il potere di definire le caratteristiche dei punti di vendita ove si raccoglie il gioco pubblico, “per garantire livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età”.

Da tale normativa, si desume che la localizzazione dei punti di raccolta del gioco è una materia che attiene, contestualmente, alla tutela della salute e dell’ordine pubblico e che entrambe le tutele sono espressamente richiamate nell’ottica della prevenzione dal rischio di accesso al gioco da parte dei soggetti più vulnerabili, quali i minori di età.

Del resto, rilevano i principi di legalità e di semplificazione, affermati in giurisprudenza e nella legislazione di settore.

Quanto al principio di legalità, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 8 del 1988, ha chiarito che una autorità amministrativa non può effettuare valutazioni discrezionali per il rilascio di un titolo abilitativo, quando vi è una ragione oggettivamente ostativa all’effettuazione della relativa attività, sia pure rimessa alla valutazione di un’altra autorità.

Quanto al principio di semplificazione, proprio in tema di esercizio del potere previsto dall’art. 88 del t.u.p.s. il decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222, ha previsto che il Questore debba provvedere sulle istanze senza obblighi ulteriori per la parte istante di munirsi di ulteriori atti di assenso (fatta eccezione per il rispetto delle misure antincendio).

Da ciò si desume che il Questore è tenuto, per il rilascio dell’autorizzazione, a verificare la sussistenza di tutti i requisiti, non soltanto di quelli stabiliti dalla legislazione di polizia (pur se siano esercitabili poteri valutativi discrezionali), ma anche di quelli previsti dalle ulteriori fonti normative, tra le quali ha rilievo proprio la normativa sul rispetto delle distanze minime dai luoghi sensibili.

Del resto, in concreto è accaduto che il Questore ha acquisito la nota comunale che segnalava proprio la violazione della normativa sulla distanza minima, in coerenza con le disposizioni del decreto legislativo n. 222 del 2016 sulla unicità del procedimento.

Quanto alle circolari ministeriali richiamate dalla ricorrente, si deve rilevare che quella del 19 marzo 2018 ha puntualmente tenuto conto delle novità legislative sopra evidenziate, sicché vanno respinte tutte le residue censure proposte col primo motivo.

Risultano infondate e vanno respinte anche le doglianze di cui al secondo motivo.

Contrariamente a quanto dedotto dalla ricorrente, quanto meno in applicazione della normativa sopra richiamata il Questore deve respingere le istanze che siano state presentate ai sensi dell’art. 88 del t.u.p.s., aventi per oggetto lo svolgimento delle attività in questione in violazione delle regole sulle distanze minime dai ‘luoghi sensibili’.

Tra tali istanze rientrano anche quelle di voltura, il cui esame implica che – in assenza di una diversa disposizione di legge – vanno esercitati i riscontri sulla sussistenza di tutti i requisiti soggettivi ed oggettivi.

5. Per le ragioni che precedono, il ricorso va respinto, perché infondato.

Quanto alle spese, esse seguono la soccombenza e sono liquidate nel dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso n. 1378 del 2018, come in epigrafe proposto, lo respinge”.

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